La morte di Auguste

La morte di Auguste

Genere:
Editore:

Published: 24/06/2025

Format: brossura

ISBN: 9788845940057

CARO GEORGES, DOVE SEI?

di MANUEL FIGLIOLINI

Alcuni romanzi deludono, alcune volte siamo noi lettori che usciamo da libri perfetti (NdR: I vedovi di Boileau e Narcejac) e difficilmente riusciamo ad entrare nel romanzo successivo. Ed è quello che mi è accaduto leggendo “La morte di Auguste” di Georges Simenon. Ahimè!

Ho letto in un soffio questo “roman dur” di Simenon con la solita avidità di scoprire quali meandri psicologici dell’uomo, questa volta ha voluto raccontarci lo scrittore belga. Eppure chiuso il romanzo sono rimasto con una delusione da amante deluso nei confronti di questa storia che racconta di tre fratelli che si confrontano con la morte improvvisa del padre.

Simenon ha cercato di ritrarre tre personalità differenti che s’incontrano davanti al padre morto per confrontarsi senza pietà sull’eredità e segregando i loro sentimenti a qualcosa di marginale. Una storia di molte famiglie, dei rapporti di molti fratelli che si trovano ad affrontare un lutto. Un romanzo molto primitivo, dove gli istinti primordiali prevaricano gli affetti.

E Simenon ci regala 3 uomini, Antoine, indefesso lavoratore che non si ferma neanche davanti alla morte del padre (che lavorava con lui); Ferdinand, un uomo di giustizia con piccoli economici e troppo lavoro; e il 3° fratello Bernard che non ha niente, un lavoro, soldi … nemmeno una moglie o una famiglia. E questi 3 uomini rappresentano il caleidoscopico atteggiamento dell’essere umano davanti al denaro.

Ma questa volta il mio amato Simenon non riesce ad entrare nel punto profondo dell’animo umano forse per scelta, o forse perché ha troppi personaggi da gestire e difficilmente riesce ad inquadrarli per regalare al lettore un noir psicologico profondo e puntuale come di solito.

La mia non vuole essere una recensione negativa, nella sublime arte della scrittura di Simenon, ma se dovessi inserirlo in un pantheon di romanzi amati di Simenon, questo non ci entrerebbe. L’aspetto economico, che muove il mondo, è troppo prosaico per il grande Simenon. E purtroppo si è fatto schiacciare da questo tema che non ha saputo reggere come in altri suoi romanzi.

TRAMA

Arrivato cinquant’anni prima dalla nativa Alvernia senza un soldo in tasca, Auguste Mature, che muore, schiantato da un ictus, all’inizio di questo romanzo, è riuscito a trasformare il piccolo bistrot di rue de la Grande-Truanderie, dove andavano a bere un caffè corretto o a mangiare un boccone i lavoratori dei mercati generali – il «ventre di Parigi», come li chiamava Émile Zola –, in un ristorante che, pur conservando i vecchi tavoli di marmo e il classico bancone di stagno, è ora frequentato dal Tout-Paris. Gli è sempre stato accanto il figlio Antoine, il quale, prima ancora che la camera ardente sia stata allestita, deve fare i conti – alla lettera – con il fratello maggiore, un giudice istruttore aizzato da una moglie arcigna, e con quello minore, un cialtrone semialcolizzato che millanta fumosi progetti immobiliari e sopravvive spillando soldi al mite, generoso Antoine. Lo stesso Antoine contro cui ora si accanisce, sospettandolo di aver sottratto il testamento del padre e di volersi appropriare di un «malloppo» sicuramente nascosto da qualche parte. Simenon, anche questa volta, si rivela magistrale nel mettere in scena un dramma familiare, portando alla luce, come lui solo sa fare, attriti, risentimenti, menzogne. Sullo sfondo, l’imminente fine dell’universo – di facce, di odori, di rituali – dove i tre fratelli sono cresciuti: quelle Halles che nel giro di pochi anni spariranno, insieme a un pezzo dell’anima della città.

Traduzione: Laura Frausin Guarino

Lascia un commento