L’ARTE DI CAMILLE CLAUDEL, OSTINATA E SELVATICA
di IRENE TORRE
Assia Petricelli, sceneggiatrice e insegnante, e Sergio Riccardi, fumettista e illustratore, raccontano in questo graphic novel biografico la vita intensa e tormentata di Camille Claudel, scultrice francese della Belle Époque, “troppo libera” per il suo tempo.
“Troppo libera” è infatti l’espressione che meglio definisce Camille: una donna fuori dagli schemi, ostinata e selvaggia. In un’epoca in cui le donne iniziano a rivendicare spazio nelle arti, Camille sceglie la più difficile tra queste, la scultura, già a dodici anni, senza mai piegarsi alla morale borghese che vorrebbe confinare l’arte femminile in forme rassicuranti e decorative. La sua visione è chiara e radicale: «La vera arte è una sola e non ha sesso. Rivendico la stessa libertà di espressione degli uomini. Nessun compromesso».
Centrale nella costruzione del personaggio è il rapporto con il più maturo e famoso scultore Auguste Rodin. Tra i due nasce una storia d’amore, ma, nella scultura come nella vita, sono inconciliabili: lui evita i conflitti e cerca il consenso, lei non accetta compromessi e non cerca di compiacere nessuno se non la propria idea di arte. La relazione diventa per Camille soffocante, come un blocco di pietra che imprigiona il suo talento all’ombra di un uomo incapace di sceglierla definitivamente come unica compagna di vita.
La scelta inevitabile è rompere tutto, distruggere ciò che ha costruito e affidarsi solo a sé stessa, accettando il rischio della povertà e dell’emarginazione che colpiscono una donna senza protezioni in una società che non la riconosce. Il prezzo sarà altissimo: solitudine, paranoia e infine il sanatorio, dove la famiglia, che l’ha sempre considerata fonte di scandalo, la rinchiude, allontanandola dal mondo.
Riccardi affronta con notevole sensibilità la sfida di tradurre la tridimensionalità della scultura nel disegno, restituendo alle opere di Camille peso, tensione e presenza.. Molto suggestivo anche il motivo visivo della Torre Eiffel che cresce sullo sfondo pagina dopo pagina, fino al momento in cui Camille vi sale, in una scena di intensa liberazione simbolica.
Un graphic novel che restituisce voce e dignità a un’artista straordinaria e privilegia la dimensione emotiva, rendendo la figura di Camille potente e immediata, soprattutto per un pubblico giovane e per chi, come me, scopre per la prima volta la sua storia.
TRAMA
Nella Parigi vibrante della Belle Époque, Camille Claudel osa dove nessuna ha osato prima: impugna lo scalpello, modella il marmo, sfida l’arte e la società. Giovane scultrice geniale in un mondo che considera la scultura troppo dura, troppo maschile, Camille è allieva e poi amante del celebre Auguste Rodin. Ma la passione, come l’ambizione, ha un prezzo. Troppo libera per essere accettata, troppo moderna per essere capita, finirà rinchiusa in manicomio, una scelta imposta più dalla sua famiglia che dalla malattia. La sua è una vita di luci e ombre, di estasi creativa e solitudine. Un’esistenza votata all’arte e consumata dall’incomprensione. Per trent’anni rimarrà reclusa, dimenticata dalla famiglia e ignorata da un mondo che non era pronto ad ascoltarla. Il suo riconoscimento arriverà solo decenni dopo, quando ormai è troppo tardi. Postfazione di Daniela Brogi.