La levatrice

La levatrice

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Published: 27/05/2025

Format: brossura

ISBN: 9788842936428

Il SAPERE DELLE DONNE, TRA TRADIZIONE E CAMBIAMENTO

di IRENE TORRE

Mallena è la levatrice del titolo, una donna che ha appreso sul campo, di generazione in generazione, l’antica arte di assistere le donne durante il parto. Non si tira mai indietro, nemmeno di fronte alle richieste d’aiuto delle famiglie più povere del piccolo Paese sardo dove vive, e porta su di sé il peso dell’intera famiglia.

All’inizio del Novecento, però, le levatrici tradizionali si trovarono davanti a un cambiamento epocale: fino ad allora il loro compenso dipendeva dalla generosità del sindaco o delle persone assistite, ma lo Stato introdusse un esame di abilitazione per ostetriche professioniste. Ne risultarono giovani donne qualificate sulla carta, ma prive di esperienza pratica e subordinate alla figura medica, spesso accolte con diffidenza o aperta ostilità dalle comunità.

L’autrice, Bibbiana Cau, è lei stessa ostetrica, e si percepisce quanto il tema le stia a cuore. Il romanzo mette in scena, con sfumature sottili, la difficile convivenza tra il sapere tradizionale, incarnato da Mallena e ancor più da Tzia Nonnora, l’anziana saggia del paese esperta di erbe e saperi misteriosi, e l’istruzione ufficiale, rappresentata da Angelica, ostetrica inviata dal continente per sostituire Mallena.

In realtà, quello con Angelica è uno scontro solo apparente: Mallena, donna forte, orgogliosa ma giusta, intuisce presto che non ha di fronte un’antagonista, bensì un’altra vittima di istituzioni che negano valore alle donne: “Insomma, per la guerra o no, per un motivo o un altro (…) sia che si tratti di pagare la levatrice che non sa leggere e scrivere, oppure l’ostetrica diplomata all’università, i soldi non ci sono mai”.

I veri avversari sono le istituzioni: il sindaco pavido che non è capace di dare un compenso dignitoso a Mallena, il prete che la biasima per la scarsa obbedienza ma le affida i battesimi dei poveri, il farmacista che sfrutta i saperi popolari per profitto e, soprattutto, il medico Onnis. Quest’ultimo è un “cattivo” da manuale: sfrutta la propria conoscenza non per curare, ma per soggiogare e umiliare, ricordando per codardia e meschinità il Don Abbondio manzoniano.

Mallena stessa riconosce che, pur volendo preservare il sapere tradizionale, lo studio sia fondamentale, specialmente per le donne e che questi due aspetti devono essere conciliati in qualche modo. I suoi due figli incarnano bene questo dualismo: Daniele, il più piccolo, vuole fare il pastore, restando nella tradizione familiare; Rosa, la primogenita, sogna di diventare maestra, e la madre, seppur combattuta, approva: “Era convinta che a scuola, sua figlia avrebbe potuto imparare non solo a ragionare, a capire le cose del mondo, ma anche a trovare, nel mondo, il suo posto senza doversi sottomettere alla famiglia o al marito, come accadeva a quasi tutte le donne che conosceva. E penso che avrebbe avuto migliori possibilità di vedere riconosciuti i propri diritti, senza dover penare come, da sempre, era costretta a fare lei”.

Le istituzioni sono anche quelle che, dietro grandi parole, mandano gli uomini a morire in guerra, lasciando le famiglie spezzate. Un altro tema forte del romanzo è infatti la condanna dell’insensatezza della guerra vista dalla povera gente. Come scrive il marito di Mallena, Jubanne: “Qui tra i miei compagni, molti son pronti a morire per difendere la Patria, ma tra tutti non ce n’è nemmeno uno che abbia capito perché stiamo combattendo questa guerra”.

La Levatrice è un libro potente, scritto con mano sicura, scorrevole e arricchito da un uso del dialetto autentico, capace di trasportare il lettore nell’atmosfera del piccolo paese di Norolani. Si soffre insieme a Mallena, si parteggia per lei e per la sua forza silenziosa, ma il respiro della storia è più ampio: tocca temi universali come il coraggio, la forza di una comunità e la ricerca della dignità in un mondo che spesso sembra negarla. È un libro che non si esaurisce alla fine della lettura, perché le sue domande e le sue emozioni continuano a risuonare a lungo, lasciando nel lettore una traccia profonda e duratura.

TRAMA

Custode di un sapere antico, una donna lotta per far nascere il futuro. Non è una di loro, Mallena. Un giorno di sedici anni prima è arrivata a Norolani insieme con Jubanne, cui è bastato un attimo per innamorarsi e che l’ha sposata per proteggerla da un destino che gravava su di lei come una condanna. Eppure, per gli abitanti di quel paese dove il maestrale porta il respiro del mare, ormai è diventata un punto di riferimento. Perché Mallena è unallevadora che, mettendo in pratica il sapere antico tramandatole dalla madre, assiste tutte le partorienti, anche quelle delle famiglie più umili, senza mai pretendere nulla in cambio. Ma tutto precipita nel settembre 1917, quando Jubanne torna dal fronte ferito nel corpo e nell’anima. Per pagargli le cure necessarie, Mallena chiede a gran voce al consiglio comunale di essere remunerata per il suo lavoro e, ancora una volta, quel sussidio le viene negato. Come se non bastasse, in conformità a un decreto regio, viene assunta un’ostetrica diplomata, destinata a sostituirla. Arriva dal continente, Angelica Ferrari: nonostante la giovane età, per essere lì ha combattuto a lungo, sfidando le convenzioni sociali e la disapprovazione del padre, che voleva relegarla tra le mura domestiche, sposata con un buon partito. E adesso deve lottare contro la diffidenza delle donne del paese, che la vedono come un’estranea e rifiutano le sue cure. Dovrebbero essere rivali, Mallena e Angelica, invece sono le due facce della stessa medaglia, entrambe spinte dal desiderio di libertà e indipendenza, entrambe tradite dalle persone che avrebbero dovuto proteggerle e vittime della quotidiana ingiustizia che il mondo sa riservare soprattutto alle donne. Tuttavia, quando la situazione si farà insostenibile e i fantasmi del passato torneranno a bussare alla porta di Mallena, sarà proprio l’intera comunità di Norolani a pretendere che, per una volta, si faccia davvero giustizia. Una grande storia al femminile che, attraverso la lingua, i profumi, la poesia e la ruvidezza della vita quotidiana nella Sardegna d’inizio Novecento, narra di gente umile e schiva, ma unita da un profondo senso di comunità. E di una protagonista che, grazie a una saggezza ancestrale e alla solidarietà delle altre donne, matura in sé una nuova e luminosa consapevolezza

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