TUTTE LE SFUMATURE DELLA STORIA DEI PINK FLOYD

di IRENE TORRE

 

 

Autore, formatore, libero professionista nel campo della cultura e dell’editoria, Andrea Del Castello pubblica libri e racconti di successo dal 2017. A maggio è uscito per Arpeggio Libero Editore il suo nuovo originalissimo romanzo che parla di Pompei e del concerto dei Pink Floyd ormai diventato leggenda e dove non manca anche qualche sfumatura di mistero. Irene Torre lo ha intervistato per il nostro blog e questa è la loro interessantissima chiacchierata.

Buona lettura!

Ciao Andrea e grazie per il tuo tempo. Partiamo dall’“elefante nella stanza”: perché proprio i Pink Floyd? Hai un legame particolare con la loro musica?

Ho una formazione musicologica e in passato mi sono occupato dei Pink Floyd in ambito accademico, perciò mi è venuto naturale costruire una trama con un mistero collegato alle canzoni di questa band. C’è un realismo di fondo, ma ci sono anche eventi di fantasia, comunque plausibili e coerenti con la storia dei Pink Floyd. Insomma, all’inizio l’elefante nella stanza ha richiesto una grande attenzione, ma alla fine non è risultato così ingombrante.

La protagonista, Diana, è una giovane ragazza. Com’è stato per te, uomo adulto, calarti nella sua voce e nella sua prospettiva? Hai avuto modelli reali a cui ti sei ispirato per costruire il personaggio?

È stata una prova molto stimolante calarmi in una prospettiva così diversa da me. Anche se molti personaggi di questa storia sono ispirati a persone che conosco, Diana è inventata di sana pianta. Ma le varie attività che svolgo nelle scuole mi hanno offerto un contatto costante con gli adolescenti. Conosco il loro mondo e ho immaginato questa ragazza come simbolo di una generazione con i sogni e le paure del momento.

Il romanzo ha una forte componente simbolica e spirituale, soprattutto nella figura di Iside. Come si è intrecciata la componente mitologica con la tua idea narrativa?

Il culto della dea egizia Iside permane nella romanità, infatti a Pompei il suo tempio è uno degli edifici religiosi più importanti. Non solo! Perfino l’iconografia cristiana ha mantenuto alcune caratteristiche della sua raffigurazione, come il soggetto della Madonna con il bambino. L’idea narrativa è nata dalle peculiarità di questa dea, che sono collegabili a diversi aspetti della storia dei Pink Floyd. Solo per fare un esempio, Iside è associata alla luna e la luna è un elemento fondamentale nella teatralità e nelle canzoni dei Pink Floyd. C’è anche una coerenza cronologica, visto che la nascita dell’album The dark side of the moon, il lato oscuro della luna, risale al periodo di Live at Pompeii ed è anche documentata nel film.

L’ambientazione del libro è senza dubbio uno dei suoi punti di forza: Pompei, proprio come la dea Iside, rappresenta un confine sottile tra la vita e la morte. Che legame hai con questa città straordinaria?

Pompei è una città straordinaria. Torno spesso a visitare il sito archeologico sia per il piacere di ammirare le continue scoperte e sia per trovare ispirazione per le mie storie. Quando entro nell’Anfiteatro in cui hanno suonato i Pink Floyd, respiro a pieni polmoni. È una sensazione indescrivibile l’idea di essere permeabile alla storia millenaria di un luogo e a un evento che ha segnato la storia del rock.

Il ritmo incalzante del romanzo, quasi cinematografico, sembra perfetto per una trasposizione sullo schermo. Se diventasse un film, c’è un regista che pensi potrebbe cogliere meglio lo spirito di questo libro?

Vorrei citare due registi. Ne scelgo uno tra i grandi esponenti della scuola partenopea, perché i personaggi del mio romanzo hanno un’impronta fortemente legata al territorio, non solo per l’ambientazione, ma anche perché riflettono l’intraprendenza e la determinazione tipiche della gente che vive alle pendici del Vesuvio. E dico quindi Mario Martone per la genialità dimostrata anche nel teatro musicale, considerando che la teatralità è una componente fondamentale degli spettacoli dei Pink Floyd. Tra l’altro Martone ha esordito alla regia con un film dedicato a Renato Caccioppoli, a cui è intitolato il liceo di Diana, mentre l’ultima sua opera, presentata a Cannes la settimana scorsa, racconta la forza delle donne in una situazione complicata. E poi per vari motivi penso a Laura Luchetti: con la serie Nudes ha affrontato temi delicati su adolescenza e nuove tecnologie; con La bella estate ha rappresentato in modo eccellente il concetto di giovinezza espresso da Pavese; in Fiore gemello ha coniugato con grande sensibilità le vicende di due ragazzi in pericolo e tematiche universali. Insomma i parallelismi con Pompei, eclissi e Pink Floyd non mancano e un’artista così darebbe grande forza a questa storia.

 

La Redazione ringrazia Andrea Del Castello per averci concesso questa intervista

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