In occasione dell’uscita del loro ultimo romanzo “L’essenza della colpa” (recensione) ed. Fratelli Frilli, abbiamo intervistato la coppia vincente del giallo italiano: Andrea Novelli e Gianpaolo Zarini.

Nel vostro ultimo giallo la figura di Argentero è quella che più rimane impressa ai lettori, anche per il suo affascinante lavoro. A chi vi siete ispirati per dare vita a questo personaggio così unico?

La figura di Arcangelo Argentero, è un dio per i suoi dipendenti e un diavolo per i suoi familiari. Piace perchè rappresenta un doppelganger dell’animo umano. Il grigio che sta in ognuno di noi e che si palesa nella forza più estrema, senza urlare, nel silenzio di una capacità di amare piuttosto fragile. Il titolo del libro, L’essenza della colpa, è ambivalente, con riferimento al suo lavoro, ma anche alla sua anima. La figura di Arcangelo Argentero è stata pensata per rappresentare quelle famiglie importanti della Liguria che lavorano, per così dire, nell’ombra, ma nel senso positivo del termine, mettendoci la manodopera, il talento, i mezzi, ma non comparendo in prima persona. Ci sono famiglie in Liguria che si prestano per lo sviluppo industriale, economico del marchio Italia, quel poco che ormai ci resta, a dire la verità, senza mai che il nome compaia a grandi lettere, ma supportanto ditte famosissime un po’ in tutti i campi.

 Leggendo L’essenza della colpa si finisce più con l’avere momenti di riflessione sulla trama che momenti di tensione vera e propria. A questo punto, come si potrebbero definire i vostri gialli? Sociali è una definizione che potrebbe andare bene?

È difficile dare una definizione dei nostri lavori, quantomeno non una netta, qualcosa di preciso e definito. La definizione è variabile, dipende sempre da che cosa scriviamo, dalla storia che andiamo a raccontare. La serie di Michele Astengo rappresenta quasi un’eccezione, poiché rientra nel genere hard-boiled classico, il noir concepito e rappresentato secondo la mente e il talento di Raymond Chandler, l’innovatore e maestro del genere in questione. Se solo potessimo essere la costola peggiore di questo straordinario autore, quella più friabile e sbriciolabile, sarebbe tanto onore. Astengo è nato ispirandosi ai libri di questo genio fatto da una scrittura al proiettile e da una prosa di una durezza soave. Quindi possiamo definire il seriale di Astengo come noir hard-boiled, quindi con una sottotraccia di sociale piuttosto evidente, sull’attualità di un paese, il nostro, in pieno colasso morale, economico e sociale. Per gli altri nostri libri, quelli ambientati negli Stati Uniti, dare una definizione è assai complicato. Potremmo definirli a grandi linee medical thriller, ma le componenti all’interno di una singola storia sono molteplici, la mescolanza di generi è assicurata, soprattutto nella trilogia “Manticora”. Negli altri casi il medical si mescola al serial killer thriller, come nel caso di “Per Esclusione”, allo storico in “Soluzione finale”, all’avventura e all’action nel caso de “Il paziente zero”, per citare alcuni dei nostri lavori. La verità, è che ci piace sperimentare e renderci le cose difficili. Non sta a noi dire se ci siamo riusciti finora, ma ai lettori.

Michele Astengo ormai è entrato nel cuore di tutti i lettori. Ma quando gli farete mettere la testa a posto e farlo diventare anche uno che non disdegna di tornare a casa e trovarci una famiglia?

Non vediamo Michele Astengo come uno da famiglia, in pantofole e davanti alla tv. Michele Astengo è un lupo solitario, con un matrimonio alle spalle fallito che non riesce a dimenticare. Probabilmente fallito perchè lui non può essere una da ciabatte e tv. Astengo non ha orari, non ha obblighi, non ha responsabilità verso alcuno, è uno spirito libero nella vita quotidiana, ma incatenato all’interno poiché non conosce se stesso, o non si conosce per quanto vorrebbe conoscersi, o non si conosce per quello che è veramente. Michele Astengo è sempre alla ricerca di se stesso. Dietro il suo cinismo e la sua antipatia di facciata c’è un uomo in cerca della propria identità, dei propri sbagli attraverso insicurezze che non vuole palesare.

Ce l’avete un posto del cuore dove di solito vi mettete a scrivere o a raccogliere le idee?

Non uno in particolare. Dipende quale supporto si usa per scrivere. Se il pc, il tablet, a volte anche lo smartphone, anche se poi riportare tutto sul doc è un’opera di assemblaggio degno di un puzzle per raggiungere un layout consono. Riguardo alle idee, queste arrivano all’improvviso, senza avvertire, spesse volte quando si è per strada, con nulla a portata per riportarle. Le idee sono alquanto dispettose, difficilmente nascono tra le comodità. Preferiscono farti dannare per essere riportate nero su bianco da qualche parte. Col tempo però, ci siamo un attimo organizzati e quindi spesso ci troviamo a girare con il blocchetto di post-it o semplici fogli. Quando ci ricordiamo di prenderli, altrimenti è di nuovo una dannazione. Quando però le idee diventano storia, il pc o il notebook sono i supporti naturali e confortevoli per scriverla.

Se doveste scegliere una sola frase del vostro ultimo romanzo che lo racchiude tutto quale scegliereste e perché

Più che a una frase, abbiamo pensato alle brevi battute di un dialogo tra Astengo e Argentero. Da un rapido botta e risposta si comprende perfettamente come Michele Astengo sappia cogliere la natura delle persone e come al contrario, il suo animo sia ingombro dai dubbi che riesce a tenere nascosti con un cinismo spudorato.

“E se il suo meglio non fosse abbastanza?”
“In quel caso, lei dovrà rassegnarsi.”
“Al motivo della morte di mio figlio?”
“A prepararsi a perdere tutto.”

Grazie a Novelli e Zarini per il tempo concessoci e per la bellissima intervista. 

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