VOCE E MEMORIA DI DUE SORELLE NELLA NAPOLI DEL NOVECENTO
di IRENE TORRE
Una notte insonne del 1965 costringe le sorelle Ida e Gilda, ormai anziane, a condividere lo stesso letto e i ricordi di una vita intera. È nella memoria che il romanzo trova il suo vero movimento: i ricordi affiorano e, uno dopo l’altro, ricompongono identità, desideri e ferite. Fin dalle prime pagine si avverte la forza del legame tra le due sorelle, un legame profondo ma attraversato da forti tensioni.
Figlie di una famiglia di editori musicali, Ida e Gilda crescono in un mondo in cui la musica non è semplice sfondo, ma linguaggio emotivo e destino familiare. Attorno ad essa e all’arte più in generale ruotano le aspirazioni e le frustrazioni dei membri della famiglia Gennarelli. Le due sorelle incarnano possibilità diverse e opposte: Ida, più introversa e creativa; Gilda, determinata ad affermarsi nel mondo dello spettacolo come attrice anche a costo di rinunciare a una parte di sé.
Tra le figure più suggestive del romanzo emerge Immacolatella, l’amica immaginaria di Ida: voce della sua immaginazione e della sua creatività, che però la crescita la costringe a sacrificare. Allo stesso tempo, la sorella Gilda rompe simbolicamente con la famiglia cambiando il proprio nome di battesimo da Giulietta a Gilda; nel nuovo nome, però, rimangono le lettere di Ida, a testimoniare un legame che resiste nonostante tutto.
Il romanzo affronta così il tema della condizione femminile nel mondo artistico dell’epoca. Alle donne non è davvero concessa una carriera autonoma: per emergere devono accettare compromessi che mettono in gioco reputazione e libertà. Fortuna racconta con chiarezza questa gabbia sociale, mostrando come finisca per plasmare le vite delle protagoniste.
Ispirato alla storia della famiglia dell’autrice ma con una forte componente di invenzione, La Canaria è un romanzo attraversato da una malinconia viva: quella per ciò che è stato e per ciò che avrebbe potuto essere. Allo stesso tempo restituisce con grande sensibilità un’epoca e una città. La Napoli che emerge dalle pagine è concreta, vivace, ricostruita con attenzione storica e la narrazione è arricchita dall’uso naturale del dialetto.
Un romanzo che consiglio a chi ama le saghe familiari intense, le storie di legami forti e i libri in cui la memoria privata si intreccia con la storia collettiva di una città affascinante e complessa come è Napoli.
TRAMA
Siamo a Napoli, negli anni Sessanta. L’anziana Ida, in stato confusionale, scaraventa in strada ogni oggetto che le capita a tiro. Da quel momento la sorella Gilda è costretta ad assisterla, anche se le due si detestano: il loro legame sororale si è temprato in una vicinanza insostenibile, ma necessaria a entrambe. Durante la notte insonne che trascorrono nello stesso letto, ma dandosi le spalle, le due si immergono nei ricordi del passato. Ida, affascinante e malinconica, ha sempre avuto una bellissima voce e un grande talento compositivo, ma ha dovuto sacrificarli sull’altare della serenità familiare. Gilda, ambiziosa e combattiva, desiderava fare l’attrice, ma i suoi sogni si sono rivelati illusioni.
Proposto da Antonella Cilento al Premio Strega 2026 con la seguente motivazione:
«La Canaria è un romanzo di donne e di canzone, ambientato fra il primo Novecento a Napoli, nell’atmosfera dorata della Belle Époque, e il decennio del Boom. Due sorelle, Ida e Gilda, ormai anziane nel 1965, affrontano le ingiurie dell’età e il bilancio delle loro vite. Ida desiderava cantare, Gilda recitare ma non tutto è andato secondo i loro desideri. La canaria incrocia memorie familiari e invenzione storica, fra indimenticabili canzoni, scultori e pittori di valore, le magnifiche confezioni Mele e sofisticate chiacchiere da salotto. Tutto inizia con il dramma pubblico (Gaetano Bresci uccide re Umberto) e con quello locale della celebre