QUANDO LA MORTE PROFUMA DI LAVANDA
di BARBARA MONTEVERDI
Pierre Martin è, nonostante il nom de plume, un autore tedesco di gialli molto , ma molto, innamorato della Francia e dei suoi abitanti. L’ambientazione – Costa Azzurra, con una rapida capatina a Lione – e il tono frizzante che utilizza per raccontare, ci fanno dimenticare del tutto le origini teutoniche dell’autore che inanella scene e personaggi decisamente godibili.
Come, d’altronde, già accaduto nei suoi libri precedenti (ma forse l’attenta traduzione di Roberta Scarabelli non è del tutto estranea alla giusta atmosfera).
Dopo la serie di Madame le Commissaire, ora ci presenta un nuovo personaggio, Lucien, un ricco giovanotto senza pensieri che si ritrova erede dei beni di famiglia a causa della morte improvvisa e innaturale del padre, al quale ha dovuto fare anche la terribile promessa di tenere alto il nome e l’onore degli Chacarasse, qualsiasi cosa questo significhi. Ma lo capiremo presto.
Mentre si sedevano, Lucien si chiese cosa sapesse Francine dell’attività di suo padre, famoso per la riservatezza quasi patologica, anche quella un retaggio degli Chacarasse. Per questo motivo Lucien sospettava che Francine non ne sapesse nulla, ma doveva assicurarsene. Avrebbe cercato di scoprirlo. E se fosse venuto fuori che lei era al corrente di tutto o perlomeno aveva dei sospetti…Cosa avrebbe dovuto fare allora? Seguendo la logica della storia della sua famiglia, avrebbe dovuto ucciderla.
Caspita, tono leggero o no, qui le cose si fanno serie, mi pare.
Il giovane Lucien è spiritoso, apparentemente superficiale e, come spesso accade agli uomini, un po’ troppo attento alla bellezza femminile e molto meno alle sue conseguenze: se dovrà diventare un killer d’alto bordo (e questa pare sia l’eredità professionale di famiglia) dovrà dimostrarsi più smaliziato.
Il tono del racconto ricorda un po’ Wodehouse, meno in punta di forchetta, meno affilato, ma senza dubbio gli schiaccia l’occhio e la lettura alterna momenti di puro divertimento ad altri più palpitanti e non scevri di colpi di scena.
Forse, però, la descrizione insistita del mondo chic frequentato da Lucien, composto da belle donne, abiti firmati, accessori di finissima fattura, cibo raffinato e tanto, tanto, tanto denaro fintamente “non” esibito, a volte rendono il quadro complessivo stucchevole; meglio sarebbe stato calcare un po’ di più la mano sull’aspetto criminale del racconto, perché l’idea di partenza era decisamente originale.
Ma, insomma, se il lettore vuole svagarsi senza problemi con un romanzo fresco e leggero (e qualche cadavere disseminato qua e là), troverà in Pierre Martin i suo scrittore-comfort e anche qualche informazione turistica su cosa visitare in Costa Azzurra. Le vacanze stanno finendo? Non c’è problema: Monsieur le Comte e i suoi consigli non invecchiano. Li si potranno seguire con profitto la prossima estate.
TRAMA
Ah, la Costa Azzurra, il verde della penisola fra Monaco e Nizza, le alte siepi che nascondono ville principesche! Proprio a quel lusso Lucien, che nell’antica famiglia dei conti de Chacarasse ricopre il poco ambito ruolo di pecora nera, ha scelto di rinunciare. Ha altre ricchezze: una finestra vista mare, il ristorantino a Villefranche-sur-Mer – il P’tit Bouchon – aperto in barba ai desideri dei suoi blasonati parenti, la bouillabaisse dell’amico chef Roland, magari gustata insieme a un bicchiere di vino e in deliziosa compagnia… cos’altro serve per essere felici? Poi, un giorno, quell’idillio finisce: una telefonata richiama con urgenza Lucien al capezzale del padre, gravemente ferito in circostanze misteriose. Prima di morire, nella stanza buia di Villa Béatitude il conte de Chacarasse estorce al figlio l’unica promessa che Lucien non è pronto a fare, figurarsi a mantenere: proseguire l’antica tradizione di famiglia, che risale fino a Napoleone, ai Borboni, addirittura ai Medici. Da secoli, infatti, i conti de Chacarasse si tramandano una particolare forma d’arte, che richiede sangue freddo e pazienza, e per la quale Lucien è stato suo malgrado addestrato fin da bambino: l’arte di uccidere. Su commissione e dietro compenso. E pure se alla greve eredità Lucien si è sottratto per anni, ora è rimasto l’unico corridore di questa mortale staffetta. Ma come può, lui che vuole godersi la vita a ogni costo, privare qualcun altro.
Traduzione: Roberta Scarabelli