LE ESPLOSIONI CHE PIACCIONO A NOI
di MANUEL FIGLIOLINI
Vi è mai capitato di chiudere un romanzo e all’interno di voi una miriade di emozioni sono esplose? A me non capita spesso, e non dipende dall’autore (a parte con Simenon) ma dipende dalle storie e da come vengono raccontate. Questa volta l’esplosione mi è stata data da Paola Barbato che con “La torre d’avorio” mi è esplosa dentro.
Mi è esplosa dentro durante la narrazione. A tal punto che mi sono domandato come può una scrittrice della caratura della Barbato non essere 1° in classifica per le vendite, come i suoi colleghi uomini (Carrisi o Dicker), lei che del thriller conosce le regole e le sue storie squarciano come coltelli affilati.
Ma la vera grande esplosione è arrivata quando ho chiuso il romanzo, quando quel finale inatteso mi ha portato all’apice del dolore per poi lasciarmi con il respiro trattenuto come in preda ad una crisi di panico.
Paola Barbato ha incaricato Mara Paladini (la protagonista de “La torre d’avorio”) di portarmi con lei in giro in questo thriller psicologico on the road. Fatto di luoghi e persone, fatto di donne e “diversità”. Un romanzo che sin dal titolo ci mette in una condizione di alterità, come se l’autrice volesse introdurci a qualcosa che non rientra nella nostra realtà, perché alla fine la torre d’avorio non è quella che costruisce la sua protagonista, ma è quella in cui noi viviamo la nostra quotidianità. Una torre che noi arrediamo con tutti i nostri preconcetti, che abitiamo con tutte le sue contraddizioni, che ci imprigiona piacevolmente in una normalità nauseante.
Il perché Mara Paladini sia rinchiusa in quella torre ci viene spiegato ed è lì perché è giusto che sia così. Ha commesso un reato spietato, e qui Paola Barbato passa la palla alla società. Scontata la pena, Mara e le altre, chi sono ai nostri occhi? Agli occhi delle persone che le stanno intorno? Persone perse, anime vuote.
E qui la scrittrice ci regala il ritratto di 5 donne, Mara, Moira, Fiamma, Maria Grazia e Beatrice, che stanno scontando la pena più grande, essere emarginate dalla società. Circondate da uomini che le hanno amate e forse le amano ancora, ma vittime di un finto perdono che fondamentalmente non arriva mai... anche se l’apparenza è diversa.
Tutti si portano dietro il bagaglio pesante del passato, tranne Anand, forse anche lui emarginato che non conosce il passato di Mara e la veda come una persona bianca, da colorare con tutta la comprensione che lo caratterizza.
Non è un romanzo femminista e nemmeno una storia “al femminile”, è un romanzo sull’umanità che si scontra, confronta e che deve fare un cammino di contemporaneità insieme. Un romanzo che ci pone davanti alla “diversità” e se la diversità è ricchezza, fatevi arricchire da questa esplosione offerta da Paola Barbato.
TRAMA
Mara Paladini ci sta provando da tredici anni, dopo aver scontato una pena in una struttura psichiatrico-giudiziaria per il tentato omicidio del marito e dei due figli. Il nome di quella donna, affetta dalla sindrome di Münchhausen per procura – una patologia che porta a far ammalare le persone che si amano per poi curarle e prendersi il merito della loro guarigione – era Mariele Pirovano, ma quel nome Mara lo deve dimenticare, perché quella persona non esiste più. Almeno questo è ciò di cui tutti vogliono convincerla. Lei però non ci crede e nella sua nuova vita in una grande città, a centinaia di chilometri dal proprio passato, ha costruito una quotidianità che la tiene lontano dal mondo, che le impedisce di nuocere ancora: non esce quasi mai e della casa procurata dai servizi sociali ha fatto una prigione di scatoloni e memorie, dove seppellire per sempre Mariele. Un giorno però nella sua torre d’avorio si apre una breccia. Comincia tutto con una piccola macchia di umidità sul soffitto, che la costringe ad andare al piano di sopra per avvertire il vicino. Potrebbe essere cosa da nulla, invece la scena che le si presenta è un uomo morto, con i segni dell’avvelenamento sul corpo. Mara potrebbe non riconoscerli, quei segni; Mariele invece non ha dubbi, perché così ha quasi ucciso le tre persone che amava di più. Ora Mara sa che è stato tutto inutile, che il suo passato l’ha riagguantata: ora Mara sa che l’unica possibilità è la fuga, da chi vorrà incolparla di quell’omicidio e da chi invece lo ha commesso per incastrarla.