Paura non abbiamo

Paura non abbiamo

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Published: 12/05/2026

Format: brossura

ISBN: 9788806273934

LINGUE TAGLIENTI IN CERVELLI FINI. CE NE FOSSERO DI PIU’

di BARBARA MONTEVERDI

Lavoro impeccabile e necessario (ancora oggi, soprattutto oggi) di Serena Dandini, coadiuvata da Michela Ponzani che ha fatto una capillare ricerca storica e firmato la prefazione.

Le donne che si sono spese per creare la nostra Repubblica sono raccontate con affetto, stima, riconoscenza e commozione, sia quelle che sono entrate in Parlamento dopo la guerra, che quelle (5 presenze femminili su 75. Gli altri 70? Tutti uomini, naturalmente) che hanno preso parte alla Costituente; ma vengono ricordate anche quelle come Miriam Mafai che dopo aver partecipato alla Resistenza non hanno fatto parte del gotha politico, continuando a lavorare come giornaliste, scrittrici, artiste, insegnanti, scienziate per noi e con noi, figlie di un’altra epoca, decisamente più facile da vivere grazie a loro.

Cominciamo? Sì, cominciamo con Angela Maria Guidi Cingolani, democristiana, intellettuale dall’aria materna, che conclude il suo primo discorso alla Consulta (non c’era ancora il Parlamento come lo conosciamo noi), rivolgendosi a un’assemblea principalmente maschile e maschilista:

“Non si tema, per questo nostro intervento, quasi un ritorno a un rinnovato matriarcato, seppur mai è esistito! Abbiamo troppo fiuto politico per aspirare a ciò; peggio di quel che nel passato hanno saputo fare gli uomini noi certo non riusciremo mai a fare!”

Prendi, incarta e porta a casa, si diceva ai miei tempi.

I maschi fremevano, sentivano che il rassicurante patriarcato stava sfuggendogli di mano: le donne non sarebbero facilmente tornate con mitezza al focolare per accudire mariti e figli. Ohibò.

E parliamo anche di Angelina (Lina) Merlin, passata alla storia per la sua lotta decennale per l’eliminazione delle case chiuse. In realtà, personalmente ritengo più importante sottolineare gli altri aspetti della prostituzione che Merlin è riuscita a sanare; lo Stato, oltre a lucrare sul commercio dei corpi, obbligava le prostitute a dichiararsi tali anche nei documenti e quando queste povere donne tentavano di affrancarsi dalla loro condizione, venivano rispedite al paesello d’origine con un foglio di via: che si trovassero un’occupazione laggiù, dove immaginiamo bene come fossero accolte dai compaesani. Ma il peggio era che il marchio rosso del peccato ricadeva anche sui loro figli, che non avrebbero mai potuto aspirare a carriere pubbliche o, le femmine, a sposare un ufficiale di Stato.

Pagina dopo pagina, questo libro ci accompagna attraverso decenni di lotte e rivendicazioni, battaglie vinte e perse, sempre attuali, mai scontate e rivendicate allora come oggi da donne intelligenti, energiche ed entusiaste. Ce n’era un gran bisogno nel dopoguerra, ce n’è altrettanto bisogno oggi, orfane di Nilde Iotti, di Tina Anselmi, di Teresa Noce, di Rita Montagnana. Cosa possiamo dire? Ora e sempre, Resistenza.

TRAMA

Dei 556 deputati che all’indomani della guerra compongono l’Assemblea costituente – eletta da milioni di italiani e, per la prima volta, di italiane – soltanto 21 sono donne. Donne caparbie, intrepide e schiette, diversissime per origine, carattere e appartenenza politica, ma accomunate da una convinzione ostinata: la democrazia, senza la metà femminile del mondo, è una promessa scritta a matita. Sono figure straordinarie, spesso dimenticate, che hanno combattuto e versato sangue, guidato lotte operaie, fondato giornali e movimenti politici per ottenere diritti a lungo negati. Serena Dandini le riporta alla luce in un libro appassionato che coniuga impegno civile e ironia, lungo un percorso in cui accanto alle Madri costituenti sfilano attiviste instancabili, donne di spettacolo capaci di dar voce a desideri e ribellioni, nonché giudici e parlamentari che hanno trasformato le battaglie in leggi. Tutte loro hanno contribuito a incrinare abitudini e pregiudizi degli italiani, rendendo possibile il cambiamento culturale da cui è germogliata una rivoluzione lenta, faticosa, tuttora ostacolata, ma irreversibile.

 

 

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