UN GOMITOLO MOLTO INGARBUGLIATO. MA CHE SODDISFAZIONE DISTRICARLO
di BARBARA MONTEVERDI
Un entusiastico bentornato ad Harold Gilbers e al commissario Oppenheimer, che seguiamo dai tempi di Berlino 1944. Ora siamo nel 1952, nel bel mezzo delle trattative post belliche tra Germania e Stato di Israele, che chiede riparazione economica per l’incubo appena passato.
Ma l’accordo, già controverso di suo, viene ulteriormente complicato da un paio di buste esplosive, una delle quali indirizzata addirittura al presidente tedesco Adenauer, e i servizi segreti delle due nazioni sono presi in contropiede. Così, come al solito, per togliere le castagne dal fuoco ci si rivolge ad Oppenheimer – che ha già i suoi problemi professionali e familiari.
I racconti di Gilbers sono sempre appassionanti e storicamente molto ben inquadrati, ma quest’ultimo è particolarmente pregnante perché parla di un periodo ancora ricco di speranze per il futuro, molto confuso ma pieno di voglia di fare, ricostruire città, riunire la nazione tedesca. Il muro di Berlino è ancora là da venire e stringe il cuore accorgersi con quanta speranza la gente attende fiduciosa di riportare – presto, prestissimo – da Bonn a Berlino la capitale. E’ vero, questa è finzione letteraria, ma si basa su una realtà ben precisa, concreta, e il romanzo mette il coltello nella piaga.
Anche per quel che riguarda la formazione dello Stato ebraico e le lotte scatenatesi in Palestina fin dal 1929 (epoca in cui era sotto la giurisdizione inglese) di cui l’Europa è stata responsabile e ancora oggi incapace di capire, sanare, aiutare e riparare gli immensi danni nei confronti del popolo palestinese, coinquilino per diritto millenario di quella terra.
Ma tornando al racconto vero e proprio, la complicazione nel lavoro di Oppenheimer è data dal fatto che dietro gli attentati abortiti e i successivi che si teme vengano messi in atto, ci potrebbero essere – ahinoi – gruppi ebraici estremisti che non accettano nessun tipo di accordo con la Germania del dopoguerra.
Situazione delicatissima e molto complicata, che richiede attenzione da parte del lettore affinché non si perda nei meandri della real politik. Ma Gilbers è molto abile nel tener salde le redini del racconto, creando la suspense giusta al momento opportuno per alleggerire le inevitabili spiegazioni storiche. Penso che la traduttrice abbia avuto le sue difficoltà a trasporre in italiano concetti e situazioni ormai abbastanza distanti da noi, ma ha comunque raggiunto un risultato eccellente, rendendo il racconto quanto più possibile lineare e trasparente.
Per una comprensione ottimale del quadro politico, consiglio di leggere in primis la postfazione: due paginette dense di informazioni sulla situazione post bellica tra Germania e Stato di Israele. Utilissima e illuminante.
TRAMA
Sfuggito per miracolo a un attentato, Konrad Adenauer sta lavorando a un accordo di riparazione con il primo ministro israeliano David Ben-Gurion. I negoziati suscitano forte opposizione in entrambi i Paesi e gira voce che la bomba destinata al cancelliere provenisse da forze radicali israeliane. Anche tra il Mossad e i servizi segreti tedeschi il clima è assai burrascoso. Riuscirà Oppenheimer, ebreo e tedesco, a calmare le acque e impedire un nuovo attentato?