ANCHE GLI EROI SI FANNO MALE

di NICOLE VENTURI

Al quindicesimo libro pubblicato Roberto Carboni vanta un’invidiabile carriera nel panorama editoriale che vede alcune delle sue recenti pubblicazioni troneggiare in classifica, tra i più recenti: “Il giallo di Villa Nebbia” protagonista del 2020. Ora Carboni approda alla trilogia seguendo le tracce del suo Paul Cialdini che ai lettori presenta con il suo “Il mistero di Villa Lamento”, ma è con questo nuovo capitolo di indagine che iniziamo a conoscere il buon Cialdini in una lunga intervista che l’autore ha voluto concederci.

Il nuovo libro “Il Palazzo delle Ombre” è per antonomasia il momento di definizione del carattere del personaggio, fino a questo momento troppo invischiato in quel che, nel tuo primo libro, hai definito essere un capitolo di “affetti perduti”. Cosa volevi che il lettore scoprisse della personalità di Paul?

Beh sono due le cose da scoprire. Intanto, in questo caso, il rapporto con la madre, che è anche poi il filone di tutto il romanzo e, secondo: la sua presa di coscienza. Durante il romanzo capisce che la madre lo ha buttato giù dal nido quand’era ancora piccolo e che lui ha imparato da solo a cadere e rialzarsi. Lo vediamo immediatamente, rispetto al primo libro dove aveva subito il trauma psichico e fisico (la perdita della fidanzata incinta e le botte iniziali), qui invece lui si sta rialzando e sta combattendo, ne emerge l’aspetto umano. Quando noi pensiamo agli eroi, pensiamo: “tanto è un eroe, è invincibile” ma l’eroe è solamente una persona che ha la capacità di soffrire e ripartire affrontando le difficoltà. Anche gli eroi si fanno male. In questo capitolo il lettore ha la possibilità di comprendere com’è veramente Cialdini liberato da tutte le macerie. Capire per quale motivo è così bravo nelle indagini da essere considerato un talento da tutti quelli che gli stanno vicino. Ha caratteristiche peculiari e un carattere forte. La sua è ostinazione a tutti i costi. Questo è qualcosa che abbiamo tutti; oggi leggevo di James Patterson, l’autore più venduto al mondo. Lui dice che ha la stessa voglia di scrivere di quando aveva 19 anni e una camera intera di cartelle con i progetti futuri, dovrebbe campare 5000 anni per realizzarli. Questa è la definizione di ostinazione e l’amore per quello che facciamo. Come quel che ha Paul, e questa caratteristica distingue non le persone comuni dalle straordinarie ma le grandi imprese da quelle mediocri.

Affetti perduti, affetti mancati e tanta morte: forse è implicito nella narrativa, specialmente se di genere thriller, giallo o, per antonomasia, noir; ma questi capitoli sono scanditi dalla morte. Mi viene da chiedere: come si sceglie quando e chi far morire in un libro?

Tutto ha un significato, tutto ha un motivo. Si tratta di lavorare con la simbologia. Le parole sono perfette per trasmettere gli effetti più superficiali ma il simbolo penetra le tue difese ed entra. La simbologia non la devi capire, la subisci. Se io penso qualcosa, quando lo scrivo, involontariamente adopererò un linguaggio che porta il lettore a percepire tutti quegli effetti profondi del simbolo dalla parte giusta, da quella che serve alla storia, senza che necessariamente io lo spieghi. Come questo capitolo, in cui piove di continuo. Piove perché l’acqua è il simbolo della madre e se il primo libro era una cronaca degli affetti perduti, in questo libro il centro è comprendere gli affetti mancati, l’amore della madre. Per forza di cose, quindi, serve che muoia…Eh, no. Niente spoiler!

Tu hai detto che questo è il miglior libro che tu abbia scritto, ricordo mi dicesti che meglio di così non puoi fare perché ritieni che sia tecnicamente perfetto. Questo anche perchè in questi anni hai divorato manuali e studiato le tecniche di sceneggiatura del cinema americano. Cosa ha questo libro che al te del passato mancava? E a te, invece, manca qualcosa della tua scrittura più “giovanile”?

