L’IRONIA AMARA DI CHI HA DECISO DI NON ARRENDERSI
di ANTONIA DEL SAMBRO
A volte succede che nel difficile mestiere di vivere si navighi a vista in un personale cimitero di sconfitte e se si fa il poliziotto succede che oltre ai fallimenti, quel cimitero è pure disseminato di lapidi di colpe.
Rudi Carrera ne sa qualcosa e ha la tristezza e il disincanto giusti per continuare a vivere la sua vita di sbirro amaramente divertito e quasi sconfitto eppure ancora determinato e forte da decidere di non arrendersi alle brutture esistenziali, in special modo a quelle inevitabili.
Almeno non ancora.
E così quando indolentemente e a malincuore si approccia a un nuovo caso in cui a essere coinvolta è una persona molto vicina a lui, ha l’istinto e la lucidità appropriati per affrontarlo, nonostante a ogni passo sembri che il baratro sia nuovamente pronto a inghiottirlo e che i misteri e i segreti e la melma con cui si trova a fare i conti scorrano sotto Milano alla stregua di un sistema cardiocircolatorio sul quale è complicatissimo intervenire perché altrimenti…si muore.
L’incredibile meraviglia di Uomini a pezzi è tutta qui, in un noir essenziale scritto in maniera lucida e senza fronzoli dove l’indagine è un pretesto riuscitissimo per sbattere in faccia al lettore la crudezza di una società malata e dalla doppia faccia dove il difficile mestiere di vivere consta proprio nella capacità di schivare da uomini, famelici topi in una Milano tutta bongiorniana e superbamente lontana dalle riviste patinate.
A essere a pezzi, pertanto, (e manco a dirlo) sono i giusti e i retti, o quantomeno le persone comuni che, nonostante tutto, trovano la forza di combattere e di rincollarsi un pezzettino dopo l’altro, nonostante l’odio e la crudeltà che sembrano ammantarli come smog velenoso di polveri sottili. E attenzione, questi uomini non sono eroi, perché a Bongiorni gli eroi paiono non piacere nemmeno così tanto. No. Tutti i personaggi di questo noir sono esseri umani fragili e fallaci, in primis il deus ex machina di tutta la storia, quel Carrera dall’ironia amara e scura, sbirro di strada che cerca di darsi un tono da investigatore e che nobilita e eleva questo romanzo a noir purissimo e a qualcosa che ricorda in qualche modo i lavori più riusciti di Crais e Leonard (anche se l’ironia di Bongiorni è ancora più audace e frastornante e quindi più efficace).
Circa a metà romanzo mi è poi accaduta una cosa del tutto inaspettata, ho iniziato a leggere Uomini a pezzi con rabbia e a un ritmo sostenutissimo, quasi in una sorta di transfert tra me e il personaggio principale.
Naturalmente la colpa è di Bongiorni, del suo stile essenziale e audace e del suo ritmo da grade narratore che mi ha fatto terminare il libro in due sere.
Conosco Alessandro da tempo e so che dovrò attendere parecchio per poter rileggere di Rudi Carrera perché lui non è un autore da catena di montaggio, cosa che lo rende apprezzabilissimo…ma insomma…io intanto come fo con la mia dipendenza da lettrice bongiorniana?
TRAMA
Il vicecommissario Rudi Carrera ha perso tutto: la compagna, il suo più caro amico e tante anime fragili che lui non ha saputo proteggere. L’ultima, in ordine di tempo, è un’informatrice di nome Teresa, una ragazza madre con un passato di droga e il sogno di diventare musicista, stroncata da un’overdose proprio la notte in cui Carrera era troppo distratto per rispondere alla sua richiesta di aiuto. Distrutto dal senso di colpa, Rudi si getta anima e corpo nel mondo ambiguo della scena trapper, che Teresa stava spiando per lui, ma presto le indagini si trasformano in qualcos’altro: nel cimitero di Lambrate, periferia di Milano, viene ritrovato il cadavere di un giovane immigrato, probabilmente clandestino, e l’autopsia rivela che prima di morire gli sono stati espiantati i reni e il fegato con una tecnica da chirurgo professionista. In un universo costellato di personaggi sull’orlo del baratro, dove la giustizia, la violenza e l’etica assumono contorni sfocati, Rudi cerca la verità, rendendosi presto conto di essere inciampato in un angolo buio del mondo: quello di chi, per disperazione, per sopravvivere alle lunghe liste d’attesa, è disposto anche a comprare organi al mercato nero…