CON MADAME LE COMMISSAIRE LA COSTA AZZURRA SI TINGE DI GIALLO
di BARBARA MONTEVERDI
Isabelle Bonnet, Madame le Commissaire, è una vecchia conoscenza; da qualche anno vive e lavora a Fragolin, nell’entroterra della Costa Azzurra (dopo essere stata a capo dell’antiterrorismo a Parigi), attività decisamente meno stressante, ma non scevra di episodi criminali.
Anche in questa occasione inciampa in una situazione potenzialmente oscura. A dire il vero, è il buon Apollinaire – il suo fido assistente – a incrociare una sconosciuta smemorata e a portarla alla presenza di Isabelle. Ma poi la giovane donna sparisce assieme a un uomo che va per le spicce, dando una botta in testa ad Apollinaire e facendo perdere le loro tracce, così Isabelle si prende a cuore la questione.
E siccome tutto il mondo è paese, cerca di tenere quanto più possibile all’oscuro la Gendarmerie perché non è che i rapporti con la Police nationale siano idilliaci.
Una volta lì, s’imbatté nel capitano Briand. Anche lui non aveva bisogno di sapere tutto. Anzi, per principio lei gli nascondeva il più possibile. Il motivo era che la Police nationale e la Gendarmerie avevano instaurato, per principio e in tutto il paese, un rapporto di reciproca e cordiale ostilità. Tuttavia, per quanto la riguardava, era venuta a patti con la Gendarmerie e non interferiva con i suoi “colleghi”. Si lasciavano in pace.
Isabelle chiese a Briand di poter utilizzare la sala di videosorveglianza. Voleva controllare una cosa che la interessava, ma che in realtà non era importante e non aveva alcuna rilevanza per la polizia. Briand la guardò ammiccando. “Quindi è una faccenda privata” concluse. Come al solito, si sbagliava. Ma, in quel caso, il suo modo semplice di pensare le tornava comodo.
Ma vorrei soffermare l’attenzione di voi lettori assetati di novità sulla figura di Isabelle Bonnet, donna interessante per i suoi multiformi aspetti. Chi la vorrebbe poliziotta rigida e vagamente mascolina per fronteggiare un ambiente poco propenso alle morbidezze femminili, può ricredersi all’istante: Madame le Commissaire è una donna disinibita, libera di mente e spirito, che sa cogliere le occasioni della vita, siano esse incarnate in qualche bel fusto con cui passare serate interessanti o una Mustang decappottabile appartenuta a un losco personaggio che lei stessa ha fatto incarcerare e di cui, quasi casualmente, diviene proprietaria, sentendosi un po’ come Steve Mc Queen in Bullitt. Solo che, essendo la sua auto decappottabile, da questo punto di vista lei è anche meglio.
Voilà, il tono di questo giallo rimane sempre una nota al di sopra della seriosità, senza perdere nulla del côté polar.
Perché qui, oltre alla donna smemorata, ci troviamo tra le mani pure un presunto rapimento di minore, un cadavere e chissà cos’altro.
Pierre Martin non perde il suo smalto e questo romanzo è fresco e frizzante come i precedenti. Posso solo contestargli una passione un po’ troppo marcata per la Provenza (bella, certamente, ma conoscete forse il Périgord? Fateci un salto, datemi retta) e – in particolare – per Lourmarin, piccolo centro dell’entroterra in cui è sepolto – tra l’altro – Albert Camus; delizioso, ma assimilabile a molti altri della zona.
E ora che mi sono fatta nemica la quasi totalità dei francesi del sud, per non peggiorare la situazione vi abbandono alla lettura di questo giallo brioso, adattissimo alle calure di un’estate “polar”.
TRAMA
L’amato sindaco Thierry non c’è più. La sua tragica scomparsa ha lasciato un vuoto enorme nella comunità di Fragolin, che solo con grande fatica e impegno sta lentamente tornando alla normalità. O almeno così sembra. Chissà se il tempo rimargina davvero tutte le ferite, si chiede Isabelle Bonnet, per tutti Madame le commissaire, che di ferite se ne intende e sa bene che al loro posto rimangono sempre e soltanto cicatrici.
E proprio quando Isabelle comincia a ricostruire una sembianza di quotidianità – le corsette mattutine tra i campi di lavanda, le nuotate nel mare blu, i café au lait con l’amica Clodine – ecco che la routine appena riconquistata va di nuovo in frantumi. Il suo fedele assistente Apollinaire si è scontrato, letteralmente, con un nuovo caso, rischiando di investire con la sua auto una donna che gli ha tagliato la strada sbucando all’improvviso dal bosco. È in stato di shock, non riesce a parlare, non ricorda cosa le è accaduto e nemmeno il suo nome. Ha la testa fasciata per nascondere un taglio che però sembra medicato da un professionista.
Isabelle non riesce a trovare indizi per risalire all’identità della donna e quando le domande che si accavallano diventano troppe, si decide a lanciare un appello sui social. Peccato che in quel momento la donna senza memoria svanisce nel nulla. Con il suo settimo caso da risolvere, torna in libreria una delle detective più amate della narrativa contemporanea, che, tra il sole della costiera provenzale e le oscurità della natura, ci porta con sé in una nuova, appassionante avventura.
Traduzione: Roberta Scarabelli
La donna senza memoria
CON MADAME LE COMMISSAIRE LA COSTA AZZURRA SI TINGE DI GIALLO di BARBARA MONTEVERDI Isabelle Bonnet, Madame le Commissaire, è una vecchia conoscenza; da qualche anno vive e lavora a Fragolin, ...