Il sangue degli Architetti,

Il sangue degli Architetti,

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Published: 5/3/2026

Format: Brossura

ISBN: 9788804805328

NAPOLI COME VENERE. NASCE DAL MARE E NEL MARE SI ADAGIA

di BARBARA MONTEVERDI

Il commissario Veneruso è un mito. Apparentemente cattivissimo, profondamente ignorante e scorretto, ma di sicuro un mito. Nulla lo coglie di sorpresa, casomai lo irrita, nella migliore ipotesi lo incuriosisce ma senza la minima partecipazione emotiva.

…il commissario Veneruso aprì la porta di casa e trovò una piccola scatola sul pianerottolo. Si chinò e la raccolse. Sopra, in bella grafia, c’era scritto SUA ECCELLENZA VENERUSO. Firmato: IL VOSTRO BRAV’UOMO-Così la aprì. Dentro trovò un orecchio. “Un orecchio” disse con la sua voce bassa e roca, come di fronte a un oggetto magico, un segno. Una profezia. Mise la scatola sotto l’ascella e prese il lobo tra indice e pollice: leggero come una farfalla. Lo tenne davanti al naso (…). Avvicinò il padiglione al naso per sentirne l’odore. Non puzzava. “Le orecchie non puzzano mai.” sentenziò alla sua maniera, cioè a vanvera.

Ora, ditemi voi se non è un tipo straordinario e sospetto lo sia anche il suo creatore, perché bisogna avere una mente ben eclettica per inventarsi un protagonista talmente fuori dalle righe e iniziare un giallo storico (siamo nel 1884) con un preambolo così grottesco.

Il resto segue a cascata; trama e personaggi stupiscono e divertono al tempo stesso, l’autore si è evidentemente sbizzarrito prima di tutto per soddisfare la sua fantasia sfrenata (e un po’ maligna) e poi, di conseguenza, per agganciare la nostra attenzione. E ce la fa, eccome.  Anche descrivendo i gusti culinari del protagonista, leggeri e fini come lui: pastasciutta con polipo e grosse polpette con aglio e uvetta fritte due volte, ripassate nel sugo di pomodoro, accompagnate da patate al forno. Da non dormirci la notte, ma Veneruso e i suoi collaboratori dimostrano stomaco di ferro e sprezzo del pericolo. Un rutto e via, si va a dormire. Chapeau.

Assodato il fatto che non stiamo parlando di raffinati gentiluomini, resta il dubbio che dietro la facciata distinta dei sospettati dell’omicidio del primo architetto – tre suoi colleghi, alcuni proprietari terrieri appartenenti alle più ricche famiglie di Napoli e cinque costruttori edili – la loro anima non sia più monda dell’aspetto dei poliziotti.

Il lato pulito, ordinato ed equilibrato è quello delle spiegazioni architettoniche: ogni capitolo viene battezzato con uno stile ben definito, Neogotico, Neoclassico, Moderno e Floreale, con qualche breve – azzeccatissimo – accenno alle sue caratteristiche più significative. E una postfazione completa il quadro, raccontando gli importanti sventramenti attuati in quel periodo nella struttura cittadina.

A Napoli è cominciata una rivoluzione urbana, stanno costruendo via Caracciolo e tonnellate di rena, cemento e tufo sono state scaricate in mare con enorme stupore di Veneruso che non ha prestato nessuna attenzione alle voci sul cambiamento della città, del suo sviluppo inevitabile. Lui odia i cambiamenti e, di conseguenza, anche gli “architeti”, con una T sola, vivi o morti che siano.

Così indaga con malagrazia e pare non saper bene che pesci prendere, circondato da agenti maleodoranti, sciatti e cupi come la città che li circonda. Sì, perché la Napoli che descrive Diego Lama è tanto più ombrosa quanto soleggiata: sembra che la luce abbagliante del giorno sia solo un inconveniente tra il tramonto e la notte pesante come una coltre che l’avvolge.

Autore dalla mano felice, Diego Lama riesce a spostare l’attenzione del lettore dalla trama gialla al mondo circostante che pulsa, respira, puzza (molto) e soffre.

Il suo romanzo si legge con partecipazione e prende dalla prima all’ultima pagina, magnetico, divertente, profondamente umano, con Napoli che muore e risorge mille volte attraverso le sue parole.

TRAMA

È lunedì mattina – maledetto, pensa Veneruso, come tutti quelli che Dio manda in terra – e il commissario ne ha già le tasche piene della vita e pure della morte quando bussano alla porta del suo ufficio: qualcuno ha ucciso l’architetto Lester Young, rovesciandogli addosso un busto di marmo dal Palazzo delle Belle Arti. Il colpevole si nasconde per forza nell’edificio, e il movente è chiaro: quel giorno si stava per assegnare l’appalto di un importante progetto cittadino, e Young era il vincitore annunciato. Veneruso concentra quindi le attenzioni sugli avversari della vittima… ma il quadro si complica in fretta, tra donne misteriose, faccendieri pieni di segreti e altri, pirotecnici assassinii. Chi c’è dietro al mistero? E qual è il movente? Veneruso scopre che la sua Napoli sta per scomparire, travolta da una trasformazione che prevede l’annullamento di interi quartieri e la costruzione di nuove aree, un orizzonte che per lui, allergico al cambiamento, equivale a un terremoto. Man mano che l’indagine proseguirà, sul palcoscenico si alterneranno amori infranti, rimpianti mai sopiti, eterni sogni di futuri più o meno possibili e tanta dolente tenerezza, tutti a consumarsi all’altare del Grande Nemico, il Tempo, che gira, gira, gira e gira, e forse, questa volta, presenterà il conto più temuto.

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