Eva

Eva

Genere:

Published: 20702/2026

Format: Brossura

ISBN: 9788832207859

RITRATTO DI VITE PICCOLO-BORGHESI AL COLLASSO

di BARBARA MONTEVERDI

Quando dovevo avere a malapena tre anni e mi veniva chiesto cosa avrei voluto fare da grande, da buona figliola di ottima famiglia pare rispondessi “la ballerina di cancan”, facendo sbellicare dalle risa i presenti, ma mostrando già la mia anima para-rivoluzionaria e antiborghese.

Che c’entra questo ricordo di sessantotto anni fa con il romanzo di Verga che mi accingo a recensire? C’entra eccome, visto che lui stesso nella prefazione scrive:

Però non maledite l’arte ch’è la manifestazione dei vostri gusti. I greci innamorati ci lasciarono la statua di Venere; noi lasceremo il “cancan” litografato sugli scatolini dei fiammiferi (…). Non accusate l’arte, che ha il solo torto di avere più cuore di voi e di piangere per voi i dolori dei vostri piaceri. Non predicate la moralità, voi che ne avete soltanto per chiudere gli occhi sullo spettacolo delle miserie che create. Voi che vi meravigliate come altri possa lasciare il cuore e l’onore là dove voi non lasciate che la borsa.”

Graffiante il “J’accuse” e assai moderno. Come lo è nella sostanza questo romanzo, distante dalle opere successive di Verga, ambientato a Firenze e in cui l’autore racconta, con intenti estremamente critici, la società borghese e il suo inseguire il benessere materiale a discapito di qualsiasi riflessione interiore.

In questo romanzo, il linguaggio verghiano è ancora tardo-romantico, lontano dall’asciuttezza dei Malavoglia o delle novelle ambientate nella natia Sicilia, ma bene ha fatto l’editore a lasciarlo intatto (aggiungendo note esplicative per quei termini ormai in disuso) per mantenere l’atmosfera e il senso intimo di un tempo e di una società che altrimenti non riusciremmo a comprendere nella loro interezza.

La trama è classica e risaputa: un giovane pittore siciliano si trasferisce a Firenze, sorretto economicamente da un non opulento aiuto finanziario della famiglia, per sviluppare la sua arte e farsi un nome. Conosce una ballerina di varietà, una sciantosa si diceva una volta, e si perde dietro questo amore devastante eppure superficiale.

Lei, però, non è il prototipo della bella-e-crudele, anzi pare più una leggera e leggiadra farfalla con una morale sui generis e un tocco di malizia, una personcina semplice che afferra quel che è alla portata di mano, anche l’amore quando appare, per consumarlo con gratitudine ma senza illusioni.

E’ lui, l’artista (o presunto tale) quello che ne esce peggio, sia materialmente che eticamente. Spende a casaccio, sempre per se stesso, i pochi soldi che gli mandano i suoi, ignorando il loro sacrificio e anelando l’attenzione della bella Eva. Quando poi riesce a conquistarla, obbligandola ad abbandonare il suo mondo ridanciano e arruffato, presto non sopporta di vederla immiserita nella vita che lui le ha imposto. Davvero un essere spregevole.

Rimane tale anche nel momento in cui la sorte gli si fa benigna e pare che i bei vestiti, il cibo e la compagnia di amici benestanti siano più che sufficienti a soffocare il ricordo della ex amata, ormai volata altrove.

E poi Verga dà la sua zampata da leone, riporta il racconto in Sicilia, là dove il protagonista è tornato, e mostra il volto che tutti conosciamo: la scrittura si fa pietra e sete, sotto un sole impietoso. Gli animi sono obbligati a tornare all’essenziale, la vanità si volatilizza, come l’ultimo respiro di un moribondo.

Questo breve romanzo mostra già la mano ferma del grande artista che sta sbocciando, con uno scavo nelle realtà sociali del suo tempo osservate con senso critico e parecchia pietà.

TRAMA

Pubblicato nel 1873, Eva è uno dei primi romanzi di Giovanni Verga, ancora lontano dalle atmosfere veriste che lo renderanno celebre, ma già ricco di intuizioni e di profondità psicologica. Ambientato nel mondo artistico e mondano di Firenze, Eva racconta l’ascesa e la caduta di Enrico Lanti, un giovane pittore siciliano trasferito al Nord in cerca di successo, la cui vita cambia radicalmente quando incontra Eva, ballerina di teatro che incarna una bellezza tanto seducente quanto spregiudicata. Tra passione, ambizione e disillusione, il romanzo segue l’inarrestabile disgregarsi della vita di Enrico, vittima della propria gelosia e inghiottito da un mondo frivolo che lo allontana dalla pittura e da se stesso. Eva, creatura ambigua e magnetica, non rappresenta semplicemente la donna fatale, ma nella sua complessità anticipa le protagoniste femminili indipendenti ed emancipate del Novecento. Romanzo intenso e sorprendente, Eva offre un punto di vista diverso rispetto al Verga più conosciuto, quello di una storia d’amore e di ambizione artistica destinata al fallimento. Un’occasione per scoprire il giovane Verga, prima della svolta siciliana, ma già maestro nel raccontare l’inquietudine umana. L’edizione è arricchita da una breve introduzione e da note che favoriscono la comprensione del testo.

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