SULLE TRACCE DI UN ASSASSINO ESTETA
di MARIO TOCCI
Un’operazione letteraria che va ben oltre la semplice adesione ai generi del ‘giallo’ e del noir.
Non c’è, semplicemente, un’indagine ai cui snodi assistere.
C’è, perdipiù, un’investigazione che affonda radici nel più cupo mistero e permette di esplorare la Sardegna (di un cinquantennio fa, si badi) intima e viscerale.
Il titolo stesso è una dichiarazione poetica: lo spiedo, simbolo di una ruralità arcaica e violenta, si contamina con la simbologia floreale e il linguaggio letterario, forse emblemi di una raffinatezza colta e apparentemente (ma non propriamente) aliena nel contesto barbaricino. Ne deriva il profilo di un assassino ‘esteta’ che tramuta ogni delitto in rappresentazione teatrale, sfidando gli inquirenti su un terreno intellettuale prima ancora che criminologico.
Sicché vero protagonista rimane lo stile.
L’italiano e la limba si fondono in un meticciato espressivo che ricorda la capacità inventiva di Camilleri, raggiungendo tuttavia livelli più ancestrali. I lettori sono chiamati a confrontarsi con una lingua barocca, meravigliosamente “sporca” (non volgare), indi capace di restituire la dignità del riscatto a una realtà spesso cristallizzata in uno ‘pseudo-mito’.
Nonostante la serialità promessa (questo romanzo inaugura una sestina), siamo ben lontani dalla ‘funzione lenitiva’ della letteratura di consumo. Non c’è consolazione nella risoluzione del caso, tosto affiorando una riflessione profonda sul ‘male di vivere’ che affligge anche chi uccide. La coppia Camandula-Sirboni non si muove secondo i cliché del poliziesco procedurale classico, ma agisce per intuizioni, accomodandosi in una narrazione che predilige il ritmo rapido e l’essenzialità alla ridondanza dei dettagli ininfluenti.
Si legge d’un fiato, ma risuona a lungo: poiché usa il sangue per parlare di etica e la poesia per raccontare la fine.
Niffoi si conferma un narratore di razza, dotato di uno sguardo severo e ‘flaubertiano’ verso i suoi personaggi. Ci ricorda che per capire il presente dobbiamo fare i conti con un passato che non va mitizzato per sfuggire alla realtà.
Peccato soltanto per un evitabile anacronismo giuridico. Negli anni Settanta dello scorso millennio, per vero, la Polizia di Stato non annoverava ispettori, ma – al più – marescialli: la ‘smilitarizzazione’ sarebbe avvenuta nel 1981.
MUSICA CONSIGLIATA
“Tanca” del musicista sardo Iosonouncane (tratto dall’album “Die” del 2015) non è soltanto un suggerimento musicale: è il corrispettivo sonoro esatto dello story-telling. Il brano trasmette un senso di claustrofobia e sospetto.Le voci stratificate sembrano i sussurri degli abitanti di Noroddile, quella ‘massa muta’ che osserva le indagini di Lella Camandula e Bobo Sirboni. Il rumore ‘bianco’ e le percussioni configurano lo spiedo (ossia: il ferro, quindi la fame e la vendetta).La melodia vocale, che emerge a tratti come un lamento o un’invocazione, palesa la rosa (e, quindi, la bellezza, l’eleganza di Shakespeare e, per traslato, il desiderio di riscatto).
CIBO SUGGERITO
Un dolce sardo che racchiude in sé titolo e trama: le “formaggelle” (o pardulas). Piccole tortine a forma di stella (o di sole) fatte con un guscio sottile di pasta violata a racchiudere un cuore morbidissimo di ricotta fresca o altro similare formaggio nonché, talvolta, zafferano e/o scorza di arancia/limone. I bordi ‘pizzicati’ a mano creano punte che ricordano la corolla dei fiori. Il guscio esterno è croccante e sodo, come lo spiedo. Il ripieno è dolce, vellutato e profumato (al pari dell’eleganza della poesia di Shakespeare).
VINO INDICATO
Abbinamento enologico rigorosamente sardo: Malvasia di Bosa DOC. Colore giallo dorato scintillante, con una consistenza che promette di svelare segreti. È il cromatismo della verità che emerge dal fango di Noroddile. Al naso si presenta come la trama: dapprima austero con la ferocia selvatica del timo e delle altre erbe della macchia mediterranea, dipoi seducente per via dei risalenti effluvi di spezie dolci. Al gusto si affaccia abboccato e morbido: di guisa, cioè, della bellezza e dell’eleganza di alcuni importanti elementi della trama. La potenza alcolica arriva attorno ai 14 gradi.
TREMA
Il vice ispettore di polizia Bobo Sirboni, “figlio di una guerra appena finita e di un benessere che non si lasciava ancora nemmeno sognare”, porta sulle spalle il peso di un passato difficile e una determinazione che non conosce tregua. Viene assegnato alla questura di Noroddile, in Barbagia, agli ordini e alle dipendenze di Lella Camandula: forte, elegante e volitiva, un superiore con cui Bobo intreccia un rapporto di immediata complicità. Quando il corpo di una donna viene ritrovato trafitto da uno spiedo, con una rosa rossa tra le mani e un biglietto con i versi di Shakespeare a suggellarne la morte, quel delitto sembra subito nascondere qualcosa di più profondo dei crimini a cui è abituata la placida provincia sarda. Ma non è che l’inizio: altre vittime seguono, identiche nella sorte, una striscia di omicidi che segue un rituale oscuro e sfida gli investigatori in modo sempre più aperto. Bobo e Lella si affidano alle loro intuizioni, si scoprono e si riconoscono vicini, mentre l’indagine li conduce tra i segreti di una comunità governata da regole antiche, dove l’orgoglio e la vergogna accendono il sangue, e un fuoco attizzato impiega molti anni prima di spegnersi nel tempo. Tra passioni letterarie, delitti brutali e una terra capace di amplificare ogni emozione, la prima indagine di Bobo Sirboni e Lella Camandula è una storia che si legge d’un fiato, l’esordio della nuova coppia del giallo italiano.