PIETRE DI INCIAMPO LUNGO IL SENTIERO DELLA VITA
di BARBARA MONTEVERDI
Accade – non così spesso, ma fortunatamente accade – che dopo pochissime pagine ci si accorga di avere per le mani un libro importante, che lascerà il segno. Non conta granché l’argomento e ciò che accade, ma la scrittura accende subito un fuoco lento, braci che scaldano la mente del lettore.
E’ il caso di questo romanzo (tradotto con un tocco particolare che ricorda I 400 colpi di Truffaut), che si apre con le giornate del quattordicenne Denis scandite dalla frequentazione dell’istituto religioso in cui studia tutto il giorno e dalle poche ore da trascorrere in casa in una sorta di bozzolo silenzioso: la madre dedita alle pulizie compulsive, il padre preso dalla contabilità.
Più di una volta Denis aveva cercato di parlare con la madre delle cose che non capiva. Lei lo aveva guardato stupita: “Non sono cose per la tua età, Denis. Lascia perdere, capirai più avanti” Ed era tornata a pensare ai suoi mobili a lucido. Più di una volta Denis aveva chiesto al padre di comprargli i romanzi di cui sentiva parlare. Lui lo aveva guardato togliendosi gli occhiali: “Che ti prende, Denis? Non sono cose per la tua età. Tutto quello che devi fare è studiare. E per questo non serve leggere delle stupidaggini.” (…) I genitori di Denis erano brave persone, ma erano fatti così e non ci si poteva fare niente.
Ovviamente, se non trovi linfa vitale vicino a te, la vai a cercare altrove, ed è quello che fa Denis con determinazione quasi inconscia.
Così è l’amore ciò che comincia a fargli vibrare l’esistenza, ma è – ci sono dubbi? – un amore complicato: lei ha ventisei anni (dodici più di lui) e questo è già socialmente imbarazzante, considerando che Denis è minorenne, ma il vero problema è che lei è una suora, e ricambia i suoi sentimenti.
Ora, teniamo presente la delicatezza della trama e stupiamoci per la mano fatata che la svolge, con dolce sapienza, visto che l’autore quando scrive il romanzo ha diciotto anni. Tutto ciò ha del miracoloso. Parola di atea.
La palpitante e pudica descrizione del lento avvicinamento delle due anime travolte da un amore inaspettato, è talmente realistica da farci rivivere l’emozione del primo sconvolgente sentimento della nostra giovinezza con una vividezza stupefacente: è come assistere alla proiezione di un film, il film della nostra vita.
E quando la passione esplode e i due riescono a crearsi un momentaneo nido d’amore in campagna, sfruttando il caos creato dai bombardamenti intorno a Parigi (siamo nel pieno della Seconda Guerra Mondiale), capiamo che questo sarà il momento più alto, e finale, del loro amore impossibile, della fuga dalla realtà e che lui – appena affacciatosi alla vita – ne verrà fuori con qualche sconquasso, ma fondamentalmente integro e pronto ad affrontare l’esistenza, mentre lei avrà tutto da perdere e tutto perderà.
Una donna che ama in modo così totale come Claude (Suor Clotilde per buona parte del romanzo) finisce giocoforza nel tritacarne della società “per bene”. E la paga cara.
Un’opera straordinariamente matura, di grande impatto psicologico ed emotivo, di quelle che non dovremmo lasciarci sfuggire nella giostra dei tanti, troppi, libri che il mercato editoriale propone e che spesso ci confondono.
Ecco, questo volume è come una bussola e ci regala il tempo di pensare e, magari, di incamminarci sulla strada giusta, che potrà anche essere considerata “la cattiva strada” dai più, ma ci dona ossigeno, profumo di fiori freschi, vita.
Almeno per un po’.
TRAMA
Una passione proibita narrata, con candore e precisione, senza compiacimento e senza moralismi, da quello che Emmanuel Carrère ha definito «un grande scrittore», «uno dei più originali della sua epoca». «È arrivato Denis. Lo amo. Lo amo. Non sono più in grado di dire come, né perché, né quanto lo amo. Ma lo amo. Esisto. Mi sento bene. Mi sento male. Mi giudico buona o mi giudico cattiva, ma esisto. Sapevo cos’era il rimorso prima di conoscere Denis| Amo il mio rimorso, è una cosa buona, come il mio amore.» «Mi dispiace non aver scritto queste righe quand’era vivo: penso che non gli sarebbe dispiaciuto se qualcuno infinitamente meno famoso di lui, ma con una piccola reputazione nella letteratura cosiddetta seria, avesse mostrato di considerarlo un grande scrittore, a ogni modo uno dei più originali della sua epoca». (Emmanuel Carrère)
Traduzione: Simona Mambrini