LA FORZA DELLA FEMMINILITÀ
di BARBARA GALIMBERTI
Se alcuni romanzi possono apparire come testi caratterizzati da importanti ambizioni, a volte troppo elevate, che vengono manifestate dalla tecnica narrativa scelta, spesso eccessivamente neutrale e asciutta, altre opere, invece, sin dalle prime pagine, si aprono al lettore, accogliendolo nella storia, mediante una narrazione armoniosa e avvincente.
La bastarda degli Sforza di Carla Maria Russo è un’opera letteraria contraddistinta da emozione e dinamismo, che rendono il romanzo molto interessante e coinvolgente, capace di avvicinarsi così al pubblico, permettendogli di mantenere l’attenzione focalizzata sulla storia, dove la pura emozione viene vissuta grazie a uno stile narrativo ricco di improvvisi fremiti e sussulti.
In questo romanzo si vive con intensità l’immedesimazione dell’autrice negli ambienti e nei personaggi descritti. Come nelle altre opere, Carla Maria Russo racconta una storia, inserita in un contesto descritto nei minimi particolari, dove interessanti armonie si legano a concrete corrispondenze storiche.
È proprio la capacità di narrare la prospettiva storica con solide qualità letterarie che permette di distinguere lo stile narrativo dell’autrice all’interno del mondo letterario contemporaneo.
Sin dalle prime pagine emerge una componente emotiva che viola la canonicità della classica narrazione del romanzo storico.
Caterina Sforza non è solo un personaggio del quale si vuole raccontare l’esistenza, ma è la protagonista, la cui personalità viene espressa magistralmente nel romanzo, che risulta decorato da pensieri, sensazioni e immagini, che portano il lettore a sentirsi coinvolto nel tempo e nello spazio della vita della stessa protagonista e della sua famiglia, grazie anche all’alternarsi di una narrazione in prima e in terza persona.
La ricerca delle sensazioni, dell’immaginazione e lo scheletro storico narrativo permettono di definire il romanzo un’opera importante per il lettore amante del genere storico, ma anche per colui che ha intenzione di avvinarsi a questa tipologia di romanzi.
TRAMA
Milano, 1472. I lunghi capelli morbidi come la seta e biondi come il grano, gli occhi nocciola spruzzati di verde: Caterina Sforza, figlia illegittima del duca di Milano, ha una bellezza fuori dal comune, ma non è questo a renderla unica. Già da piccola si distingue per l’indole ribelle, coraggiosa fino all’imprudenza, fiera. È appassionata di studi scientifici, così come di caccia, strategia militare e combattimento: arti in cui, se non fosse per il corpo esile, supererebbe i fratelli, con i quali le è concesso di crescere alla pari. Una stravaganza per l’epoca ma non per la famiglia, in cui già la madre di suo padre, Bianca Maria Visconti, sposa di Francesco Sforza, era scesa in battaglia a fianco del marito per riprendersi Milano. A nove anni, però, la vita di Caterina cambia per sempre. Suo padre, Galeazzo Maria Sforza, uomo temutissimo per gli eccessi e la sregolatezza, seppur benevolo verso quell’unica figlia così particolare, non esita a sacrificarla alla ragion di Stato, dandola in sposa, insieme alla dote del Ducato di Imola e Forlì, a un uomo vile e crudele il cui unico merito è essere il nipote del papa, fondamentale alleato contro Venezia. Sebbene cresciuta libera, Caterina sa di doversi piegare. Da quel terribile affronto tuttavia nascerà una donna senza paura; dai rivolgimenti della Storia una combattente che si metterà a capo di un esercito, che saprà essere spietata anche con la sua stessa carne, che verrà ricordata col titolo di Leonessa di Romagna.