STARSENE ACQUATTATI IN UN VENTRE DI VACCA
di BARBARA MONTEVERDI
La prefazione di Marco Malvaldi ci ha preparati: questo giallo pieno di azione è ruspante, folle e divertente.
Infatti, basta iniziare a leggere la prima pagina per stamparsi sul viso una sghignazzata fissa, che magari non dona al lettore un’espressione particolarmente intelligente, ma lui è il fruitore, mica l’autore, e allora fruisce senza remore.
Siamo nel 1988 sulla Roma-Fiumicino e un gruppo di rapinatori italo-iberici spacciandosi per pompieri, organizza un classicissimo assalto a un furgone delle linee aeree giapponesi. L’azione, ben coordinata nonostante gli attori principali paiano un po’ rabberciati, è descritta con maestria e pare proprio di assistere all’appassionante azione criminale.
Ma la situazione è ben più complessa, perché anche altri due gruppi malavitosi, i trasteverini e i corleonesi, hanno messo gli occhi su quel carico e mandargli all’aria il colpo è senza dubbio un azzardo. E poi, che colpo! Neppure Mortaretto, l’organizzatore, aveva un’idea precisa della refurtiva.
Qui si trattava dei trasteverini, una delle bande più spietate di Roma, i quali si erano alleati con i corleonesi. Solo a pronunciare i nomi c’era già da farsela addosso. E a criminali del genere, dieci minuti prima che scattasse il loro piano, Mortaretto aveva portato via uno dei carichi più ricchi che si fossero mai visti a memoria di ladro. Naturale quindi che in quel momento non avesse alcuna voglia di ridere o di darsi grandi pacche sulle spalle come stavano facendo Paco e i suoi parenti.
Il colpo riesce e, dodici anni dopo, troviamo Mortaretto riciclatosi come ristoratore del rinomato locale Ventre di Vacca sito in zona Magliana e, soprattutto, vivo sano e vegeto. La refurtiva è ancora ben nascosta per evitare che qualche malintenzionato si ricordi di lui e neppure la moglie ha idea di essere diventata ricca. Sulla carta.
Ma…e qui mi fermo perché la trama non va assolutamente svelata (e si complicherà parecchio), però sappiate che la penna di Alessandro Canale è sciolta, frizzante e parteggia spudoratamente per Mortaretto, che non sarà un cherubino, ma dimostra buon cuore e una certa professionalità, sia come “ladro con destrezza” che nelle molteplici attività legali che lo tengono perennemente occupato.
Alla fine del racconto, il lettore si accorge di aver condiviso con Canale e i suoi personaggi una storia “fuori asse”, originale e divertente, non priva della giusta suspense che viene richiesta a un giallo, ma soprattutto ricca di umanità.
Un po’ di leggerezza, affettuosa sebbene non raffinata, proprio quel che ci vuole per ricaricarsi con intelligenza.
TRAMA
Sono passati più di dieci anni da quando Duilio Sciobbica detto Mortaretto, attrezzista saltuario a Cinecittà con un talento per aprire qualunque serratura, ha realizzato un leggendario controsgobbo: ha anticipato una grossa rapina sulla Roma-Fiumicino già programmata da altre temibili bande. Per salvarsi dalle vendette, Mortaretto sceglie di costruirsi un alibi di ferro, facendosi incarcerare per tutt’altri motivi e passando cinque anni al sicuro in carcere. Oggi finalmente libero, Duilio si occupa con la moglie Silvana della trattoria Ventre de Vacca, mentre cerca di ricucire il difficile rapporto con la figlia Jessica, convinto che furti e rapine facciano ormai parte del suo passato. Sarà solo il rischio di vedere andare in fumo la sua nuova rispettabile vita di oste, marito e padre (e il timore di non potersi godere il lauto bottino di quel vecchio colpo) a spingerlo a riprendere in mano gli strumenti del mestiere e organizzare un nuovo controsgobbo. Questa volta, però, lo farà nei panni del giustiziere. Pubblicato a inizio Duemila con il titolo “Il controsgobbo” e criminalmente passato sotto silenzio, il romanzo di Alessandro Canale torna oggi in libreria per Accento edizioni, pronto a conquistare i lettori che merita, grazie al suo ritmo vorticoso, a una brillantezza tutta romana e alla scanzonata spietatezza della migliore commedia all’italiana. Prefazione di Marco Malvaldi.