EMILIO ZUCCHINI RIMANE IL DETECTIVE PIU’ IRONICO E INCASINATO DELLA NOSTRA NARRATIVA DI GENERE
di ANTONIA DEL SAMBRO
Non si fanno mai i conti senza l’oste.
La tradizione popolare lo insegna da secoli riportando uno dei detti più famosi di sempre.
Eppure c’è sempre chi ci prova.
Magari in buona fede come la cameriera de La vecchia Bologna che, all’insaputa di tutti iscrive il locale a uno dei contest culinari più famosi della televisione, spiazzando più di tutti proprio il suo titolare. Magari, invece, c’è chi lo fa in cattiva fede, commettendo malfatte per far incriminare altri.
In qualsiasi modo la si voglia mettere i conti senza l’oste non si fanno mai.
E così, il ristoratore detective più simpatico, ironico e volitivo della narrativa italiana si ritrova, suo malgrado, a rimettere a posto le cose e esporsi in prima persona come sempre.
Il fatto è che ne I conti senza l’oste Zucchini non sa proprio da che parte cominciare. C’è da tenere a bada l’invadenza chiassosa e social di una troupe televisiva; c’è da far scagionare il principale sospetto di un omicidio che ha sconvolto Bologna e che lui crede assolutamente innocente, c’è da indagare in una città ostaggio di cantieri per i lavori del tram.
Filippo Venturi come sempre è bravissimo a far muovere il suo personaggio feticcio tra ironia e suspense, valori importanti come l’amicizia e la ricerca della verità e la propria città, che mai come in questo nuovo romanzo diventa un personaggio vibrante e presentissimo, location caotica eppure fascinosa di una trama costruita a opera d’arte.
L’autore oltre a scrivere bene, sa perfettamente di cosa parla e a tratti, in alcune pagine più descrittive e ispirate, ricorda addirittura Sciascia, per la sua incredibile capacità di raccontare in maniera precisa e realistica la sua città, la sua terra, i suoi conterranei.
L’ho già detto una volta ma lo ripeto con convinzione: lo stile e l’ironia di Venturi sono da considerarsi ormai un paradigma per ogni nuovo scrittore che vuole approcciarsi alla blak- comedy con un minimo di consapevolezza.
TRAMA
Emilio è stato incastrato: non dalla polizia, stavolta, e nemmeno da una tavolata di clienti impossibili, ma dalla sua fidata (o così credeva) cameriera Alice, che ha deciso di partecipare con la Vecchia Bologna alla sfida tra ristoranti più popolare della tv italiana. Tutto è pronto per accogliere i giudici quando arriva una notizia terribile: hanno ammazzato Delfo. Delfo non era solo il ristoratore della serranda accanto, era un’istituzione cittadina, conosciuto da tutti per il garbo d’altri tempi con cui da cinquant’anni accontentava e sopportava avventori di ogni tipo. Il corpo è stato ritrovato nel suo locale, la testa in una pozza di sangue, e accanto c’era Amir, il lavapiatti bangladese, lo sguardo perso nel vuoto e un portafogli tra le mani. Per il commissario Iodice non ci sono dubbi sulla sua colpevolezza. Emilio, invece, di dubbi ne ha eccome, perché sa chi era per Delfo quel ragazzo silenzioso: quasi un figlio. E si mette in testa di dimostrare la sua innocenza, possibilmente prima di ritrovarsi in cucina una troupe televisiva. Inizia così le sue indagini parallele in una Bologna messa sottosopra dai lavori per le nuove linee del tram. Non può immaginare che questo caso lo porterà a imbattersi in una delle pagine di cronaca nera più dure della storia italiana. Oste per passione, detective per caso e umorista per necessità, l’irresistibile personaggio nato dalla penna di Venturi deve affrontare una doppia sfida: trovare un assassino e sopravvivere alle telecamere di un reality show.