I RACCONTI DELLA MORTE
di BARBARA GALIMBERTI
L’attesa crea un male che, di fronte al vuoto, trova spazio per altre inquietudini.
Kostas Charitos è uno di quei personaggi che negli anni si è fatto conoscere e amare dai lettori, ha costruito una relazione stabile e autentica con loro. È uno di quei protagonisti che non deludono e che sanno riempire una scena letteraria, grazie a una perfetta narrazione, che un bravo autore costruisce, articolando intrecci e creando sfide affascinanti.
Con La ricchezza che uccide Petros Markaris torna a presentare ai suoi lettori una storia legata a Charitos; una nuova indagine, dove comunque si ritrovano alcune dinamiche e strutture narrative che i lettori hanno amato nei precedenti romanzi. Ma sin dalle prime parole, si percepisce un’atmosfera diversa, dove è la stessa morte a prendere la parola in una società troppo occupata a non ascoltare. L’abilità di Markaris, anche con questo suo ultimo romanzo, è proprio quella di sbalordire lo stesso lettore, di ammaliarlo e coinvolgerlo in una storia dove le osservazioni e i pensieri dei suoi personaggi vengono vissuti, creando emozioni e portando lo stesso lettore a riflessioni legate alla società contemporanea che cerca di urlare, ma che troppo spesso sceglie la via del silenzio, per mascherare le sue fragilità.
Una scrittura aperta al pubblico per la sua semplicità, dove l’ambiente e i colori rappresentano perfettamente le dinamiche narrate, trascinando il lettore all’interno di un’indagine condensata di dettagli che si alternano e interrompono il filo conduttore della narrazione, mantenendo, così, viva l’attenzione del lettore.
Una tecnica narrativa abbinata a una perfetta metodologia di indagine rende il romanzo ricco di forti sensazioni tipiche della scrittura noir di Petros Markaris, che ancora una volta sa accogliere il lettore e trasportarlo nel suo mondo letterario, coinvolgendolo in una nuova e interessante esperienza.
Una delle caratteristiche di quest’opera, come per i precedenti libri, è quella legata alla potenza delle parole utilizzate dall’autore, tramite le quali Petros Markaris si propone di rappresentare le tonalità cupe della società greca, che non è certo diversa dal resto del mondo, dando potere e consapevolezza alla voce della morte.
TRAMA
In una Atene lacerata dall’emergenza abitativa, dove gli affitti divorano vite e la città si spacca tra chi una casa non può più permettersela e chi non l’ha mai avuta, un suicidio apre una crepa inquietante. Due ex coniugi, costretti a condividere lo stesso appartamento perché è per loro impossibile pagare due affitti, scelgono la morte come ultimo avvertimento. Charitos lo capisce subito. Non è un crimine, ma è un segnale. Mentre la tensione cresce tra affittuari, senzatetto, migranti e gruppi anarchici, un omicidio aggrava la situazione: Gheràsimos Fakìs, dirigente di un’importante impresa immobiliare, viene ucciso nella sua auto all’interno del parcheggio del complesso residenziale nel quale viveva. Proprio quei palazzi che aveva contribuito a costruire sono al centro della bufera da quando un gruppo di senzatetto ha deciso di accamparsi nel vicino parco dell’Ellinikòn, per protestare contro la gentrificazione che ha alzato in modo insostenibile gli affitti nella zona. Il direttore della polizia dell’Attica Kostas Charitos, insieme alla commissaria Antigone della squadra omicidi, si muove in un’indagine fatta di dettagli minimi, sospetti silenziosi e indizi che emergono nei luoghi meno attesi. Ogni pista sembra portare a una verità, finché un’esplosione all’alba, una cucina distrutta e una vittima innocente rimettono, ancora una volta, tutto in discussione.
Traduzione: Andrea Di Gregorio