ARTE, TREMENTINA, DELITTI E ROSARI
di BARBARA MONTEVERDI
Romanzo stuzzicante che si apre con una scena decisamente claustrofobica, per poi spalancarsi su una Roma illuminata dalle tinte di un rutilante tramonto.
Pennellate di colori molto in linea con l’argomento: un prelato indaffaratissimo sta organizzando per conto della Santa Sede, più precisamente per diretta volontà del Papa, una mostra sul Caravaggio con lo scopo di intercettare l’interesse del pubblico, indirizzandolo attraverso l’arte tra le braccia accoglienti e ferree di una Chiesa ormai in netto declino, ma mai doma.
La scoperta di una tela sconosciuta, attribuibile al grande maestro, però, scompagina i piani del curatore della mostra, facendogli temere il disastro.
L’autore abbandona il religioso alle prese coi suoi dubbi etici (qual è il motivo del contendere lo lascio alla curiosità del lettore) per farci approdare nello studio di un pittore che, ci suggerisce silenziosamente, potrebbe essere – o diventare – un abile falsario. Anche caravaggesco? Può darsi.
Prima di infilarmi sotto le coperte, presi dal tavolino da notte il mio diario sul quale annotai: “Tenebrismo. Genio maledetto. Fiat obscuritas rispetto a Fiat lux” Poi mi fermai, la penna sospesa a mezz’aria. Era strano, non credevo più da anni e avevo smesso di pregare molto prima di smettere di andare in chiesa. Eppure continuavo a ragionare in termini di creazione, di caduta, di redenzione, come se il vocabolario di Dio fosse rimasto l’unico in grado di nominare certi abissi.
E le mani di questo artista sudafricano che si è convertito ai giochi di luce (scarsa, come per Caravaggio) per scavare l’essenza dell’oscurità, tracciano inconsapevolmente la trama cupissima di un complesso progetto criminale in cui pare coinvolta la mafia dell’Est Europa.
E’ tutto molto nebuloso, ma la suspense non manca e inciampiamo presto in un delitto all’interno dello Stato Vaticano che mette ben più di un grano di pepe su tutta la vicenda.
La scrittura di Ferrero è accattivante – anche se la figura del Caravaggio come artista di riferimento è un po’ inflazionata – e la storia, ricca di personaggi eterogenei e interessanti, si dipana con sicurezza attraverso scorci di una Roma sempre piena di fascino e mistero.
Un racconto complesso nella trama, ma di facile lettura, che rientra nel filone del giallo artistico/religioso piuttosto gettonato in questi ultimi anni.
Manca, però, di una sufficiente dose di cattiveria (anche se tra le pagine si scoprono una serie di cadaveri), quella vera, che fa tremare le vene nei polsi e che accelera i battiti del cuore.
E laddove si parla di intrighi internazionali e lotte intestine nel cuore della Santa Sede, le mani bisognerebbe sporcarsele un po’ di più.
Ma non dubito che il suo romanzo avrà, comunque, un felice riscontro da parte dei lettori affezionati al genere e saprà creare una sana curiosità anche in chi non frequenta solitamente questi argomenti.
TRAMA
Mentre Roma scivola nel blu della sera e le note di un violoncello accarezzano il pubblico di Villa Medici, Ernest Hamilton scorge una donna dalla bellezza spiazzante: pelle candida, occhi allungati, un’eleganza discreta. È Tatiana, gallerista dell’Est, esperta di icone e arte sacra. Basteranno un portafoglio smarrito, poche frasi e uno sguardo trattenuto più del dovuto, per strappare Ernest alla quiete del suo atelier e a incrinare, una dopo l’altra, le sue certezze. Intanto, in Vaticano, un dipinto attribuito a Caravaggio – forse la sua prima tela – riemerge dal passato come un oggetto incandescente: un’opera capace non solo di riscrivere la biografia del ‘genio maledetto’, ma di incrinare la narrazione ufficiale che, per secoli, la Chiesa ha costruito di lui e di se stessa. A complicare ulteriormente le cose, la comparsa del quadro coincide con l’allestimento di una grande mostra voluta dal Papa in persona: un evento solenne in cui devozione e strategie di potere si intrecciano indissolubilmente. Quando la traiettoria di Ernest incrocerà quella del dipinto, diventerà sempre più chiaro che nulla sta accadendo per caso: è la stessa luce di Caravaggio, con le sue ombre, a ridisegnare la sua vita.