UN MISTERO COSTRUITO TRA DUE SECOLI
di MARIO TOCCI
Un mistero imprevedibile, siccome animato da oggetti, tracce, rivelazioni evanescenti e rimandi al passato. Che rispondono a una logica enigmatica idonea ad inquietare, incuriosendo, chi legge.
La vitalità della narrazione è dunque garantita dall’inafferrabile senso di controllo, sotteso a una logica ricostruttiva necessaria e funzionale al tempo stesso.
L’universo attorno a cui ruota lo story-telling è caratterizzato – con accurata consapevolezza – da spaesamento, memoria e rimozione. Attraverso una raffinata e ordinata scrittura, che privilegia la compostezza alla tensione, valorizzando l’equilibrio piuttosto che la dissonanza.
Ne scaturisce un incedere apparentemente calmierato, in seno a cui il conflitto psicologico e quello simbolico rimangono continuamente assai stridenti e sembrano sempre in procinto di esplodere, venendo tuttavia sempre ricondotti entro un alveo mai eccessivo o stravagante. Laddove si attende una vera opacità, una zona di collisione, una frizione tra sapere e ignoranza, arriva la risoluzione o il chiarimento.
Gli enigmi (o, meglio, i micro-enigmi casistici che compongono il macro-enigma complessivo) non sono mai abbandonati a una sedimentazione ineluttabile, anzi si dissolvono lentamente – ma evolutivamente – in modo ordinato e coerente. D’altronde si è al cospetto di un mirabile esempio di letteratura che lambisce i versanti della memoria e della genealogia, trovando la sua più toccante intensità nella latente persistenza dell’irrisolto.
Per questi motivi, e pur tenendosi lontano da crimini o efferatezze, si tratta di un giallo (lungi dall’essere un poliziesco classico).
C’è un mistero da chiarire: un fatto, un oggetto, un passato oscuro e una verità rimossa; che agiscono da centro narrativo.
La protagonista, Rebecca, indaga: non alla stregua di un’investigatrice professionista, ma come una (improvvisata) speculatrice emotiva ed emozionale. Epperò è anche un mistery, che osserva il trauma senza attraversarlo e tratteggia la ferita senza curarla subito e direttamente.
Molto convincente l’idea di fondo: il passato non è un repertorio consolatorio, ma un campo minato di ricordi e sogni premonitori.
MUSICA CONSIGLIATA
Senza alcuna ombra di dubbio, al di là di un riferimento contenuto nello stesso romanzo, il brano musicale che meglio si presta all’accompagnamento della lettura è “Divenire” di Ludovico Einaudi, appartenente all’omonimo album del 2006 del compositore torinese. Il titolo stesso richiama il tema del cambiamento interiore, che non si sostanzia in un ritorno al passato, ma si scioglie in un attraversamento transitivo e progressivo di esso. Il pianoforte ripetitivo, ma in trasformazione, dà l’idea di una ricerca che procede per ritorni e variazioni, proprio come una memoria che riaffiora a frammenti. La progressione crescente della melodia crea una sensazione di slancio, verso un qualcosa in predicato di comprensione o rivelazione.
CIBO SUGGERITO
L’ambientazione prevalentemente svizzera “impone” la degustazione del Basler Läckerli. Si tratta di un piccolo biscotto dolce speziato, tipico di Basilea. Ingredienti principali sono: miele, mandorle, nocciole, scorze candite d’arancia e limone, cannella e chiodi di garofano. Ha una consistenza abbastanza compatta e si mantiene nel tempo, quasi a ricordare il lento e inesorabile scorrere degli anni della narrazione.
VINO INDICATO
Abbinamento enologico elvetico: Amigne de Vétroz. Vino dolce di grande eleganza e complessità, sostenuto da una struttura importante ma ben equilibrata. Il finale morbido ne esalta l’armonia e la finezza. Al naso sprigiona un bouquet intenso e ricco di sfumature floreali, impreziosito al gusto da una delicata nota di mandarino.
TRAMA
Rebecca è una brillante fotografa che torna malvolentieri nel paese d’origine, Davos in Svizzera, dopo diversi anni di assenza. Al suo arrivo l’apatia e il disagio di cui soffre non si attenuano e la giovane donna si convince che il luogo che le ha dato i natali e la famiglia stessa le siano ormai estranei. Ma il casuale ritrovamento di una vecchia cartolina che le rievoca ricordi di un passato antico, ignoto eppure familiare, e la contemporanea scoperta di una banale malattia saranno l’occasione per riportare alla luce una vicenda sconosciuta e a spingere la giovane alla ricerca delle proprie radici e di un oggetto segreto dimenticato da tutti. Solo il successo della sua missione potrà permettere a Rebecca di chiudere i conti con il passato e di ristabilire il giusto epilogo di vicende lontane, distanti, interrotte ma segretamente e misteriosamente collegate.