LOTTARE PER LA LIBERTA’ DI TUTTI ESSENDO LIBERI DENTRO
di BARBARA MONTEVERDI
L’argomento di questo libro è già chiarito col sottotitolo Storie di chi ha combattuto per l’Italia, affrontato innumerevoli volte, con toni e modalità differenti. Leggendo le parole di Milan, però, si resta colpiti dalla sua dolcezza severa, dal taglio originale del racconto, dalla scelta di guardare l’Italia in guerra con gli occhi di molte persone diverse.
Il primo quadro, ambientato nell’ottobre 1942, rappresenta la scoperta della mancanza di libertà da parte di un ragazzino di dodici anni che capisce presto cosa dire o non dire in pubblico, cosa cantare, ma – soprattutto – cosa pensare della miseria fisica e mentale di un regime ottuso e fallace. Il padre, operaio comunista, gli spiega qualcosa a spizzichi e bocconi, cerca di proteggerlo pur senza nascondergli la realtà dura dei fatti. E lui cresce in fretta.
Ogni storia personale, ambientata nella Milano operaia del Casoretto, via Padova, Viale Monza, Greco, è alternata da qualche pagina che racconta di tessere annonarie, prezzi alle stelle e negozi quasi privi di merce, scioperi alla Pirelli, alla Breda, alla Falk, alla Caproni – che sono anche l’obiettivo principale dei bombardamenti a causa del loro ruolo strategico a supporto della guerra – così da unire in un’unica voce i racconti di vite oscure e la Storia, terribile nella sua cieca furia.
Gli uomini della divisione Leibstandarte A. Hitler delle Waffen SS compaiono a Milano nel tardo pomeriggio. Alcuni milanesi, nelle vie intorno alla Stazione Centrale, imbracciano le armi abbandonate da una compagnia di soldati. Dalle finestre partono alcune fucilate. Due nazisti vengono uccisi, ma la resistenza è sbaragliata prima del tramonto. Tra i milanesi uccisi, c’è anche un operaio della Pirelli.
In questo libro si vivono in prima persona accadimenti tragici, crudeli e insensati ed è veramente toccante. Sarà perché siamo, oggi, ancora circondati da guerre, sempre più vicine e coinvolgenti, sarà perché la scrittura di Alessandro Milan è gonfia di pathos e umanità, fatto sta che spesso, a fatica, si trattengono le lacrime, lo sdegno, l’ammirazione per tanti, piccoli gesti eroici che spuntano come fiori dal letame. De André dixit.
E se vi dovesse capitare di passare per viale Monza, a Milano, fermatevi davanti al civico 23. Lì, Carmela Fiorili ha fatto per tutta la vita la portinaia e molto di più: ha condiviso e aiutato le esistenze di tante persone di quel palazzo con coraggio e testardaggine. Forse, chissà, sentirete ancora le note allegre della fisarmonica che sua figlia Francesca suonava nei ritagli di tempo.
Uno sprazzo di cielo azzurro nel buio infernale di un conflitto che ci ha insegnato troppo poco.
TRAMA
Tutto inizia con una pietra d’inciampo vicino casa. Alessandro Milan la scorge in un giorno di ottobre, quasi per caso. Riporta il nome di Angelo Aglieri, impiegato del «Corriere della Sera», arrestato nel maggio 1944 con l’accusa di aver introdotto in redazione una bomba a mano, poi condotto al carcere di San Vittore e da qui deportato al campo di Fossoli. Determinato a ricostruirne la storia, Milan inizia la sua ricerca. A quella vicenda però se ne intrecciano presto molte altre: la storia di chi allora era soltanto un ragazzino, come Sergio Temolo, e perse il padre per mano fascista il 10 agosto 1944 nell’eccidio di piazzale Loreto, o di chi mise a disposizione il proprio coraggio, come Carmela Fiorili, portinaia del palazzo in viale Monza 23 – noto come il «Casermone» –, staffetta partigiana insieme alla figlia, Francesca, e per mesi punto di riferimento sicuro per la resistenza meneghina. Il risultato è un grande affresco di uomini e donne che, pur non conoscendosi, si trovano legati da un filo invisibile, protagonisti e testimoni della Storia. Le loro vite si sfiorarono tra le strade dello stesso quartiere, della stessa città, Milano, sempre più devastata dai bombardamenti e dalle macerie. Quello di Milan è il racconto di una pagina della resistenza milanese, ma anche un racconto universale che, con accuratezza storica e un brillante passo narrativo, restituisce un pezzo di storia del nostro Paese. Un racconto che parte da Milano e si dipana nel resto d’Italia, dal campo di prigionia di Fossoli a Riva del Garda fino alle campagne vicentine di Arzignano.