Intervista a Nicolas Feuz
PRIMA DI SCRIVERE COSTRUISCO SEMPRE UNA SCENEGGIATURA PRECISA
di MANUEL FIGLIOLINI

Lo abbiamo conosciuto e amato con il suo primo romanzo pubblicato in Italia “Il filatelista” inaugurando per Baldini+Castoldi la collana thriller “I Lupi”. Quest’anno è tornato in libreria con “Le escluse”, e ha confermato la sua caratura di grande thrillerista. Lo abbiamo intervistato per voi.
Buongiorno sig. Feuz, abbiamo appena terminato la lettura del vostro romanzo: Le escluse. La prima domanda si riferisce proprio al titolo. Chi sono le escluse? E perché parlare di loro?
Le escluse (l’estradate letteralmente) sono donne detenute in un settore particolare della prigione di Lonay (unica prigione per donne nella Svizzera francofona). Tranne Coralie, sono tutte legate da una procedura di estradizione., sia che esse siano state estradate da un paese straniero verso la Svizzera, sia che siano state arrestate in Svizzera in attesa di un’estradizione verso un paese straniero. Volevo toccare questo aspetto particolare della procedura penale, insieme ad altre cose, nel romanzo.
Un romanzo con protagoniste le donne. Caratteri difficili da decifrare. Perché le ha scelte come protagoniste?
Tanja Stojkai (alias Alba Dervishaj) è un personaggio ricorrente dei miei romanzi, alcuni dei quali non ancora tradotti in italiano. Alla fine del mio precedente romanzo (Les Larmes du lagon), si fa arrestare nella Polinesia francese e estradare in Svizzera, dove lei è messa in arresto nella prigione di Lonay. E’ naturale che abbia scelto questo ambientazione tutta al femminile per il mio romanzo. Lavoro come procuratore nella vita vera, da 26 anni, e mi è successo spesso di rinchiudere delle donne in questa prigione, che ho avuto l’occasione di visitare due volte.
Nel romanzo c’è un’ombra, una figura quasi nascosta, gli uomini. Come ha scelto di farli rientrare nella trama?
Un altro personaggio ricorrente dei miei romanzi è il procuratore Norbert Jemsen (che agisce in coppia con la sua impiegata Flavie Keller). Ma anche, volevo parlare della violenza domestica, ma per una volta, dal lato meno frequente. Solitamente, le violenze domestiche sono commesse da uomini. Ma accade anche che le donne siano autrici di violenze, verso i loro coniugi o prendendo in ostaggio un figlio della coppia. E’ così che ho scelto d’inserire nel libro il ciondolo di Coralie: suo marito.
Alba, Pilar, Steva, etc … Sono le donne che dominano le regole del gioco, caratteri differenti, storie diverse. Quali tra tutte le protagoniste le ha dato più piacere e quale le ha dato più difficoltà nel disegnarla nel romanzo?
La storia di Alba è stata già sviluppata nei quattro romanzi precedenti a Le Escluse. Coralie è il pilastro centrale del libro. Ma avevo bisogno di altre 5 protagoniste femminili. Eccezione fatta per la guardiana Majo, avevo bisogno di quattro detenute al fianco di Alba e di Coralie. Non mi ci è voluto molto per inventare i loro caratteri, poiché le storie di Louise, Clem, Pilar e Steva si sono tutte e quattro ispirate a fatti realmente accaduti. Il personaggio che mi ha dato più soddisfazione scrivere è probabilmente quello di Steva, perché ho dovuto fare numerose ricerche sulla guerra dell’ex-Yugoslavia (non solo per questo romanzo, ma in generale, perché è un soggetto che m’interessa e che ho già affrontato in altri libri). Il personaggio che mi ha dato più problemi è sicuramente quello di Majo, perché c’era il rischio di cadere nella caricatura, ma era necessario per una ragione che non posso spiegare (rischio di spoiler).
Lei e Dicker siete i re della trama, almeno per me. Voi siete tutti e due svizzeri … Quale altra sorpresa ci nasconde questo piccolo stato al centro dell’Europa? E perché quest’onda, secondo lei?
E’ difficile rispondere a questa domanda, non sono sicuro di conoscere la risposta. Ma è vero che il thriller sta conoscendo un felice sviluppo nella Svizzera francofona da 4 o 5 anni a questa parte. E 3 autori si esportano bene, come Dicker evidentemente, ma anche Marc Voltenauer (non ancora tradotto in italiano, ma in altre lingue) e io.
Le sue trame (Il filatelista e Le escluse) sono veramente incredibili e geniali, come le costruisce?
L’ispirazione arriva da una parte dal mio lavoro di procuratore, ma anche dalla mia attrazione per il genere dall’età di 15 anni (letteratura, cinema e televisione). Prima di scrivere, costruisco sempre una sceneggiatura abbastanza precisa, come lo farebbe uno sceneggiatore per la televisione o per il cinema. Durante la costruzione della sceneggiatura, poi durante la scrittura (sono molto visivo), immagino ogni scena sullo schermo e anche i tagli tra ogni tableau del romanzo.
Lei ha cominciato a scrivere perché non aveva più niente da leggere … Durante la stesura dei suoi romanzi, lei legge? Se sì cosa?
Leggo solamente durante le vacanze, perché ho poco tempo a disposizione tra il mio lavoro di procuratore (al 70% da cinque anni) e la scrittura. E soprattutto, non leggo mai mentre scrivo, perché l’ho fatto una volta e mi sono reso conto che impattava nel mio stile. Avevo l’impressione che le frasi che scrivevo non venivano da me, ma dall’autore del romanzo che stavo leggendo. In vacanza, leggo principalmente polizieschi. Ho avuto un periodo americano (con John Grisham, ad esempio), poi nordico (con Henning Mankell e Jo Nesbo) e adesso piuttosto francese (con Bernard Minier e Karine Giebel, ad esempio). Ma leggo anche qualche autore italiano, come Donato Carrisi, Sandrone Dazieri, Valerio Varesi, Andrea Camilleri, Gianfranco Carofiglio, Piergiorgio Pulixi o Antonio Lanzetta.
Se lei potesse salvare solamente un romanzo, quale sarebbe?
Probabilmente Il nome della Rosa, di Umberto Eco.