ZILAHY CREA L’EVOLUZIONE DEL ROMANZO ARTE E CRIME
di ANTONIA DEL SAMBRO
Sono stata e sono tuttora una estimatrice assoluta de La forma del buio che ho sempre considerato il capolavoro di Mirko Zilahy e uno dei thriller più potenti di tutta la nostra narrativa di genere.
Il giardino delle ombre oltre ad avvicinarcisi parecchio segna definitivamente l’evoluzione del romanzo “arte e crimine” perché la cura stilistica unita alla ricerca storica e artistica autoriale ne fanno un thriller enormemente sofisticato e dove l’attenzione alla suspense non soffoca mai la capacità di Zilahy di creare immagini potenti.
L’autore appoggiandosi alla sua scrittura importante e al suo stile raffinato, come un novello Virgilio, guida mirabilmente il lettore in un passato artistico lontano per metterlo di fronte alla realtà del più oscuro dei presenti, perché proprio come Virgilio riesce a comprendere appieno le metafore più nascoste dentro un quadro di figure spurie, immorali e orrende.
Il quadro in questione è Il giardino delle Delizie dipinto dal pittore olandese Hieronymus Bosch e conservato nel museo del Prado. L’opera è considerata la più importante dell’intera produzione dell’artista e sarà per questo che lo stesso pittore ha voluto imprimerci sopra molto più della sua sola firma?
A scoprire cosa nasconde il dipinto è Tessa Vanetti, una restauratrice che lavora per il museo di Madrid.
Chi legge e conosce Mirko Zilahy sa che ama costruire trame complesse e che nulla nei suoi lavori letterari è lasciato al caso o inserito senza che abbia un fine ben preciso. E il personaggio di Tessa non fa eccezione.
Nemo Sperati è un visionario, conosce l’arte per ragioni personalissime e private, ma rimane un consulente con un talento per il tenebrismo. Miriam Tiberi è la poliziotta concreta e volitiva, la donna che detesta i compromessi e che si è temprata vivendo quasi tutta la sua esistenza in una non facile periferia.
Tessa Vanetti è un tecnico. È scevra da dinamiche di potere e lontanissima dalle schermaglie competitive di Nemo e Miriam. È lei l’elemento di amalgama del grande chef. È l’espressione in purezza del talento autoriale.
Il terzo elemento che raffina il secondo lavoro della serie e lo rende, se possibile, ancora più credibile e appassionante de La stanza delle ombre. Le dinamiche create dai tre personaggi raggiungono una tale perfezione di tensione che il lettore, a tratti, deve letteralmente riprendere fiato.
Zilahy dosa meravigliosamente simbolismo e azione, indagine e riflessione, tecnicismi e introspezione senza essere mai pedante e trasformando il tema della storia dell’arte in un argomento capace di imporsi anche in dinamiche investigative.
Eppoi c’è Roma.
La Roma di Zilahy. Quella già trattata in maniera personalissima e fascinosa in La forma del buio e che ritorna più prepotente e protagonista che mai in Il giardino delle ombre. La ciliegina sulla torta di un thriller imponente e che doveva essere esattamente di 280 pagine.
Né una di più, né una di meno.
Come sempre: effetto Zilahy.
TRAMA
Nel ventre del museo del Prado a Madrid, Tessa Vanetti, una giovane restauratrice specializzata nel Cinquecento olandese, sta ripulendo un’opera unica al mondo, il misterioso Trittico delle Delizie del pittore fiammingo Hieronymus Bosch. I suoi pannelli lignei rappresentano un’umanità vinta dal peccato, ibrida e deforme. Il lavoro procede spedito quando d’un tratto qualcosa la blocca: in corrispondenza di una delle figure più enigmatiche dell’opera – una lama tra due orecchie circondate da anime dannate – Tessa nota un’imperfezione. Un attimo dopo la pittura cede e sotto l’immagine dipinta da Bosch emerge un elemento inquietante. A Roma, nel parco della Caffarella, l’ispettrice capo Miriam Tiberi si trova di fronte a uno scenario grottesco: il corpo di un uomo con una bizzarra maschera animalesca viene rinvenuto nella vasca di una piccola fattoria. Quando la foto della vittima compare sulla stampa, nella squadra d’indagine entra Nemo Sperati, docente delle Belle Arti e consulente della polizia per casi “speciali”. L’unico in grado di sintonizzarsi con la scena del crimine e svelare simboli celati nell’opera dell’assassino. Sulle tracce di un mistero antico cinque secoli, Miriam, Nemo e Tessa dovranno fare i conti con un killer che sta usando Roma come sfondo per le sue installazioni mortali. Per ritrovarsi di fronte alla più assurda delle domande: Hieronymus Bosch ha nascosto un oscuro messaggio tra le ombre del Giardino delle Delizie?