Vangelo Nero

Vangelo Nero

Genere:

Published: 11/11/2025

Format: Brossura

ISBN: 9788845940569

L’OCCIDENTE A TOKYO, NELLA CRONACA NERA

di MANUEL FIGLIOLINI

Questo mio amore e odio per Matsumoto Seicho non trova requie. E’ da poco uscito nelle librerie “Vangelo nero” e, alla ricerca della comprensione, l’ho preso e letto per capire meglio colui che viene conosciuto come il “Simenon giapponese”.

Dopo “L’attesa” e “Tokyo express” ho pensato che forse questa storia mi avrebbe riconciliato con il più grande noirista giapponese di tutti i tempi. La storia è un fatto di cronaca che ha colpito il dopoguerra giapponese, i protagonisti sono la chiesa cattolica e il popolo giapponese. I luoghi: un sobborgo di Tokyo dove la chiesa cattolica ha attecchito.

Tra le pagine di questa storia complessa, ammaliante e colma di fatti manca sempre qualcosa, quella cosa che veramente lo accosterebbe a Simenon: l’empatia. Un fatto di cronaca raccontato con dovizia di particolari, un omicidio alla luce del sole e una seconda parte investigativa dove si aspetta il colpo di scena in una storia già scritta.

Ma quello che manca in tutto ciò è l’empatia, la voglia di far entrare il lettore nella testa del più debole, fragile. Quindi chiudi il romanzo, la storia ti ha completamente conquistato e ti chiedi se il “Simenon francese” l’avrebbe scritta così, forse, ma quella piaga sociale che Seicho scoperchia, Simenon l’avrebbe fatta passare dal cuore del lettore. Invece Seicho rimane sempre lì: nel cervello.

Non riesce a scendere perché a lui non interessa portare il lettore in quel mondo. Lui è giapponese e forse nella sua mente quello è un territorio che non gli compete. Un’intimità che non vuole condividere con il lettore, ma che vuole che il lettore la viva in pieno e in solitudine.

Ho anche pensato a Carrére e al suo “V13” o “L’avversario” e ho sentito la mancanza di quello che abbiamo l’abitudine di vivere, l’empatia, la vicinanza al protagonista e la comprensione. Matsumoto Seicho non cerca il lettore, lui racconta e lascia solo il lettore con il suo giudizio. Non cerca di portare a compimento un pensiero del lettore, ma lo lascia solo, davanti ai fatti.

E allora in tutto questo passato amore e odio tra me e lo scrittore giapponese, oggi pendo verso l’amore per lui e come ha affrontato questo caso di cronaca. Me lo ha regalato come lo si dona ad un adulto, lasciandomi il giudizio per un momento mio, privato.

La cronaca deve essere raccontata così? Non lo so, forse. Ma di certo ho apprezzato la libertà che ho avuto nel leggere questo racconto, dove il giudizio non trova spazio tra le pagine di Matsumoto Seicho.

TRAMA

Bianca e maestosa, la chiesa cristiana di Musashino, quieto sobborgo di Tokyo, infonde un senso di profonda devozione, e un grande rispetto circonda i suoi sacerdoti, tutti stranieri, che vivono al riparo dalla frenesia e dalle tentazioni della grande città. Almeno fino a quando, in una placida mattina di aprile, le acque lente del vicino fiume Genpakuji non restituiranno il cadavere di una hostess. Come un ciottolo lanciato in uno stagno irradia i suoi cerchi, da quel corpo «di un bianco così puro» e dall’ «aria serena» affiorerà a poco a poco un disegno oscuro, in cui ogni membro e ogni fedele della chiesa gioca la sua parte: dal giovane prete Charles Tolbecque, smanioso di assaggiare alcune libertà vietategli dall’abito talare, alla provocante Ebara Yasuko, che il parroco René Villiers visita quasi ogni notte, fino ai vertici dell’ordine, coinvolti nel commercio di misteriose casse. Risalendo con pazienza gli anelli della catena si potrebbe fare luce sull’assassinio, e su chissà cos’altro – ma non nel 1959, nell’interminabile dopoguerra che il Giappone attraversa. Per il detective Fujisawa Rokuro e per il cronista Sano la ricerca della verità sarà una lotta impari: contro le gerarchie ecclesiastiche, risolute a insabbiare il caso, e contro il potere politico, timoroso di urtare le nazioni da cui provengono i religiosi.

Traduzione: Alessandro Passarella

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