UN CONTENITORE MOLTO VARIEGATO
di MARIO TOCCI
C’è la dimensione rurale delle Marche degli anni Settanta, con la semplicità dei personaggi di quelle campagne; taluni avvitati monotonamente su sé stessi e talaltri desiderosi di evolversi e afferrare al volo le occasioni di sviluppo man mano sopraggiungenti.
Vi sono le accurate descrizioni dei paesaggi marchigiani, via via affastellantisi sulla scena della narrazione.
Non mancano, anzi sono alquanto numerosi e frequenti, intricati misteri; le cui risolutive chiavi vengono abilmente disseminate a notevole distanza dalle fonti spazio-temporali d’insorgenza (così da infiammare la curiosità di chi legge) e risultano, pertanto, sovente diametralmente opposte a quelle ictu oculi immaginabili.
Le forti reazioni emotive suscitate, unitamente all’ansia frammista al vero e proprio terrore dell’inaspettato scorrere dell’articolata e ben costruita trama, lo rendono perfettamente ascrivibile al genere del thriller.
Vieppiù, un manifesto della “marchigianità”, se così è consentito di affermare.
Le digressioni vernacolari consolidano e dissaldano un’ambientazione tanto fortemente identitaria quanto amabilmente gradevole (siccome originale).
Finale sconvolgente; nondimeno, esso instilla davvero la voglia di rileggere da capo, rigo per rigo, pagina per pagina, onde “unire i puntini” dello story-telling, che sembravano abbastanza imperscrutabili salvo poi rischiararsi mirabilmente – in un attimo – proprio alla conclusione.
L’esigenza di emancipazione, l’amore libero da pregiudizi, la voglia di impegnarsi in politica per costruire un mondo migliore ne sono altresì temi “guida”
Apprezzabili le caratterizzazioni sentimentali: tutte intense e in grado di lasciare il segno.
Consigliabile, insomma!
MUSICA CONSIGLIATA
“Samarcanda” di Roberto Vecchioni è particolarmente efficace per accompagnare la lettura. Il brano, infatti, costruisce in modo angosciosamente piacevole un’atmosfera sospesa e inquieta, dominata fatalisticamente dalla tematica dell’imprescindibile ineluttabilità del destino, a fortiori se infausto. Il tono lirico e fiabesco è compatibile con le sonorità peculiari dell’ambientazione rurale. Le parole, scelte non a caso, rafforzano altresì l’impianto emotivo e simbolico della narrazione.
CIBO SUGGERITO
Le Marche sono ricche di tradizioni gastronomiche. Accodiamovici, dunque, e immaginiamo di nutrire il corpo, durante la lettura, col frustingo. Dolce popolare natalizio, di antiche origini e sapore alquanto intenso. Trattasi di un cibo “di risulta”, attraverso cui si recuperavano vari avanzi. È, infatti, un pane raffermo, ammorbidito in un brodo di fichi secchi e mosto cotto (con l’aggiunta dell’olio d’oliva) e arricchito da noci, mandorle, uvetta nonché talvolta da spezie (come cannella o chiodi di garofano) e cacao.
VINO INDICATO
Al frustingo si può abbinare un calice di Vernaccia di Serrapetrona DOCG, vino spumante marchigiano dal colore rubino, ricavato prevalentemente dal vitigno “Vernaccia nera” e minoritariamente da altri vitigni a bacca rossa. Al profumo rievoca la frutta rossa matura, con sfumature di marmellata e di fiori appassiti. Il gusto è intenso, risultando controbilanciato da un retrogusto amarognolo e stuzzicante.
TRAMA
Marche, anni ’70. Danilo vede la sua esistenza frantumarsi dopo un incontro fatale con Viola. Da ambizioso e risoluto ragazzo a principale sospettato per un brutale omicidio, il protagonista è additato e braccato da un’intera comunità. Una relazione segreta e un’ombra inquietante innescano la storia, mentre figure ambigue intrecciano una rete di inganni e tradimenti. Costretto a una disperata fuga, Danilo affronta l’ostilità persino dei suoi familiari. La narrazione, cruda e incalzante, con l’uso del linguaggio popolare e l’aggiunta di parti dialettali, si dipana tra intrighi e rivelazioni che non smettono di stupire. Chi muove davvero i fili in questo gioco di ombre? Chi mente, chi tradisce, «chi uccide» in questo dramma rurale intriso di passioni e violenza inaspettata?