UN VECCHIO CASO IN BARBAGIA PER BALISTRERI
di IRENE TORRE
Dopo una lunga attesa ritroviamo il commissario Balistreri, ormai anziano, mentre ripercorre uno dei casi più importanti della sua carriera: un’indagine ambientata nel 1984 tra Nuoro e la Barbagia, in un periodo in cui la Sardegna dell’interno era ancora segnata da sequestri di persona, faide e famiglie criminali.
Il trasferimento in Sardegna arriva come una punizione dopo l’ennesimo incidente provocato dal suo carattere impulsivo. A Nuoro incontra un giovane collega che rappresenta il suo opposto: riflessivo, un po ‘ poeta e un po’ filosofo, ancora inesperto e sensibile. Il rapporto tra i due è uno degli aspetti che ho apprezzato di più, perché lascia intravedere una crepa nella corazza di Balistreri e, al tempo stesso, rende ancora più evidenti le barriere emotive che si è costruito negli anni.
L’indagine prende avvio da sequestro di una bambina finito tragicamente, e subito si intreccia con la realtà della Barbagia degli anni Ottanta, dove il confine tra legalità, tradizione e appartenenza è inesistente. Costantini racconta una terra governata da regole non scritte, dove i legami familiari, il senso dell’onore e il peso della comunità possono contare più della legge. Pur ricorrendo a qualche immagine un po’ stereotipata della Sardegna più interna, l’ambientazione resta uno dei punti di forza del romanzo e contribuisce a creare un’atmosfera tesa e affascinante.
Al centro del romanzo c’è una riflessione profonda su libero arbitrio e destino, e su quanto i desideri frustrati possano essere un motore potente di trasformazione, ma non sempre positivo: possono trasformare bravi ragazzi in criminali e far naufragare intere famiglie.
La scrittura di Costantini è scorrevole e affascinante. Dopo la metà il libro diventa un susseguirsi di colpi di scena che tengono il lettore avvinto al romanzo fino alla fine. In alcuni passaggi ho avuto l’impressione che il desiderio di sorprendere il lettore portasse la trama a sacrificare un po’ di verosimiglianza, ma senza compromettere il piacere della lettura.
Ho apprezzato anche il fatto che questo romanzo mostri un Balistreri diverso da quello degli esordi. Pur restando fedele ai suoi difetti e al suo carattere rude, il racconto filtrato dalla memoria lascia intravedere un uomo più consapevole, che guarda al passato con uno sguardo meno arrogante e più malinconico. È una sfumatura che aggiunge profondità al personaggio e rende ancora più interessante seguire questo vecchio caso.
Un libro che consiglio a chi ama protagonisti ruvidi, moralmente ambigui e lontani dall’eroe perfetto, ma anche a chi ha semplicemente voglia di un thriller coinvolgente da leggere tutto d’un fiato.
TRAMA
Nel 1984 il commissario Michele Balistreri è stato distaccato, per punizione, in Sardegna, presso la questura di Nuoro, per occuparsi della terribile piaga dei sequestri di persona. Il primo caso che affronta è il rapimento di una bambina del luogo poi ritrovata morta dentro un nascondiglio sotterraneo, il secondo riguarda il figlio di una coppia molto ricca, il cui padre è a capo di una potente famiglia di palazzinari romani che ha legami con la malavita. Dietro a entrambi i casi ci sarebbero i pastori di Orgosolo e un sistema basato su leggi non scritte in cui la vendetta è autorizzata. Coi suoi metodi duri e sbrigativi, Balistreri indaga tra le gole della Barbagia e i lussi della Costa Smeralda insieme al giovane agente sardo Filippo Martiradonna, il suo opposto: fatalista, pacifista, tutto casa e famiglia, sposato con Grazia, una giovane donna barbarigina – cresciuta nella povertà e nella sopraffazione maschile – che vuole dare una svolta alla sua vita, a qualsiasi costo. I rapporti tra Balistreri e la coppia innescano una miscela esplosiva dalle conseguenze tanto impreviste quanto fatali, scatenando una reazione a catena di inseguimenti e sparatorie, faide e tradimenti, che si lascia dietro una lunga scia di sangue. In un tumultuoso susseguirsi di colpi di scena, Balistreri risolverà il caso squarciando il velo su una verità inaspettata e sconvolgente, che lo porrà davanti al suo peggiore incubo: il dilemma tra rimpianto e rimorso, tra verità e giustizia. Quarant’anni dopo, il commissario, ormai ultrasettantenne, intraprenderà un viaggio in auto da Lampedusa fino all’estremo Nord dell’Europa per scoprire l’ultimo lembo di verità, quello che solo il tempo può rivelarci.