IL VERMONT E’ IL PALCOSCENICO CHE MI HA ISPIRATO

di ANTONIA DEL SAMBRO

 

Asia è giovane, talentuosa e ambiziosa. Sogna in grande e scrive bensisimo.

Ma chi è?

Nascosta dietro a uno pseudonimo facile da ricordare la ragazza prodigio della narrativa italiana del momento ci concede questa intervista dove tra non detti e rivelazioni ci fa capire moltissimo di sé , della sua formazione come autrice, delle sue aspirazioni per il suo romanzo di esordio e dei suoi gusti letterari e musicali. Ci sarebbe piaciuto mostrare anche il suo viso ai nostri affezionati lettori? Certamente. Ma Asia ama i misteri…e alla fine anche noi.

Asia benvenuta su La Bottega del Giallo e grazie per aver accettato questa intervista. Parto subito chiedendoti che effetto fa avere conquistato centinaia di lettori con un’opera prima e se ti aspettavi tutto questo entusiasmo sul tuo romanzo

 Non ne sono sorpresa. L’editore ha preso a cuore il mio romanzo, con l’intenzione di lanciarlo in grande stile, come si fa con gli esordi importanti — e ci ha visto giusto. Devo ringraziare la casa editrice, è soprattutto merito suo. E anche i librai, che lo hanno accolto molto bene. Devi sapere che i mesi precedenti l’uscita sono stati un rimpallo di entusiasmi e di preparativi tra la casa editrice e la sottoscritta, tutto in vista di un lancio programmato e studiato nei dettagli; a posteriori posso dire che le aspettative sono state raggiunge, se non oltrepassate. Per loro il libro aveva grandi potenzialità, tra qualità letteraria e potenza nella storia, e hanno deciso di scommetterci.

Parliamo di Olivia. A chi ti sei ispirata? Esiste qualcuna come lei che hai incontrato e che conosci nella vita reale?

Olivia è ispirata a un personaggio reale, ma non chiedetemi di chi si tratta. Non ve lo direi nemmeno sotto tortura. Quanto a Julian, parafrasando Flaubert sarei tentata di dirti che Julian c’est moi. Naturalmente scherzo, quel che certo è che mi sono ispirata a persone esistenti in entrambi i casi. È il modo migliore, a volte, per dare subito spessore ai personaggi.

 Le location del tuo libro sono assolutamente affascinanti e indovinate, ma perché non una ambientazione italiana, ed escludi che possa mai esserci anche per i tuoi prossimi romanzi?

Non lo escludo affatto. Il Vermont è il palcoscenico dei romanzi che mi hanno ispirato, non potevo che ambientarlo lì. Donna Tartt e Bret Easton Ellis hanno frequentato lo stesso college, a Bennington; il riferimento è evidente. È un chiaro omaggio alla loro opera. Da quando ho cominciato a scrivere The Shadow, ho sempre desiderato dare all’opera un respiro internazionale: ho tutta l’intenzione di provare a venderne i diritti all’estero e di realizzarne una fiction Tv. Come attori protagonisti vedrei bene Carey Mulligan e Timothée Chalamet.

Cosa c’è in lettura sul tuo comodino al momento e quale è la tua scrittrice preferita?

 Trilogia di New York di Paul Auster e In Patagonia di Bruce Chatwin. Tra le molte scrittrici che amo, oggi mi sento di scegliere Virginia Woolf. Ma domani potrei cambiare e dirti Elsa Morante. O Joyce Carol Oates. A volte, sai, dipende dall’umore, da come mi sento dentro. Se avverto brevi scosse elettriche, lunghe onde buie, boschi nebbiosi o valli assolate.

 Se dovessi dare una colonna sonora a The Shadow quale sarebbe e perché?

Non c’è dubbio: The Shadow balla al suono dei Police o dei Siouxsie and The Banshees. Il romanzo è ambientato ai giorni nostri, ma è impossibile immaginarselo senza la lente ovattata dei classici degli anni ‘80 e ‘90 – così l’ho sempre immaginato. Quando verrà il momento, lascerò libera interpretazione al regista. Sono indecisa al riguardo tra Tim Burton e Wes Anderson, è osare troppo?

Se vi siete persi la recensione di The Shadow potete recuperarla a questo link

The Shadow

 

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