NEL MIO NUOVO PERSONAGGIO NON C’E’ NIENTE DI GAIO E NIENTE D’INNOCENTE

di MANUEL FIGLIOLINI

Ha allietato le nostre letture con il capitano della Guardia di Finanza De Nittis, oggi torna nelle librerie con Neri Pozza e un nuovo personaggio sorprendente: Gaia Innocenti. 

Il suo nuovo romanzo “I collezionisti” è candidato al Bottega Award – Premio Dario Crapanzano. Abbiamo chiacchierato con lui sul suo nuovo personaggio che non lascia indifferenti i lettori. Manuel Figliolini ha intervistato Paolo Regina.

INTERVISTA

Partire con la domanda più difficile e quella che non si può troppo spiegare alle persone che non hanno letto il romanzo: Chi sarà Gaia Innocenti?

Partiamo con la risposta più semplice da dare alla tua domanda più difficile, per poi raccontare qualcosa in più. Gaia Innocenti è una severa vicequestore a capo della squadra mobile di Trani, alle dirette dipendenze della Procura. A prima vista è un personaggio respingente: algida, scostante, di pochissime parole. È il terrore dei suoi collaboratori che devono interpretare le sue occhiate o le sue alzate di sopracciglio e scattare ai suoi ordini. Si veste con giacconi di pelle, pantaloni a tubo e anfibi. Detesta il contatto fisico con le persone e i convenevoli. Ma è solo apparenza, o meglio, è solo una delle personalità della Innocenti, che nasconde, sotto questa corazza di antipatia, ferite nel corpo e nell’anima provenienti da una vita precedente. Come nella tecnica giapponese del Kintsugi con cui si ripara il vasellame rotto con una pasta d’oro, in modo che un oggetto privo di valore rinasca a una vita nuova e più preziosa, anche Gaia ha riparato i propri cocci cercando di trarre dalle ferite la forza per essere migliore. Ma la pasta con cui le ha saldate è fatta di sangue, non di oro. Gaia Innocenti, così come un po’ tutti i personaggi principali del romanzo, ha una natura doppia, anzi, nel suo caso è addirittura tripla. Sì perché la fredda e scostante vicequestore, di notte cambia nome e aiuta come volontaria un’associazione che si occupa dei senza tetto. E quando assume quest’altra identità acquisisce tutta l’empatia, l’umanità e la pietà che sembrano mancarle nelle vesti della poliziotta. E non finisce qui, perché proprio quando pare che la sua vita abbia raggiunto un equilibrio, sia pure schizofrenico, un fantasma del passato arriva a chiederle il prezzo di un’esistenza precedente. Insomma, un personaggio complesso, la nostra Gaia.

Hai spostato il tuo terreno di gioco, da Ferrara con De Nittis, siamo passati a Trani, ma con un passato di Gaia che la riporta in Romagna. Perché hai scelto questa ambientazione?

Mi piace giocare coi crossover. De Nittis era un pugliese trasferito per servizio a Ferrara, Gaia Innocenti è una riminese trasferita in Puglia. I due personaggi hanno anche modo di incontrarsi nell’ultimo romanzo del capitano, Promemoria per il diavolo. Del resto, se ci riflettiamo, la nostra vita reale non è a compartimenti stagni, le nostre vite si intrecciano con quelle di altri, ci si sfiora, ci si scontra e ci si ritrova. Mi piaceva l’idea di trapiantare una romagnola a Trani, con tutti i problemi di adattamento del caso, come avevo fatto con De Nittis, costretto ad avere a che fare con la mentalità un po’ chiusa dei ferraresi.  E poi c’è un altro aspetto che mi ha spinto a scegliere Trani come ambientazione dei romanzi della Innocenti. Da pugliese di origini ed emiliano d’adozione ho scelto, per le mie storie,  i luoghi che conosco meglio, quelli che mi consentono di coglierne l’essenza più nascosta. E poi volevo creare un’ambientazione tranese fuori dagli schemi consueti della bella cittadina soleggiata e ospitale che tutti conosciamo. Senza ometterne la bellezza, ho descritto Trani in una primavera piovosa che tarda a sbocciare, con la pioggia che batte  nei vicoli male illuminati e il mare grigio e immobile che cova tempesta. Trani un po’ come Gotham city, insomma.

Civico 36 è un omaggio a Maigret, l’antiquario morto è un omaggio a te stesso. Quanto quello che scrivi è influenzato da quello che vivi e leggi?

