CATERINA LA GIUSTA
di ANTONIA DEL SAMBRO
“Non mi vuole uccidere, stai tranquillo. Vuole solo divertirsi con la donna-sbirro con la cicatrice”
C’è un tempo nel Tempo che scorre e che appartiene solo a una certa tipologia di poliziotti: quelli caparbi, giusti, investigativi, coraggiosi e nobili. Quelli che fanno squadra tra loro non solo perché fanno parte tutti della stessa centrale ma perché condividono affinità elettive e senso profondo della rettitudine e della comunità.
A questa tipologia di essere umani appartiene Caterina Barone.
Caterina, che ha dovuto affrontare mostri e oscurità desiderosi di fagocitarla e che invece ha puntato i piedi per bene a terra e li ha messi bada.
Messi a bada, attenzione, non sconfitti. Perché alcuni dolori e alcune prove di fuoco restano nelle esistenze delle persone per sempre.
Caterina Barone è una poliziotta di quelle che non si arrendono mai e che a partire dal 1988, coadiuvata dalla sua squadra, porta avanti una indagine per undici anni.
Tutto parte dalla sparizione di Sofia Santarcangelo, una adolescente riminese che sembra essere letteralmente scomparsa nel nulla.
È l’incipit di una angoscia sociale che segna altri eventi efferati e la caccia a un killer che sembra uscito da un incubo di sette medievali.
Con un ritmo da cronista e da investigatore brillante, Piernicola Silvis dà vita a un poliziesco sublime dove il lettore si ritrova a essere parte attiva di una indagine complessa e lunghissima che cerca di scavare nel profondo di una società marcia e malata e si ritrova ogni volta a rimbalzare su muri di gomma e architetture labirintiche in grado di deviare o nascondere il Male.
Un male che continua a seminare orrore puro.
E sarebbe troppo facile liquidare la dicotomia Caterina/killer come un gioco di specchi o come un canto controcanto scontati. No, quello che fa l’autore è presentare al lettore le infinite sfumature di una società contemporanea dove quasi nessuno è ciò che appare.
Quasi nessuno, appunto, perché poi c’è sempre l’eccezione che veste i panni di una poliziotta e che crede ancora la Giustizia salverà il mondo.
Undici sorelle è un romanzo vibrante, spaventoso, scritto meravigliosamente e che fa riflettere.
Una riflessione, in realtà, andrebbe fatta anche sul perché un autore di grande successo e vendite come Silvis abbia deciso di pubblicarsi percorrendo strade altre da quelle dell’editoria tradizionale.
Lettori, addetti ai lavori, giornalisti e blogger dovrebbero cominciare davvero a riflettere sullo “stato dell’arte” della nostra editoria.
La Bottega del Giallo è pronta…e tutti voi sapete dove trovarci.
TRAMA
Una Rimini insolita, avvolta dalle nebbie invernali e lontana dai fasti della riviera estiva, fa da sfondo a un incubo che inizia la notte di Natale del 1988. La misteriosa scomparsa della quindicenne Sofia Santarcangelo segna l’avvio di un’indagine complessa e logorante per Caterina Barone, una poliziotta tenace segnata da un passato doloroso. Quella che appare inizialmente come una sparizione si trasforma in una caccia all’uomo lunga undici anni, contro un assassino seriale metodico e spietato che si nasconde dietro una maschera di insospettabile normalità e si fa chiamare “Il Figlio del Tempo di Dopo”. Attraverso un decennio di cambiamenti sociali e politici italiani, Caterina e la sua squadra devono affrontare burocrazia, false piste e l’orrore puro per fermare una mente criminale che colpisce donne e bambine con ferocia calcolata. Un thriller serrato che esplora le profondità del male e la resilienza di chi ha scelto di combatterlo per dare voce e giustizia alle vittime silenziose.