ROBECCHI E IL POLIZIESCO AL CONTRARIO
di ANTONIA DEL SAMBRO
Ci si può mai affezionare a due killer professionisti e alla loro Srl? E soprattutto si può ridere di gusto leggendo un giallo?
La risposta a entrambe le domande è: sì assolutamente.
A condizione che il tutto venga brillantemente scritto da uno dei giallisti italiani dalla penna più ben temperata del nostro panorama.
Alessandro Robecchi con il suo ultimo lavoro letterario rispolvera i due personaggi più singolari e insoliti di sempre: il Biondo e Quello con la cravatta.
Chi sono costoro?
Sulla carta veri e propri killer professionisti che uccidono per soldi.
Solo che loro si credono imprenditori a tutti gli effetti e quindi, ogni omicidio ha le fattezze e lo “svolgimento” di una transizione d’affari. Che prevede un planning, un programma, una illustrazione ai committenti.
I due killer sono gli “imprenditori milanesi” che non ti aspetti.
Quelli per cui tifare fin dalle prime pagine per poi lasciarsi prendere dai rimorsi della coscienza perché, diamine! non si può mica parteggiare per due assassini.
E invece sì, perché nella loro pianificazione del prossimo omicidio quell’aspetto dell’etica e della morale che ognuno ha dentro di sé come il cielo stellato sopra di sé (Kant mi perdonerà per averlo scomodato così sfacciatamente), sembra emergere anche ne Il Biondo e Quello con la cravatta.
E siccome nelle loro “eliminazioni” non c’è mai nulla di personale ma solo lavoro regolarmente retribuito, il conflitto interiore li fa tentennare, dubitare, esitare.
Intanto, la trama scorre, le pagine volano, i lettori ne sono estasiati e il finale è molto più di quanto ci si aspetti.
Omicidi Srl è l’unico poliziesco al contrario dove non esiste nessuna indagine ma una architettura gialla perfettamente edificata in cui il sarcasmo morde, il ritmo è fittissimo e lo stile autoriale incanta e delizia.
Ciliegina sulla torta: una Milano talmente insolita che da sola vale l’intera lettura del romanzo.
TRAMA
Ammazzare la gente per soldi, pianificare, contenere le spese, gestire una piccola azienda di eliminazioni, con due principi basilari: «La sicurezza prima di tutto» e «Deve sembrare un incidente». Il Biondo e Quello con la cravatta sono killer professionisti, e hanno gli stessi dubbi e le stesse difficoltà di ogni professionista. Questioni etiche e questioni pratiche, dubbi esistenziali e dubbi tecnici su come onorare i contratti, modi, tempi, risvolti morali dell’ammazzare qualcuno. Niente di personale, è solo lavoro. Questa volta sono alle prese con un contratto inedito che li pone di fronte a una questione morale: accettare l’incarico, molto ben pagato, o cedere ai loro dubbi etici? Proprio per questo, per chiedere consiglio a una collega, coinvolgono la loro «stagista» Francesca Aroldi. Parte quindi una sequenza di contrattempi, infortuni, difficoltà, piani falliti, svolte e testacoda, incidenti di percorso, problemi familiari e pistole da pulire. Una trama di impicci e sviluppi a sorpresa, in cui, nell’azienda dei killer, si confrontano due scuole di pensiero: la pianificazione scientifica dell’omicidio che tende al delitto perfetto, e l’improvvisazione; lo spartito rigoroso fatto di piani infallibili, e il free jazz. Il Biondo e Quello con la cravatta giocano sul cinismo e sul disincanto, come anche cinico e disincantato è l’ambiente in cui si muovono, che attraversano, che descrivono in dialoghi veloci e fulminanti. Una società avida, senza scrupoli, che i due soci osservano con implacabile sarcasmo immersi in una Milano sgangheratamente ricca.