IL FINALE PERFETTO DI UNA SERIE PERFETTA
di ANTONIA DEL SAMBRO
I lettori della Holt lo sapevano da tempo ed erano preparati a dire addio alla superba Hanne Wilhelmsen, eroina della serie omonima e personaggio amatissimo.
Lo sapevamo tutti, eppure, per l’ultimo libro della serie non ci aspettavamo una narrazione così struggente, barocca, articolata e indimenticabile. E sì, perché Ruggine e Diamanti, non è solo un giallo, non è solo investigazione a tutto campo, non è solo suspense o tensione emotiva ma un racconto di persone e di rapporti personali, di famiglie di origine e famiglie acquisite, di amicizie di una vita e amicizie nate solo per secondi fini, di amori consumati in fretta e affinità elettive granitiche.
La Holt congeda i lettori di questa fortunatissima serie spiegando che la narrativa di genere può essere poco più che un fulcro, un soggetto iniziale intorno al quale costruire racconti di donne e di uomini, di sentimenti e indifferenze, di vittorie assolute e sconfitte brucianti,
E forse è questa la grande abilità di narratrice di Anne Holte.
Ruggine e Diamanti non fa eccezione e partendo da un fulcro semplice dove lo stile e il linguaggio autoriale sono facili, colloquiali, contemporanei, immediati, l’autrice erige e costruisce intorno temi sociali ed esistenziali da pugno nello stomaco: la solitudine, la malattia, le difficoltà di ogni nucleo familiare, la condizione della donna, la sconfitta, il dolore, la vendetta.
L’unico tema non affrontato di petto dalla Holt è l’espiazione e la punizione e non lo è non perché l’autrice non è in grado di scriverne, ma perché è l’argomento sottinteso delle ultime quaranta spettacolari pagine del romanzo, dove come una novella Poirot, la protagonista Wilhelmsen espone la sua ricostruzione dei fatti nella più canonica forma di indagine investigativa mentre i lettori annuiscono con partecipazione.
Ma è un inganno, l’ennesimo inganno di Anne Holt che affida all’intuizione del lettore e alla sua capacità investigativa la vera soluzione del caso, nell’ultima riga dell’epilogo.
Provate a non dire talento.
TRAMA
La dolce estate scandinava, una casetta tra i fiordi. Una situazione idilliaca per chiunque, tranne che per Hanne Wilhelmsen, consumata dalla noia. Fino a quando il cadavere di una donna non viene ritrovato nelle vicinanze e una nuova indagine può finalmente iniziare. Sono passati due anni dall’ultimo caso di cui Hanne si è occupata e il capo della polizia in persona le ha imposto un periodo di riposo. Adesso, con la bella stagione, è ospite nella casa delle vacanze di famiglia, nel sudovest della Norvegia. Parenti e amici che vanno e vengono. Molta, troppa tranquillità. Il rinvenimento di un corpo arriva a scuotere questa pace narcotizzante. E quando Hanne scopre che la defunta era legata alla sua vicina – la timida e sfuggente scrittrice di crime Kristine Hoff – inizia a frequentarla. In cerca di amicizia, ma anche di risposte. Il capitolo conclusivo di una delle serie crime piú amate dal pubblico italiano.