MANDELLI NELLA TELA DEL RAGNO
di IRENE TORRE
Torno sempre volentieri ai romanzi con protagonista l’ispettore Mandelli. Non tanto per scoprire chi sia l’assassino, quanto per ritrovare lui e la sua squadra.
Mandelli non è l’investigatore geniale e distante alla Sherlock Holmes: osserva, ascolta, riflette e si affida molto all’empatia. Intorno a lui, oltre alla fantastica moglie Marisa (senza fare spoiler, ho amato la sua evoluzione negli ultimi capitoli), si muove una squadra che è molto più di un gruppo di colleghi. C’è fiducia, ironia, affetto e quella complicità che nasce solo dopo anni di lavoro condiviso. È uno degli aspetti che apprezzo di più di questa serie: l’indagine è corale, ma ogni personaggio mantiene una propria voce e continua a crescere libro dopo libro.
Anche Milano, come sempre, ha un ruolo importante. Non è un semplice sfondo, ma una presenza costante che prende forma attraverso le passeggiate di Mandelli. E uno degli omicidi, ambientato in un appartamento del Bosco Verticale, porta nella storia uno dei simboli della città contemporanea.
Pur restando un thriller classico, il romanzo guarda con attenzione al presente. Le vittime sono influencer, youtuber e personaggi legati al mondo digitale. Senza cadere nel moralismo, Cerone riflette sul rapporto tra visibilità, notorietà e costruzione dell’identità online, ma anche su un tema sempre più attuale: quanto l’intelligenza artificiale possa arrivare a sostituire l’essere umano.
L’antagonista, che si fa chiamare l’Aracnide, è probabilmente uno degli avversari più interessanti affrontati finora da Mandelli. Muove i fili con pazienza, costruendo una rete di depistaggi, collegamenti e continui cambi di prospettiva. Anche il nome che ha scelto richiama il cuore del romanzo: la rete del ragno, ma anche quella digitale da cui seleziona le sue vittime. L’indagine procede così per strati e, proprio quando sembra di aver trovato la chiave giusta, arriva un dettaglio che rimette tutto in discussione.
Alla fine della lettura ho avuto la stessa sensazione che mi accompagna ogni volta che chiudo un romanzo di Cerone: quella di salutare personaggi che ormai conosco bene e che non vedo l’ora di ritrovare nel libro successivo.
Consigliato a chi ama i thriller ben costruiti, con personaggi che crescono insieme alla serie, e a chi è curioso di vedere come temi come influencer, social network e intelligenza artificiale possano entrare in un’indagine senza sembrare un semplice pretesto narrativo.
TRAMA
In una Milano che si prepara all’autunno, un killer che i media hanno battezzato «il Regista» semina il panico uccidendo figure di spicco del mondo dei social, trasformando i suoi delitti in macabre performance pubblicate in rete. L’ultimo è avvenuto in una delle torri dell’iconico Bosco Verticale. Le vittime sono due attiviste e blogger conosciute da tutti, amate e detestate in ugual misura. La stampa impazzisce, la città trattiene il respiro, l’Unità di Analisi del Crimine Violento deve mobilitare tutte le proprie forze, affiancata questa volta dai servizi segreti, dato che i delitti sembrano collegati a un sedicente Movimento Anti Digitale con molte ramificazioni, anche ad alto livello. Le indagini sono appena cominciate la sera in cui il commissario Mario Mandelli, riflettendo sulla caducità della vita e l’incertezza del domani, si trova a passeggiare come d’abitudine tra i viali dei giardini di Porta Venezia. Un movimento improvviso, due spari, il buio. Chi è l’ombra che si muove tra i cespugli e si fa chiamare «l’Aracnide»?