CHI E’ L’ASSASSINO?
di BARBARA MONTEVERDI
Inizia nel modo più truce, questo thriller teso e cupo.
La protagonista è una esperta nella lettura della mimica facciale, conosce bene le reazioni umane e individua velocemente problemi ed eventuali soluzioni (o almeno, dovrebbe). Peccato che abbia una spiccata propensione a inciampare in guai serissimi.
Si chiama Hannah Herbst, o almeno così le comunica l’uomo che la tiene prigioniera perché lei non ha memoria del suo recente passato, e quello che le sta raccontando il suo rapitore la confonde sempre più.
Forse è un’assassina. Forse l’assassino è lui.
Fitzek è un maestro nel mischiare le carte e in questo romanzo ha cominciato a farlo fin dalle prime righe, sprofondandoci nel medesimo stato confusionale della protagonista, con la quale non possiamo fare a meno di condividere ansie e dolori.
“Dio mio e adesso?” Sempre in preda al panico Hannah aveva interrotto la chiamata con il servizio di sicurezza. Ora fissava il display scuro del cellulare che teneva tra le mani, pensando “Ma cosa sto facendo?” Per un attimo prese in considerazione l’idea di lasciarsi arrestare dagli agenti in arrivo. Ma poi l’avrebbero rinchiusa e lei avrebbe avuto ben poche possibilità di scoprire qualcosa di sé.
L’architettura spericolata che Fitzek crea per i suoi racconti merita un discorso a parte, e presto lo faremo. Per il momento desidero sottolineare l’interessante punto di partenza, il focus di tutta la storia: il nostro viso, il nostro corpo, parlano al di là dei suoni che emettiamo. La voce conta meno di uno sguardo, della piega impercettibile della bocca, delle dita che si agitano inconsapevolmente e smascherano il nostro disagio. Si tratta “solo” di imparare a leggere questi segnali per capire le intenzioni vere e proprie di chi abbiamo davanti. Tutto questo è estremamente intrigante.
Anche se sono rimasta perplessa andando a controllare una foto segnaletica di John Hinckley, l’attentatore che sparò a Ronald Reagan, allora Presidente degli Stati Uniti. Nel romanzo si dice che la sua espressione è passata alla storia della mimica facciale come tipica di un assassino. E io, allieva diligente, sono andata a vedere, arrivando alla conclusione che mi pare ben più pericoloso Jack Nicholson in Shining. Ma io non sono un’esperta e ho evidentemente bisogno di espressioni facciali più definite per riconoscere il nemico. Un po’ come il peperoncino nel cibo: se non ne metto una tonnellata, non lo sento. Qui, invece, parliamo di battiti di ciglia, angoli delle labbra che si increspano per un nanosecondo, siamo a ben altri livelli.
Ma la faccenda si fa ancor più interessante quando si scopre che anche i killer (uno? due? Fitzek ci lascia incerti anche su questo) hanno qualcosa di più di un’infarinatura sull’argomento.
Ma ora veniamo alle note dolenti. Già in altri thriller di questo autore avevo notato una specie di gusto alla Gargantua e Pantagruel: esageriamo e non diamoci limiti. Ecco, magari se vogliamo tenere in piedi un thriller senza sbavature, il voler sorprendere sempre, a tutti i costi, diventa una tecnica pericolosa e – a volte – controproducente. Come in questo caso, in cui fino a metà racconto il lettore segue con interesse e ansia le vicissitudini della protagonista e di altri personaggi di contorno, ma dalla seconda metà in poi rischia l’indigestione e anche un po’ di irritazione per essere trattato come un bimbo che bisogna stupire per forza, se no non riesce a seguire la storia e gli cade l’attenzione.
Vorrei sottolineare che non è così, se hai qualcosa da dire e lo dici bene, vieni seguito. Quel che dispiace è che Fitzek ha parecchio da comunicarci, non ultima la ricerca di noi stessi, l’accettazione di ciò che siamo (che sembra una banalità, ma non lo è in un mondo dove tutti cercano di mostrarsi per quel che non sono), ma esagera, si fa prendere la mano dai colpi di scena e alla fine stanca.
Peccato, c’erano i semi – e anche qualcosa di più – per un gran bel thriller.
TRAMA
Un leggero tic all’angolo della bocca, il minimo movimento della pupilla sono sufficienti a farle capire il vero io di una persona: Hannah Herbst è l’esperta tedesca di mimica facciale, specializzata nei segnali segreti del corpo umano. Come consulente della polizia, ha già fatto condannare diversi criminali violenti. Ma proprio mentre sta lottando con le conseguenze della perdita di memoria dopo un’operazione, si trova ad affrontare il caso più terribile della sua carriera: una donna ha confessato di aver ucciso la sua famiglia in modo brutale. Solo il figlio più piccolo, Paul, è sopravvissuto. Dopo la confessione, la madre è riuscita a fuggire dal carcere. Sta cercando suo figlio per completare la sua missione? Hannah Herbst ha a disposizione soltanto il breve video della confessione per incastrare la madre e salvare Paul. C’è solo un problema: l’assassina del video è Hannah stessa!
Traduzione: Elisa Ronchi