Te lo dicevo prima, mi piace giocare con i crossover e le citazioni. Sono piccole strizzate d’occhio al lettore. È un modo per creare due livelli di fruizione del romanzo, quello più superficiale e quello dedicato al lettore più attento e smaliziato. Tu hai colto benissimo le due citazioni e ce ne sono altre. Civico 36, ad esempio, è, nel romanzo, la sede della polizia giudiziaria, come il Quai des Orfèvres di Maigret, ma è anche un palazzo nel centro storico di Trani sequestrato a un boss mafioso e restituito alla comunità civile. E questa storia, vera, mi ha dato l’idea di dove collocare gli uffici della nostra Gaia. Tutto ciò che racconto è in qualche modo influenzato da quello che vedo e vivo, non potrebbe essere altrimenti. Personalmente sono una specie di spugna. Assorbo tutto, persone che incontro, luoghi, storie, e li immagazzino in una sorta di stiva mentale, in attesa di tirarli fuori nel momento in cui mi servono. 

Sono molto stupito dal tuo personaggio, penso che in Italia, non esista un suo predecessore. Senza svelare niente, cosa ti ha spinto a dare vita a Gaia Innocenti: l’originalità o la necessità di raccontarla?

Gaia Innocenti, come dicevo, è comparsa per la prima volta in un giallo del capitano De Nittis. In quel romanzo si chiamava Uta Keller ed era semplicemente una vicequestore un po’ spigolosa, alle prese con la cattura di un serial killer. Sul principio ho pensato che, da brava comprimaria, la sua esistenza fosse finita lì, con la risoluzione del caso. Ma ci sono personaggi che non ci stanno, non si rassegnano all’idea di terminare la propria vita in unico racconto, ti tirano per la giacca e ti chiedono di continuare a parlare di loro perché hanno storie da raccontare e segreti da rivelare. Personaggi che incarnano le vite che vediamo quotidianamente intorno a noi, sempre in bilico tra la disperazione e la rassegnazione, tra l’oscurità e la luce. Così ho deciso di cambiarle nome, chiamandola con un ossimoro, perché non è né “gaia”, né “innocente” e di costruire su di lei una nuova serie, più noir rispetto a quella del suo collega De Nittis. Ho voluto raccontare di una donna che ha vissuto esperienze forti, ha subìto violenze e ha attraversato il male anche come protagonista, non solo come soggetto passivo. E  che ha una storia in cui molte persone, purtroppo, possono riconoscersi. Ho sentito il bisogno, spinto dalla sua forza, di raccontarla, senza giudizi né moralismi. Gaia è un paradigma dei nostri tempi e come tale le ho dato vita.

Stai già scrivendo il nuovo romanzo? Lo sai che ti sei messo in un bel guaio con il primo.

Ne sono perfettamente consapevole, ma la sua storia va raccontata fino alla fine. Sto già scrivendo la seconda puntata e, ti assicuro, è ancora più “noir” della precedente. La nostra Gaia dovrà risolvere un complesso caso di omicidio, ma anche affrontare definitivamente  i fantasmi della sua vita spezzata.

Ti senti più libero e padrone delle storie adesso rispetto a quando avevi da gestire De Nittis?

Per fortuna mi sono sempre sentito libero di creare le storie che avevo in mente. Direi piuttosto che ora, con il nuovo personaggio di Gaia Innocenti, ho la possibilità di sperimentare cifre narrative diverse, di entrare più in profondità nella “twilight zone”, in quella zona dell’animo umano “al confine” tra il bene e il male. Questa nuova serie, pur mantenendo una certa vena ironica, è più vicina al noir che al giallo classico. E la cosa mi stimola molto, perché chi scrive ha bisogno, a volte, di abbandonare la strada “sicura”  e  percorrere sentieri forse più impervi, ma certamente più stimolanti. E per questo ringrazio molto la mia nuova casa editrice, la Neri Pozza, che ha subito apprezzato Gaia Innocenti e mi ha incoraggiato a proseguire.

Sei in lizza per vincere il premio Dario Crapanzano – La Bottega Awards, cosa significherebbe per te vincerlo?

Da buon meridionale sto facendo tutti i gesti scaramantici del repertorio pugliese e partenopeo. Scherzi a parte, ovviamente sarebbe una grandissima soddisfazione, ma preferisco non pensarci e dedicarmi alle presentazioni in giro per l’Italia e a scrivere il nuovo capitolo di Gaia. 

Grazie a Paolo Regina per il tempo che ha voluto dedicarci … e attendiamo una nuova avventura di Gaia Innocenti.

Lascia un commento