Intervista a William Raineri
LA SFIDA PIU’ DIFFICILE DEL MIO NUOVO ROMANZO? TROVARE UNA VERITA’ EMOTIVA
di IRENE TORRE

William Raineri torna con “Nuovi giochi per un vecchio cane”, riportando in scena Benito Pietra, detto Olmo: ex ufficiale alpino ed ex comandante partigiano che si è reinventato investigatore, e soprattutto uomo che continua a fare i conti con i propri errori, alla ricerca di un equilibrio. In questo nuovo caso, tra intrighi aziendali e verità che si incrinano, prende forma un protagonista sempre più vulnerabile e, proprio per questo, vicino al lettore.
William, benvenuto su La Bottega del Giallo. Leggendo la tua ultima fatica letteraria scopriamo che il personaggio di Olmo, del tuo primo romanzo, è diventato investigatore quasi per necessità. Quanto è cambiato questo personaggio rispetto alla sua prima apparizione in “Chi porta le ombre”, e in che direzione sta andando?
Stando al proverbio: non si possono insegnare giochi nuovi a un vecchio cane, come a dire che non si cambia. Ma Olmo ha capito che per essere preso sul serio deve avere un ruolo sociale accettabile. La vera evoluzione è aver accettato una contraddizione: non crede veramente nella giustizia ma la usa come strumento per ottenere vendetta. Infatti ha aperto un’agenzia di investigazioni, che il suo socio gli rinfaccia essere una copertura. Ha 32 anni e inevitabilmente sta crescendo, deve fare i conti con le responsabilità e combatte in ogni modo per non lasciarsi sopraffare.
Il paese di Mugno, come si legge nella postfazione, è immaginario. L’atmosfera del romanzo è però estremamente credibile e radicata nel dopoguerra italiano. Da quali riferimenti storici o immaginari sei partito per costruirla?
Sono attratto da quel periodo da sempre. Negli anni ho raccolto un bagaglio importante di immagini e sensazioni, guardando film e leggendo letteratura con un’attenzione particolare più che alla trama o allo stile, allo sfondo. Ciò che c’è dietro. Analizzare le scenografie su cui si muovono le persone mi ha aiutato a costruire mentalmente un luogo immaginario credibile, in cui riesco a muovermi con una certa disinvoltura. Ma la ricerca più importante è stata individuare una verità emotiva: capire cosa significa avere fame di futuro. In questo mi hanno aiutato particolarmente le centinaia di riviste dell’epoca comprate nei mercatini, nelle quali ho trovato un giornalismo letterario affascinante e le pubblicità. le pubblicità sono una sintesi utilissima se la si sa leggere, un concentrato di informazioni sugli usi e costumi, sul linguaggio, le aspettative, i sogni.
Nel romanzo emergono dinamiche legate al mondo industriale, tra potere, interessi e la presenza di una figura femminile in un ruolo tutt’altro che convenzionale per l’epoca. Quanto ti interessava raccontare anche questo lato dell’Italia del dopoguerra attraverso l’indagine di Olmo?
Ammetto che l’industria mi piace. Sarà deformazione professionale. Volevo vederla calata in quel periodo, me la sono immaginata sporca, lugubre, rumorosa come doveva essere allora. così come allora era un luogo violento e pericoloso, perfetto per immaginare un omicidio. la parte degli uffici, cioè dove si gestisce l’impresa ha per me quel sapore strano di ordine sporco. Cioè un ordine formale e matematico ma con odore di ferro e ruggine.
Nel romanzo compare Melchiorre, un cane randagio che finisce per diventare una presenza importante nella storia. Da dove nasce questo personaggio e pensi che tornerà anche nelle prossime avventure?
Amo tutti gli animali. Nel romanzo c’è anche una lucertola, un ragno e una merla. ma il cane ha quell’intelligenza che sa stupire che volevo usare per alleggerire dei momenti e per trasformare l’orrore della violenza in forza della disperazione. Se nel prossimo romanzo ci sarà Melchiorre dipende da lui. Io spero che avrà voglia di rincontrarmi. Per l’occasione dovrò portarmi una bella bistecca.
Il direttore e la redazione ringraziano William Raineri per la sua disponibilità