La portinaia del 17

La portinaia del 17

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Published: 23/06/2026

Format: Brossura

ISBN: 9791259678485

TISANE E DELITTI A PARIGI

di BARBARA MONTEVERDI

Non conosco Emma Cortesi, ma ho la sensazione che il suo cognome la rappresenti piuttosto bene perché il libro che ha scritto, pur essendo un giallo ben definito, possiede una grazia, una gentilezza nel tratto che raramente si riscontra in questa tipologia di letture.

L’omicidio con cui si apre il racconto avviene in uno stabile ben curato e periferico di Parigi, dove la portinaia – ormai ufficiosamente in pensione, ma ancora attiva dopo trent’anni di scale, strofinacci, passate di cera sui pavimenti, distribuzione della posta e supporto psicologico – e un ex commissario di polizia, lui sì definitivamente pensionato, si interrogano su un inquilino piuttosto riservato sorseggiando una tazza di tè e sgranocchiando croissant seduti al tavolino dell’angusto cortiletto condominiale, e quando decidono di scoprire come mai costui – molto abitudinario – proprio quella mattina abbia saltato una delle sue tappe fisse, indagano con pudore e senza strepiti. Oggi come oggi, un vero miracolo di savoir-faire.

Il tocco fermo e gentile dell’autrice si riflette anche, direi soprattutto, nella figura di Mathieu Gorin, autore teatrale di un certo successo, molto defilato, che pare nutrirsi di solitudine.

Il teatro divenne famiglia, rifugio. Ogni giorno, alle dieci in punto, era seduto in platea per le prove, con il cappotto sempre un po’ sgualcito e il taccuino in mano. Ogni sera, annotava cosa cambiare, cosa salvare, cosa riscrivere. La compagnia cominciò a rispettarlo. Alcuni lo chiamavano “il fantasma del palco”. (…) Non cercava fama: cercava l’anima delle cose, la verità delle pause tra una parola e l’altra. E nel buio del teatro, tra le tavole consumate e le poltrone cigolanti, l’aveva trovata.”

E il silenzio, la solitudine, la riservatezza a tutti i costi, una sorta di pudore portato al suo apice, tornano costantemente anche quando i due protagonisti cominciano a indagare al posto della polizia, che ha subito archiviato quella morte repentina come un evento naturale.

Ma questo racconto non è solo la storia di un’indagine, anzi il giallo, sebbene solido e credibile, mi è parso una coperta che celi una profonda storia d’amore, che viene alla luce con delicata lentezza e culmina nel modo più triste che si possa immaginare.

Nulla di sciropposo e allappante, ma vero dolore nei confronti dell’incomprensione, di tutto ciò che non si è saputo o voluto dire quand’era il momento per farlo.

Il risultato è un finale assai amaro, ma sempre composto, elegante, estremamente umano. Una lezione di buon gusto fatta con estrema delicatezza.

TRAMA

Al 17 di rue des Saules, nel cuore di Montmartre, le giornate sono scandite da piccole abitudini e buone maniere, e la vita degli inquilini scorre lenta tra un pain au chocolat e due chiacchiere pacifiche davanti a un caffè bollente. Non c’è nulla che Berthe, portinaia dai capelli di neve, non sappia di loro. Così una mattina, quando per la prima volta in vent’anni Monsieur Gorin non ritira il suo giornale, la donna non ha dubbi: qualcosa non torna. Decisa a seguire l’istinto e la sua inarrestabile curiosità, Berthe, aiutata dall’ex commissario Lefevre, s’introduce nell’appartamento al secondo piano dove vive Gorin. Dopo una macabra scoperta, la coppia decide di andare a fondo alla questione avventurandosi in un’indagine privata tra vecchi diari, teatri appartenenti a una Parigi lontana e misteriose fotografie, salendo e scendendo le scale del vecchio Residence che custodisce da sempre più di un segreto.

INTERVISTA

Giovanissima e aggraziata, Emma Cortesi è esattamente come ce l’eravamo immaginata leggendo la sua opera prima: sorridente e attenta al prossimo. Confessa di aver scelto di fare l’infermiera proprio per un desiderio innato di occuparsi delle persone, anche se al liceo si è sempre distinta nei temi di italiano, la sua prova scolastica preferita in assoluto.

Emma, sei molto giovane, ma sembri assai determinata. Come ti è nata l’idea di dedicarti alla scrittura, e alla scrittura di gialli in particolare? E come ti riesce di scrivere in un tono così delicato di argomenti piuttosto cupi?

Ho sempre letto moltissimo, soprattutto Agatha Christie, Camilleri e Simenon; così, quando un paio di anni fa ho sentito la necessità di includere la scrittura nelle mie giornate (faccenda, tra l’altro, non semplicissima visto che il mio lavoro prevede turni continui e il tempo è sempre spezzettato), la scelta del giallo mi è venuta naturale. Per quanto riguarda lo stile, ho curato molto questo aspetto perché volevo comunicare una certa pacatezza, anche se appare un cadavere fin dalle prime pagine.

I tuoi personaggi sono piuttosto particolari, hanno caratteristiche ben delineate e non sono per nulla scontati. Hai preso spunto da qualche tua conoscenza o sono il risultato della tua fantasia?

I personaggi sono frutto della mia fantasia, ma per la custode Berthe ho preso spunto da Miss Marple, così ricca di intuito, mentre mi sono basata un po’ sul commissario Montalbano di Camilleri per costruire il personaggio di Antoine, più posato, osservatore e razionale.

I dialoghi risultano molto spontanei, e non rappresentano una prova facile. Hai avuto problemi a trovare il giusto tono?

Ci ho lavorato parecchio, ma mi ha aiutato il fatto di amare il cinema e i film mi hanno insegnato molto sullo scambio di battute, in modo che non risultino forzate. E poi, mi sono appoggiata ad Agatha Christie che nei suoi libri non sbaglia un dialogo. L’osservazione dei film, inoltre, mi ha portata ad una scrittura “visiva” : non desideravo solo raccontare una storia, ma mostrarla al lettore anche con gli occhi della mente e, magari, riuscire a fargli sentire il profumo dei croissants o della cera stesa nell’androne del palazzo.

Per concludere, ho notato parecchia ironia tra le righe di questo giallo. Fa parte del tuo carattere o è una tecnica che hai usato per rendere più sciolto il racconto?

Sono sicuramente una persona ironica e amo scrittori come John Niven (autore de A VOLTE RITORNO) che riescono a mantenere un tono leggero anche affrontando argomenti seri. Sono contenta che tu l’abbia notato, vuol dire che sono riuscita nell’intento.

Eccome, cara Emma! E adesso attendiamo con curiosità il secondo volume di questa serie che sappiamo essere già in fase avanzata. A presto e grazie per la piacevolissima lettura che ci hai regalato.

Il direttore e la redazione de La Bottega del Giallo ringraziano l’autrice per la disponibilità e per questa intervista

 

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