Intervista a Mara Fortuna
L’ARTE E’ NUTRIMENTO ESSENZIALE DELLA VITA
di ANTONIA DEL SAMBRO
Mara Fortuna è una delle penne più intense e sensibili del nostro panorama letterario. Candidata al Premio Strega 2026 con il suo romanzo La Canaria pubblicato da Les Flaneurs edizioni, in questa nostra intervista ci parla di Napoli, dell’arte come moltiplicatore di vita, di legami familiari e della sua profonda emozione che l’accompagna in questo periodo così intenso e proficuo della sua vita.

Mara benvenuta sul nostro blog e complimenti per la segnalazione al Premio Strega 2026. Il tuo romanzo contiene una meraviglia e un incanto che si erano un pochino persi negli ultimi anni e nelle ultime pubblicazioni al femminile. Si respira un tempo antico e pure non così lontanissimo che cattura chi legge fin dalla prima pagina e fa riflettere come non mai. Da dove hai preso l’ispirazione per questa storia e quanto ha contribuito la tua città in tutto questo?
L’ispirazione viene dalla ferita subita da Napoli negli anni delle “mani sulla città”, in particolare dalla collina di Posillipo, dove vivo. Quindi la mia città ha contribuito in maniera diretta e fondamentale alla nascita di questo libro. La guerra l’aveva sfregiata con i bombardamenti degli alleati e con le violenze dei nazifascisti, ma in molte zone la ricostruzione ne ha trasformato il volto senza rispetto per la sua storia e per la natura dei luoghi. Gli anni del dopoguerra, nonostante le tante positività, sono quelli che hanno segnato la fine della città che c’era prima, quella in cui venivano da tutta Europa per la musica e l’arte, dove è nato e si è sviluppato il cinema. È un tipo di ferita che mi abita da sempre e che ha un respiro più allargato, non riguarda solo la storia della mia città: l’idea di questo splendore velato di malinconia per la consapevolezza della fine è sicuramente generativa di molto di quello che scrivo. Poi i personaggi, l’ambientazione storica sono molto legati al mio vissuto personale e familiare.
Quanto è stato difficile scrivere di rapporti familiari complicati e insieme di legami indissolubili e profondi?
È difficile, naturalmente, e anche molto stimolante. Siamo molto più abituati a leggere storie in cui il confine tra buoni e cattivi è netto, magari il buono può commettere qualche errore che poi viene facilmente perdonato. Ma quello di cui volevo scrivere era proprio il chiaroscuro che c’è nelle relazioni, il male grande che può venire da errori relativamente piccoli come trascuratezza, sottovalutazione, o conformismo, o addirittura dal desiderio di far bene. Pensiamo solo alla madre che vuole per le figlie una buona sistemazione matrimoniale perché la ritiene la cosa migliore possibile e non si accorge del male che fa. Una cosa cui tutti andiamo soggetti e che genera mostri spesso senza che ce ne rendiamo conto.
L’arte come anelito di vita non realizzato. Un tema potente in tutto il tuo romanzo e ricorrente anche in questo nostro presente. Cosa è l’arte per te e quanto ti sostiene nella tua scrittura?
L’arte è un moltiplicatore, moltiplica la vita, la estende ed è nutrimento essenziale. Per chi ha una sensibilità artistica essere costretti in binari stretti, impossibilitati a comunicare con gli altri, significa vivere un dolorosissimo esilio, come l’indimenticata sorella di Shakespeare di Virginia Woolf che finisce per suicidarsi per disperazione. Io credo che tutti noi abbiamo quello che chiamiamo creatività, indipendentemente dal livello espressivo che riusciamo a raggiungere, e che questo piccolo fuoco va lasciato ardere e va alimentato perché è fonte di vita.
Se dovessi far ritornare un solo personaggio di La Canaria in uno dei tuoi futuri scritti, anche solo per un cammeo, chi faresti ritornare e perché?
Mi viene subito in mente Ida, perché è quella che ho sentito più vicina durante tutta la scrittura, la sua delicatezza, gli impacci, l’empatia e anche la visionarietà. Insieme a Amedeo è lei la vera artista. Anche Eleonora, però, è un personaggio che mi è molto caro. Ha un ruolo secondario, ma è una donna indomita, una popolana che lotta per la libertà e paga prezzi altissimi per questo. Canta per vivere, non pensa all’arte, ma la vive comunque. E poi c’è Immacolatella, la bambina fantasma che regala a Ida le melodie, quello è davvero un personaggio per me incredibile, misterioso e ambiguo.
Il tuo romanzo è candidato a uno dei premi letterari più prestigiosi di sempre, quanto ti ha emozionata il sostegno che hai ricevuto da chi ti ha segnalata, dal tuo editore e dai tuoi lettori e come ci sente a vedersela con una rosa di autrici e autori tutti bravi quanto te?
Tantissimo davvero, com’è naturale. È stata una cosa inaspettata quindi ho avuto proprio un tuffo al cuore, io l’ho saputo pochi giorni prima che uscisse il primo elenco. È una grandissima gioia sapere che il tuo lavoro di scrittura, che è durissimo se lo prendi sul serio, arriva agli altri ed è così convincente da presentarlo a un premio tanto prestigioso. E ritrovarsi accanto ai nomi delle scrittrici e degli scrittori più bravi del nostro paese è una grandissima ricompensa!
Il direttore e la redazione ringraziano Mara Fortuna per averci concesso questa intervista