No, non mi manca assolutamente niente. Perché ho raggiunto l’obiettivo di diventare lo scrittore che volevo diventare. Da tecnico posso dire con cognizione di causa che questo è il libro migliore che abbia scritto. È il primo romanzo di cui, una volta terminato, sono soddisfatto. Non avevo ancora la tecnica e le conoscenze necessarie a scrivere una storia di questo tipo. Mi sono azzardato a dire che ho raggiunto il livello che avevo auspicato perché ho scritto anche il terzo e alla mia agente è piaciuto, anche più di questo! Questo è un thriller con tinte gotiche, ma il terzo ha una struttura estremamente complessa, ho fuso due romanzi insieme. Quando la mia amica sceneggiatrice mi chiedeva di raccontarle il plot, la one line del terzo, quasi non riuscivo a spiegargliela. Pensavo che avrei avuto grosse difficoltà nello scriverlo e invece, anche se ha richiesto molto tempo, funziona benissimo. Sono arrivato a conoscere tutte le finezze che richiede un buon thriller. Questa trilogia dal punto di vista della scrittura ha un primo atto travolgente, non ti dà respiro (che essendo il set up rischiava di risultare fermo), il secondo atto (che solitamente rischia di annoiare nella seconda parte) non ti dà respiro nemmeno in quella, e il terzo atto (che è il più difficile da creare perché antagonista e protagonista si incontrano) è venuto come volevo. Questo avvicinarsi lento è difficilissimo da mettere in scrittura. Difficile creare un terzo atto con tutti gli elementi presenti nella drammaturgia e nella sceneggiatura. Invece sono particolarmente soddisfatto. Posso dirvi che è facilissimo da leggere. Impossibile da capire, ma facilissimo da leggere! Non si capisce cosa succede fino alla fine. Ha tutti gli elementi per essere il thriller avvincente che volevo.

Questo è il secondo capitolo di una (forse) trilogia (Carboni sta continuando a scrivere di Cialdini e chissà che non arrivino sorprese). Cosa manca? Se, assistimi, la trilogia è un cerchio, c’è un pezzo finale che porta di nuovo all’inizio. Senza farci spoiler, puoi dirci cosa ci manca da sapere della storia di Paul Cialdini?

Due aspetti mancano: il terzo è un 5 atti dove ogni atto è diviso in due parti, fatti con la teoria dei frattali: come sono i frattali? Il quinto atto riflette il primo, il secondo, il quarto… Ogni parte riflette l’altra: se a metà storia tracciassimo una riga e piegassimo la storia in due, sarebbe perfettamente a metà. La prima parte è subisco, la seconda è reagisco. Mistero e scoperta. Questo terzo atto non doveva solo chiudere la storia del libro ma chiudere tutto l’arco iniziato con il primo libro. Un casino inenarrabile. Lo era almeno, ma ora non è più inenarrabile grazie alle regole della sceneggiatura, infatti l’ho scritto! Vedi, il problema non è mai farsi venire le idee ma metterle in ordine. Quando costruisci una storia è come se avessi tra le mani un corpo organico, non è che ci puoi mettere due cuori perché ti va così, è come un corpo, ci vuole tutto quel che gli serve nell’ordine in cui gli serve. Poi il terzo atto ha una scrittura coloratissima e ha il migliore inizio che io abbia mai scritto. Mi ero posto una sfida: scrivere la prima frase con più dubbi e domande che avessi mai letto. E credo di esserci riuscito! Le prime 60 pagine sono le più belle che io abbia scritto in termini di scrittura. Le devi leggere. E non ti accorgi di averle lette! Ne succedono di tutti i colori! Avevo paura perché è una storia folle quasi mai letta e avevo paura anche perché si allontana dai canoni del thriller pur restando un thriller.

 

Il direttore e la redazione de La Bottega del Giallo ringraziano Roberto Carboni per questa intervista

 

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