UN’ASTA A PERDERE
di IRENE TORRE
Nello sperduto villaggio di Harlowe, nel New Hampshire, il tempo sembra essersi fermato: una comunità isolata, cristallizzata in abitudini rassicuranti. Eppure il male arriva lentamente, dapprima senza mostrarsi, poi assumendo le sembianze affascinanti e il linguaggio persuasivo del banditore d’asta Perly Dunsmore.
Le sue richieste iniziali sono innocue, quasi ragionevoli: cosa hai di superfluo nella tua casa? Di cosa puoi privarti per aiutare la comunità? Oggetti inutili, sacrifici minimi, concessioni che sembrano non costare nulla, che permettono anzi di svuotare una cantina ingombra e di sostenere una polizia desiderosa di ampliare il proprio organico. Ma da qui prende avvio una spirale di rinunce a cui nessuno sembra davvero in grado di opporsi.
La famiglia Moore, contadini che da generazioni lavorano e amano la loro terra nonostante ogni difficoltà, rappresenta il fragile baluardo contro l’avanzata della fame rapace di Dunsmore e dei suoi scagnozzi. Nel romanzo si scontrano infatti due mondi: l’attaccamento alla terra e alla tradizione contadina da una parte, l’avanzare arrogante di un “nuovo” che vuole spazzare via tutto ciò che lo precede in nome del profitto dall’altra. Non a caso, a un certo punto, una ruspa tenta di divelgere dei pini secolari, in una scena dal forte valore simbolico.
Pagina dopo pagina, lo scenario si fa sempre più claustrofobico. La tensione cresce e il romanzo diventa profondamente disturbante. La giustificazione che induce gli abitanti di Harlowe a privarsi di ciò che hanno di più caro è una vaga minaccia esterna, mai chiarita, che funziona come una potente metafora della paura collettiva.
La domanda che Il banditore pone al lettore è brutale: a quanto possiamo rinunciare prima di accorgerci di aver perso tutto? E soprattutto, quando saremo capaci di dire di no a una rapacità che mette a repentaglio la vita dei nostri stessi figli?
È un vero dispiacere che Joan Samson abbia scritto solo questo romanzo prima di morire prematuramente. Il banditore è uno splendido esordio, di una lucidità e di una forza morale impressionanti: Samson è una voce che merita di essere ricordata e riscoperta.
TRAMA
I Moore vivono in una fattoria nella comunità rurale di Harlowe, New Hampshire, dove la tradizione è legge e la corrente elettrica è un lusso. L’erba del pascolo da tagliare, il mais e le patate da coltivare, le vacche da mungere: la vita di John e Mim è scandita dal duro lavoro delle braccia, mentre la piccola Hildie cresce sotto il loro sguardo amorevole e la madre di John, indurita dall’artrite, è ormai incastonata nel divano davanti alla tv. È un’esistenza di semplici abitudini che si ripetono immutate, fino al giorno in cui in paese arriva Perly Dunsmore, un banditore d’asta. Dicono che abbia girato il mondo, Dunsmore, ma ora si è fermato proprio qui, sistemandosi nella casa più bella del paese, dove per altro è avvenuto l’unico omicidio che Harlowe ricordi. Elegante e suadente nei modi, il banditore – ha fatto sapere – organizzerà aste per raccogliere fondi da destinarsi alla polizia locale. La gente di Harlowe, tutta, è caldamente invitata a offrire anticaglie in disuso, anche cose da poco: in fondo che costa? Le aste si susseguono sempre più frequenti, finché gli abitanti si ritrovano senza più nulla da dare, se non le cose da cui non si separerebbero per nessuna ragione al mondo. Ma Dunsmore, spalleggiato dalla polizia di giorno in giorno più arrogante, non desiste dal chiedere e non tollera rifiuti. E chi si ribella non per forza sarà salvo. Ne Il banditore l’inquietudine e l’orrore strisciano dentro il quotidiano di una comunità, dove il lato oscuro aspetta solo di manifestarsi.