VIVERE, VIVERE, FORTISSIMAMENTE VIVERE
di BARBARA MONTEVERDI
Alzarsi all’alba non è solo una fatica. È anche una fatica, ma è soprattutto una preghiera laica, un credere nel proprio ruolo, per modesto che sia.
Mario Calabresi ci racconta storie di giovani pescatori che caparbiamente si mettono in mare a ogni tramonto, per rientrare all’alba, e vanno a cercare, proprio a cercare, le acciughe che si spostano ogni volta più in là, alla ricerca di acque fresche mentre il cambiamento climatico fa bollire il mare; oppure a Bogliasco, in Liguria dove ha sempre passato le vacanze sin da bambino, e un egiziano è subentrato in una rosticceria.
Così ho scoperto che l’ha rilevata un egiziano, Tarek, che apre alle 6,30 di mattina e ha ricominciato a preparare tutte le specialità, dalle torte pasqualine a quelle di riso. Era raggiante per avercela fatta e con orgoglio mi ha detto che inizia alle 4 e che con lui lavorano delle ragazze liguri che lo aiutano a fare le cose secondo la tradizione.
Rispetto per se stessi e per gli altri, determinazione e voglia di fare; se ti alzi all’alba hai più ore per organizzarti, le giornate rendono di più e inoltre, come afferma Calabresi, l’alba è discreta, silenziosa e poco frequentata.” L’ideale per concentrarsi.
Seguendo il discorrere dell’autore, si imparano anche cose che, almeno per un milanese DOC, dovrebbero essere note e invece no: la palazzina Liberty, quella in cui sono nate tante opere teatrali di Dario Fo, era sorta nel 1911 come padiglione per il caffè-ristorante in cui si svolgevano all’alba gli affari del grande ortomercato posto proprio lì davanti. Quanti lo sapevano? Pochini, credo.
E, comunque, è proprio al nuovo, enorme, ortomercato che incontriamo Alberto Daniotti, specialista in erbe e fiori edibili con ritmi di lavoro da robot, il cui sogno è godersi l’alba in bicicletta in mezzo ai campi.
Ma alzarsi all’alba è anche quello che faceva il piccolo Hariri, oggi in forza alla Reggia di Venaria, per visitare Palmira assieme al nonno archeologo che ne era stato il ri-scopritore e che era morto da eroe, martirizzato nell’agosto 2015 da chi voleva veder cancellata anche la memoria di quel sito magico. Khaled Al Assaad, che il suo nome venga ricordato è proprio il minimo.
Ecco, alzarsi all’alba è sogno, fatica, determinazione, estremo sacrificio, felicità. Sono le mille sfaccettature della vita, dolce-amara, a volte amarissima o addirittura intollerabile, ma sempre con una piega poetica. A saperla guardare con la luce giusta del primo mattino.
TRAMA
Viviamo nel tempo della comodità, dove ogni cosa è studiata per sembrarci facile. Ci siamo illusi che ogni traguardo possa essere raggiunto con il minimo sforzo, che le scorciatoie siano vie preferenziali e la velocità un sinonimo di successo. Eppure, per milioni di persone la fatica non è solo una compagna di vita quotidiana, ma una cifra essenziale dell’esistenza, «figlia del senso del dovere, della responsabilità, dell’amore per la propria professione». È un giovane allenatore che insegna ai bambini la bellezza di essere tenaci, un marito che da venticinque anni si prende cura della moglie malata, un papà che corre le ultramaratone perché solo così ritrova la figlia che ha perduto, una donna che a 89 anni ogni mattina porta i fiori al marito e pulisce i bagni del cimitero perché tutti li trovino accoglienti e poi corre a infornare le focacce nel suo ristorante. E ancora, è un maestro di pianoforte che è salito nelle vigne del padre per non sprecare una vita di sacrifici, una restauratrice che coltiva la pazienza per salvare la bellezza, tutti coloro che fanno parte della pattuglia dell’alba che fa funzionare il mondo. «La fatica la devi adorare» ha detto Veronica, giovane atleta paralimpica, prima di sfidare la sabbia e l’acqua gelata del mare per allenarsi. Le sue parole, così audaci e controcorrente, sono state la scintilla che ha messo in moto questo libro.