L’INVERNO IN UNA ZONA DI FRONTIERA
di MARIO TOCCI
È un giallo dal tempo narrativo serrato: nessuna scena ridondante, molti passaggi funzionali, un’architettura compatta.
Possono individuarsi tre momenti: l’iniziale, in cui si entra subito nel vivo della storia; l’intermedio, ove il mistero si dipana e sviluppa; il finale, che, al netto della risoluzione dell’enigma, mette in luce le conseguenze emotive delle vicende svoltesi.
Lungi dall’essere un limite, la breve durata conferisce precisione e densità, scongiurando il pericolo che l’ambientazione di confine si risolva in una stereotipata e folkloristica cartolina.
La protagonista Elvira appartiene alla genealogia delle investigatrici involontarie: ella è infatti una giornalista precaria che si scopre “detective” proprio perché vede. La sua “competenza” non è tecnica, ma percettiva.
Il titolo offre la chiave di lettura più profonda dell’opera.
Le “viole d’inverno” si articolano su tre livelli distinti. Il primigenio, botanico-metaforico: la viola, piccola e resistente, capace di affrontare il freddo, diventa narrativamente un simbolo di discreta resistenza e non ostentata bellezza. L’altro, cromatico: il colore viola, situato tra il rosso e il blu, rappresenta una soglia e un confine, oltre a evocare l’immagine di una ferita che guarisce, transitando dalle tonalità rosse alle sfumature blu. L’ulteriore, stagionale: l’inverno in una zona di frontiera è caratterizzato da nebbie, visibilità limitata e tempistiche sospese.
Anzi, proprio l’ambientazione invernale crea un realismo soggettivo piuttosto che paesaggistico.
Tant’è che il colpo di scena finale, quando arriva, non è uno schianto pirotecnico: è, invece, una sorta di “messa a fuoco”, poiché l’immagine man mano configurantesi a bassa risoluzione diviene finalmente nitida.
Ampia ed apprezzabile è la galleria di figure laterali.
Insomma, libro consigliatissimo.
MUSICA CONSIGLIATA
Ben associabile è il brano “The Sound of Silence”, incisa nel 1964 da Paul Simon e Arthur Garfunkel all’interno del loro primo album dal titolo “Wednesday Morning”.
Esso, infatti, è caratterizzato dalla dimensione ovattata del suono acustico e della voce intima, come tale peculiare della stagione invernale; evocando vieppiù il senso di solitudine e la volontà speculativa della protagonista Elvira.
CIBO SUGGERITO
Particolarmente indicato è un dolce, tipico della tradizione gastronomica comasca: la “miascia”.
L’ingrediente principale è il “pan poss,” ossia il pane raffermo, che un tempo veniva sempre riutilizzato invece di essere scartato.
Esistono, poi, molte varianti della ricetta, che spaziano dalle versioni più semplici a quelle più elaborate. Tendenzialmente sono sempre presenti il cacao in polvere e la frutta secca.
Nasce dall’arte di riciclare e quindi dal proposito di resistere, come le viole d’inverno.
VINO INDICATO
Senza allontanarsi molto dai luoghi della narrazione, si può consigliare il Diamante Rosso del Ticino DOC.
Si tratta di un rosso molto corposo, dal colore rubino intenso e dai riflessi violacei.
Ha un gusto forte, altresì arricchito da note quasi balsamiche di ciliegia amarena, prugna e Havana.
TRAMA
Elvira è una giovane neolaureata che scrive sul giornale locale qualche notizia di cronaca e piccole interviste. Imbattutasi per caso in una realtà drammatica, riflette che gli eventi storici si ripetono con qualche variante aggiornata ai tempi. Questa sua indagine la mette in pericolo, ma le consente di risolvere i suoi problemi di solitudine, tristezza e pessimismo. La conclusione è quella in cui l’autrice crede: la mente ci porta a valutare fatti ed eventi, inconsciamente guidata da nostri dolori e desideri. Nei recessi della nostra interiorità ogni accadimento è deformato, come le immagini riflesse in una stanza degli specchi dei lunapark, vere e false, secondo le angolature. Di questo dovremmo tenere conto.