Ombre senza voce

Ombre senza voce

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Published: 28/04/2026

Format: Brossura

ISBN: 9788830463592

GIAPPONE RIGIDO, OSCURO E FEROCE

di BARBARA MONTEVERDI

Eccomi alle prese con un giallo orientale, giapponese per la precisione, ricco fin dall’inizio di figure austere, rigide e severe: il Sovrintendente Saeki, il Direttore del Dipartimento di Investigazione Criminale della Polizia Metropolitana Kai Kenzō, l’Ispettore Generale Ishigami e la lista potrebbe continuare all’infinito senza che i protagonisti facciano una piega, intesa come sorriso o ruga di preoccupazione. No, niente di tutto ciò: cambiano solo il tono della voce da freddo e distaccato a iracondo, ma per il resto…delle statue di cera.

E’ difficile, per noi occidentali, entrare nella psicologia orientale, così formale e gerarchica, ma il fatto che la polizia di Tokyo sia alle prese con una serie di omicidi di bambine ci avvicina un po’, perché anche i giapponesi hanno dei sussulti, pur celandoli piuttosto bene.

In ogni modo, l’interesse per l’investigazione va di pari passo con quello sulla società giapponese, su come, per esempio, fin da piccolo un figlio debba impegnarsi al massimo per raggiungere obiettivi scolastici che gli aprano le porte per una vita adulta di soddisfazioni professionali. Così, con un certo stupore, leggo il colloquio telefonico tra l’ispettore Okamoto e la moglie, a mezzanotte.

Sono io” disse brevemente Okamoto “Dormivi?” “No, Takashi è ancora sveglio.” “Ah. Sta studiando per il test?” “Sì, è il rush finale.” “Eppure è solo alle elementari…che fatica.” “A lui non dispiace studiare.” Il gelo tagliente di quella notte d’inverno riusciva a penetrare fin dentro l’atrio in cui si trovava Okamoto. Immaginando il figlio, all’ultimo anno delle elementari, chino sui libri in una notte così fredda, non poté fare a meno di chiedersi se davvero tutto quello studio fosse necessario.

Bene, anche considerando che la fine delle elementari, in Giappone, giunge ai 12 anni, a me questo stile di vita mette i brividi esattamente come la trama criminale che si svolge in parallelo e l’interesse sociologico non si allontana di un millimetro da quello per la storia criminale.

Che prosegue, raccontandoci in parallelo sia lo sviluppo difficoltoso delle indagini che la ricerca del senso della vita di un uomo solo, di cui non sappiamo nulla, neppure che aspetto abbia, con molto tempo a disposizione, che si avvicina a una setta religiosa per colmare il suo vuoto interiore.

Immaginiamo che i suoi passi lo porteranno ad avvicinarsi alle indagini di polizia, ma non sappiamo come né perché e dovremo pazientare: la scrittura di Tokuro Nukui non conosce la fretta e il lettore deve dimostrare di possedere calma e gusto per l’attesa.

Inoltre, l’autore inanella una serie di avvenienti che rendono la trama intrigante, ma lo stile della sua scrittura non porta mai il lettore a provare qualche brivido: tutto è raccontato con un linguaggio asettico e una decisa mancanza di empatia, il che ci lascia senza dubbio spiazzati. Ma è un problema comune quando si leggono testi giapponesi, perché le differenze culturali e di interazione sociale paiono proprio agli antipodi: c’è un’attenzione maniacale ai comportamenti formali e le discussioni, per quanto accese, sembrano svolgersi con il freno a mano tirato, anche se (o forse proprio per questo motivo) aleggia un senso di aggressività non dichiarata piuttosto notevole.

In ogni modo, il giallo si sviluppa con apparente coerenza (comprenderete alla fine del giallo il termine “apparente”) e, una volta entrati nel ritmo della scrittura di Tokuro Nukui, risulta estremamente interessante, anche se la lentezza del racconto obbliga il lettore a controllare una certa impazienza.

Il finale, originalmente inaspettato, ricompensa l’attesa, lasciando però un senso di incompiutezza; scelta assolutamente non casuale dell’autore che forse ha desiderato sottolineare i limiti di ogni essere umano, al di là della buona volontà che può impiegare per svolgere al meglio il proprio lavoro. Dico “forse” perché è possibile che Tokuro Nukui abbia avuto altre intenzioni, ma anche in questo caso la differenza culturale si è fatta sentire e il mio ultimo pensiero va alla traduttrice che ha svolto un compito non banale nel trasportarci nel mondo del Sol Levante, molto più oscuro e tormentato di quanto ci si possa immaginare.

TRAMA

Tōkyō, 1991. Un terribile delitto sconvolge la città. Il sovrintendente Saeki, capo della Prima Divisione Investigativa della polizia metropolitana, è sotto pressione. I media lo incalzano, l’opinione pubblica pretende risposte e lui non ha nessuna pista concreta da seguire, mentre negli uffici della polizia molti insinuano che non sia all’altezza del compito, che sia arrivato ai vertici solo grazie alle parentele influenti. Ma Saeki in cuor suo sa di non essere affatto un privilegiato. Per questo, resiste e lotta contro l’ostilità che lo circonda. Per le strade della città c’è un uomo che conduce una lotta simile, ma contro la propria disperazione, perché da tempo vive con una voragine nel petto e cerca a tutti i costi un appiglio, una risposta, un briciolo di conforto. Irrimediabilmente solo e vulnerabile, trova rifugio in un sedicente culto religioso che promette la salvezza ma a un prezzo molto alto. Troppo alto.

Traduzione: Maria Cristina Gasperini

 

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