SETTE ZIE, COME I SETTE COLLI, I SETTE PECCATI CAPITALI. E CHI PIU’ NE HA, PIU’ NE METTA
di BARBARA MONTEVERDI
Difficile, difficilissimo, quasi un esercizio di stile riuscire a fare la recensione di questo breve libro scritto da Marcello Marchesi nel 1977 e ora nuovamente pubblicato da La nave di Teseo, che recupera con mano salda autori e opere da apprezzare per la loro originalità.
Qui, oltre all’originalità, abbiamo anche dosi abbondanti (quasi eccessive, mi vien da dire, per i tempi che corrono) di intelligenza, eleganza, ironia corrosiva, gusto del surreale e per riuscire a parlare in modo da essere capita anche dalle generazione più “fresche”, penso di dover cominciare dall’autore.
Chi è (era) Marcello Marchesi. Nato a Milano nel 1912 da una relazione adulterina materna, inizia la sua esistenza in modo poco scontato, trascorrendo a Roma l’infanzia, presso lo zio materno Guido e circondato da un numero spropositato di zie, sorelle della moglie di Guido. Il libro Sette zie è una specie di autobiografia legata a questi personaggi. Non uso il termine “specie” a caso perché Marchesi – maestro del nonsense – si presenta come narratore smemorato e, oltretutto, prende inizialmente le sembianze di tal Amedeo.
Per dire chi è coso, lì, comesichiama, chi è questo Amedeo. E’ uno scrittore. Molti, ancora oggi, credono che questa parola voglia significare scrivano, scritturale, impiegato che scrive, maestro di calligrafia. Invece Amedeo scrive e basta. Intinge la penna nel cervello e scrive. Ha molta fantasia, però gli manca la cosa, la comesichiama, gli manca la memoria. Fantasia tanta, memoria niente.
Così, prendendosi (e prendendoci) in giro, Marchesi si racconta e narra di queste zie che sarebbero sette, ma lui se ne perde sempre una per via (come i nani di Biancaneve) perciò dubita che, in realtà, le zie siano solo sei, ma forse no.
Intanto, il passato di Amedeo si confonde col presente del narratore e noi che lo leggiamo non possiamo far altro che abbandonarci con gusto (e la risata sempre gorgogliante in gola) al suo racconto fuori dagli schemi.
D’altronde, Marcello Marchesi (che ha segnato l’infanzia televisiva di noi boomer ben maturi) è (era) sempre stato personaggio non inquadrabile: giornalista sul giornale umoristico “Bertoldo”, poi sul “Marc’Aurelio” e “Omnibus”; ha inventato programmi TV come Canzonissima, scritto canzoni, ideato slogan pubblicitari che ci ricordiamo ancora oggi (“Con quella bocca, può dire ciò che vuole” comunicava coram populo una voce fuori campo, mentre una perfetta Virna Lisi si apriva in un altrettanto perfetto sorriso. E il dentifricio in questione si vendeva alla grande).
Ma si è anche cimentato nella letteratura con romanzi come Il malloppo (ripubblicato l’anno scorso, sempre da La nave di Teseo) e parecchio altro che verrà poco a poco alla superficie.
E che noi non ci perderemo di sicuro, perché la bellezza di una luce scintillante d’intelligenza iconoclasta è ormai una vera rarità, da seguire lungo le strade buie del nostro oggi, per ritrovare il giusto cammino.
TRAMA
Amedeo è un ragazzo del nord che si è trasferito a Roma, dove vive sotto l’occhio vigile di sette zie quantomeno eccentriche – una delle quali è misteriosamente scomparsa. Nel tentativo di rintracciarla, Amedeo deve affrontare lo spirito di Roma, una città dove le parole e gli improperi volano leggeri come rondini impazzite. Tra massaggiatrici fin troppo solerti e detti popolari di dubbia provenienza, sedute paranormali e stimolanti più o meno leciti, la verità sulla zia perduta verrà presto a galla. Ispirato all’infanzia del suo autore, Sette zie è un romanzo capace di far ridere e commuovere, firmato da uno dei grandi maestri dell’umorismo italiano.