Il mio più grande maestro? Sergio Altieri
La sua carriera di scrittrice inizia nel 2012 con L’inganno della seduzione. Nel 2015 con Bambole Gemelle entra nella collana digitale ZoomFiltri di Feltrinelli. La memoria dei corpi è il secondo romanzo pubblicato con la casa editrice Mondadori. E’ sempre un piacere chiacchierare con lei, ecco la nostra intervista a Marina Di Guardo.
Come ho scritto nella recensione, l’atmosfera del suo romanzo mi ricorda quella del thriller di Pupi Avati “La casa dalle finestre che ridono”; anche se nel caso del film ci troviamo nelle Valli di Comacchio, mentre nel suo libro siamo tra i Colli Piacentini. A suo avviso, come mai luoghi apparentemente idilliaci possono ispirare trame così sinistre?
Mi piace molto tratteggiare storie dure, a tinte fosche, collocandole in aperto contrasto in luoghi suggestivi. Ho cominciato a ideare la trama de La memoria dei corpi proprio durante una passeggiata sulle colline del piacentino, zona in cui è ambientato il romanzo. Avevo notato una villa circondata da un parco fittissimo, nonostante fosse isolata e in una bellissima posizione panoramica. Mi sono domandata perché il proprietario avesse sentito l’esigenza di rinunciare a un tale paesaggio in favore di una privacy totale. Ho iniziato a pensare a un potenziale personaggio: solitario, deluso, prigioniero di un isolamento auto imposto. Così è nato Giorgio Saveri.
Nel suo romanzo ci sono un luogo e due “comparse” reali: la piccola gioielleria storica in via Solferino a Milano e i suoi proprietari. Ha utilizzato altri luoghi e personaggi realmente esistenti?
Tutti i paesaggi descritti esistono realmente. Un luogo che ha particolarmente colpito la sensibilità dei miei lettori è stata la collina di narcisi selvatici dove Giorgio e Giulia passeggiano durante il loro primo incontro. Esiste davvero e durante il periodo della fioritura appare come una visione quasi soprannaturale. Così pure la chiesetta di Brugnello, arroccata su uno sperone di roccia a strapiombo sul fiume Trebbia: uno scorcio spettacolare che ho voluto inserire anche nel booktrailer che ho realizzato insieme a Luca Catullo, un videomaker molto talentuoso. Per ció che riguarda i miei protagonisti, non mi ispiro mai a qualcuno in particolare, ma piuttosto a caratteristiche caratteriali che ho osservato e assemblato in un’unico personaggio.
Se il suo romanzo divenisse un film e potesse scegliere gli attori, chi vorrebbe nei panni dei protagonisti?
Mi piacerebbe Jude Law nei panni di Giorgio e Jennifer Lawrence in quelli di Giulia. Per Marta vedrei bene Amy Adams e per Agnese Helen Mirren.
È difficile capire “chi è vittima di chi” in questo thriller. Le persone irrisolte esercitano spesso molto fascino; secondo lei essere attratti da un soggetto complicato, o addirittura disturbato, è segno di debolezza o di forza?
Io credo che sia sintomo di complessità, desiderio di non accontentarsi di un essere umano con poche sfaccettature. Sinonimo di forza, ma anche segno di sofferenza. Infatti, non a caso, Giorgio e Giulia sono individui segnati da un danno profondo. E, come se avessero un marchio inconfondibile, si riconoscono e sono vicendevolmente attratti.
Cosa significa per lei scrivere gialli? È il suo genere preferito anche come lettrice?
I miei primi due romanzi erano drammi relazionali. Il secondo aveva un sorprendente finale noir che è piaciuto moltissimo. Sono stata incoraggiata a imboccare questo orientamento letterario e sono felice di questa scelta perché è il mio genere preferito. Ho dedicato La memoria dei corpi a un mio caro amico scomparso due anni fa, Sergio Altieri. Uno scrittore, sceneggiatore, traduttore semplicemente geniale. Sergio ha creduto in me e mi ha insegnato moltissimo. Ho imparato da lui più che da mille scuole di scrittura.
I suoi progetti?
Tante presentazioni in tutta Italia per promuovere La memoria dei corpi e un nuovo romanzo.
Grazie a Marina per il tempo concessoci, e vi ricordiamo il link della nostra recensione: La memoria dei corpi.
