IL RITMO LENTO DEL POLIZIESCO COLTO
di ANTONIA DEL SAMBRO
Questo è un romanzo che si assapora lento, dove ogni parola è accuratamente scelta e ogni frase pensata e costruita con maestria e sapienza.
La suspense è affidata quasi solo alla scrittura per immagini di cui l’intero racconto è pervaso.
E così il lettore si ritrova a rabbrividire per la vividezza delle immagini e non perché travolto da un ritmo pressante con infiniti colpi di scena.
I colpi di scena ci sono ma sono slow perché la tensione è liquefatta in mezzo alle mirabili descrizioni di ambientazioni e paesaggi, dove a ogni scena del crimine corrisponde una location della Sardegna più intima e ricca di storia e tempo.
Il lettore ne Il nido del corvo si ritrova a “gustare” l’eleganza di una scrittura che ammanta e definisce la narrativa di genere di un sapore altro. C’è la caccia al killer certo, ci sono vittime che, forse, in un tempo lontano si sono lasciate andare ad atti crudeli, c’è l’investigazione vera e propria, c’è l’orrore del non sentirsi al sicuro perché non c’è, realmente, alcun posto in cui nascondersi, eppure, chi legge percepisce che questo non è affatto il solito poliziesco.
E l’ultima fatica letteraria di Pulixi non solo confeziona una nuova singolare veste al poliziesco classico ma, sposta anche il focus autoriale.
Chi legge e segue Piergiorgio da sempre sa della sua propensione a costruire e rendere protagoniste figure femminili magnifiche. Una inclinazione che non solo gli è stata riconosciuta e apprezzata da molte lettrici ma che nel corso del tempo gli ha permesso di essere immediatamente riconoscibile nel suo stile e nelle sue storie.
Ebbene, Il nido del corvo pur mantenendo una grande attenzione al mondo femminile e alle protagoniste della storia, sposta, significativamente azione e pensiero sull’interprete principale, l’investigatore Daniel Crobu. Di lui, l’autore, ci tiene a raccontare la sua “prima” vita, la costruzione dei suoi affetti, il suo modus operandi come poliziotto tenace e volitivo, l’infinito more per la sua terra, la cura che dedica e regala a tutti coloro che abitano la sua domus.
Daniel è elegante, curato, maschile in ogni suo pensiero e atteggiamento, eppure, non smette di ricordare molte delle protagoniste più emblematiche di Pulixi, come in una sorta di passaggio di consegne ideale dove chi legge può ritrovarsi facilmente e confortevolmente. E soprattutto apprezzare l’incredibile capacità autoriale di lasciare tutto intatto pur cambiando essenzialmente tutto.
La lentezza su cui è costruito questo romanzo poliziesco e di ambientazione, ammalia, soggioga, rapisce. Si arriva alla fine con i brividi che percorrono il corpo e il sorriso di chi sa che ha appena finito di leggere tutto quello che ci si aspetta da un romanzo colto.
TRAMA
Sardegna, Penisola del Sinis, una giovane donna scompare nel nulla.
Sei mesi di silenzio e indagini a vuoto. Poi, un unico agghiacciante segnale: il cellulare di Angela Floris si riaccende. Sul luogo del rilevamento gli ispettori Daniel Corvo e Viola Zardi trovano un macabro reperto che vale da firma. Si tratta di una mano femminile, troncata e in stato di perfetta conservazione. È l’inizio di un duello perverso con un assassino che agisce da artista della morte. Non si limita a uccidere ma osserva, studia, contempla, collezionando gli arti delle vittime come fossero opere. Per Corvo e Zardi, partner nel lavoro ma opposti per indole e modo di vedere le cose, comincia una caccia allucinata. Lui, mentalità da monaco guerriero, ancorato alla famiglia e alla fede per tenere a bada antichi traumi; lei, spirito in tempesta con il fascino dell’azzardo nel gioco e nella vita, capace di domare il caos soltanto quando lo incanala nei casi da risolvere. Mentre i demoni personali riaffiorano e un’altra ragazza scompare, i due poliziotti capiscono che il killer non li sta solo sfidando, li ha scelti. Attirandoli tra stagni di sale e campagne desolate, trasforma ogni scoperta nella tappa di un incubo meticolosamente orchestrato. Più Corvo e Zardi si avvicinano alla verità, più diventa chiaro che le vittime erano solo un prologo. Il vero capolavoro, l’opera suprema che l’Artista vuole realizzare, forse sono proprio loro.
Sullo sfondo di una Sardegna sospesa tra west selvaggio e lande crepuscolari, Pulixi firma una storia ipnotica e avvolgente, che scandisce una deriva nei chiaroscuri dell’anima umana.
Il nido del corvo è il big bang di un universo narrativo in espansione, nelle cui pieghe si muovono anche i personaggi del precedente romanzo, La donna nel pozzo. Ogni libro diventa il tassello di un mosaico più grande, racconto di un mondo che svela connessioni segrete, inaspettate, imprevedibili, ma che rapisce e cattura ugualmente chi vi entra per la prima volta, inaugurando un viaggio nella crime fiction di cui sentiremo parlare nei prossimi anni.