Il palazzo delle ombre

Il palazzo delle ombre

Genere:

Published: 9/2025

Format: brossura

ISBN: 9788822796820

ATMOSFERE LUGUBRI E DESCRIZIONI PUNTIGLIOSE. TUTTO IL FASCINO DI ROBERTO CARBONI

di NICOLE VENTURI

Qualcuno si limiterebbe a chiamarla “attenzione”, gli intellettuali sicuramente, la definirebbero “minuzia”, i più incalliti realistici proporrebbero “testardaggine”, ma i veri osservatori la sanno scovare, ed è elementare che il suo nome possa solo essere: ossessione.

Eccola la benzina di Carboni, che grazie al cielo non è stato scrittore prima dell’era digitale, altrimenti invece di accanirsi sui tasti, avrebbe mietuto centinaia di delicate innocenti stilografiche.

Il palazzo delle ombre, secondo episodio della trilogia di PACO, Paul Andrew Cristopher Owen, è un giallo emblematico. Perché del giallo ne è emblema. Eccoli, tutti quegli ingredienti che si leggono sul bugiardino di istruzioni per scrivere un buon libro. Eppure, non rimane incastrato nel corridoio della semantica; il palazzo delle ombre ancora subisce la scrittura noir di Carboni. E per fortuna! Perché è questo stile insidioso e insinuante che riesce a elevare il repertorio di Carboni dalla banalità che rischia oggi qualsiasi genere. Destreggiarsi tra atmosfere lugubri e descrizioni puntigliose dei più nitidi dettagli dei soprusi sui cadaveri, questo è solo l’incipit.

La storia inizia con un elenco d’orrori, quelli perpetrati alla prima vittima. A trovarla è uno sfortunato netturbino, il corpo è stato bruciato, scopriremo, dopo inenarrabili torture che inenarrabili sembrano, ma poi vengono narrate eccome con l’irresistibile narrativa gotica stile Edgar Allan Poe, di chi sa che quando si gioca col nero, è delineando le sfumature che si vince il lettore.

Carboni prende chi legge per il collo, a nulla serva divincolarsi, un po’ per la curiosità di cui si serve il macabro e un po’ per la natura prosaica avvincente, il libro diventa in fretta trappola per i silenziosi amanti della tragedia; ed ecco noi lettori, siamo, a ben vedere, come il netturbino che scopre il cadavere: si copre con un panno il naso per evadere il lezzo pungente ma, anche quando ne capisce la natura, non può distogliere lo sguardo e guarda la rovina in faccia. Sfogliamo, la prossima pagina.

Non è mia particolare premura scendere nei dettagli, perché a dire il vero, io sono una grande fan dell’errore umano, della licenza poetica o di quel nichilismo che rovina un po’ l’intessuta trama. Questo libro è una scaletta ideale, tutto al suo posto, è una battaglia a scacchi in cui ogni pedina sa come occupare il suo spazio. E ancora prima del testo, sono i titoli dei capitoli a subire l’acuta e microscopica visione dello scrittore. Eppure, niente di questa perfetta conduzione, infastidisce, neppure me che le bruttezze troppo belle le soffro. Una sapiente sceneggiatura, ecco cosa è immediatamente percepibile. La scrittura fortemente sensoriale conduce in un viaggio immersivo accompagnato dall’inquietudine delle sinfonie di Giovanni Pierluigi da Palestrina e la scoperta di una Bologna che sembra quasi sotterranea; come se tutta quella disperazione non potesse giungere dove batte il sole. Santa Maria della Vita padroneggia con il Compianto sul Cristo Morto che si fa fedele traduzione delle descrizioni di Carboni; e si finisce spesso, per affogare in quella nauseante puzza, che quasi verrebbe voglia di tapparsi il naso mentre si legge. Noi, d’altronde, a fianco del buon Cialdini, conduciamo l’indagine, e quant’ho sperato che nulla precipitasse in tragedia, anche mentre lottava lui, e insieme io, per divincolarci dalla stretta morsa del male.

A rendere tridimensionale il personaggio, oltre alla palpabile fragilità e inestinguibile caparbietà che si intrecciano in un pregno senso di colpa, per me, è il suo curriculum da psicologo criminale. Quando nel 1969, era ancora considerabile alla stregua di un prestigiatore farlocco, l’analisi delle vittime, degli schemi comportamentali dei carnefici, non risolve solo il caso, ma motiva la crudeltà umana. Così siamo lasciati con una parvenza di soluzione che non giustifica il male ma lo inserisce nei giusti cassetti della consapevolezza.

Attorno a PACO i vecchi punti di riferimento, nel bene e nel male, il Commissario Botti che, prima o poi, si prenderà un pugno assestato come si deve, Ugo che riesce sempre a rivelarsi amico fedele, e Padre Vittorio, che un po’ padre è davvero e ha sempre le mani aperte per il dolore e i dubbi di Cialdini. A completare il quadro, le nuove forti personalità femminili che scorrono nel libro e gravitano attorno a Paul insinuandosi nelle sue fragilità: la madre, antagonista per eccellenza; Beatrice, ritrovamento di una tenerezza rubata e Virginia, quel che forse è più simile a una traduzione di madre.

Paul ha ripreso le forze, l’acume, la sua scaltrezza; ma soprattutto, ha recuperato un po’ dell’energia, oserei dire, della voglia di vivere e vi resta aggrappato con le unghie e con i denti. Vale la pena scoprire chi e cosa attenterà alla sua volontà nel prossimo capitolo.

TRAMA

Una serie di macabri omicidi, antiche confraternite? e un orrore mai sopito. Tra le ombre di Bologna si annida un male che sa di passato e di morte. Un’indagine per Paul Cialdini. Il cadavere di un ragazzo orrendamente seviziato viene rinvenuto sulle scalinate della chiesa di Santa Maria della Vita a Bologna. Questo è solo l’inizio di un incubo. Il sangue di martiri innocenti comincia a scorrere sempre più copioso in un crescendo di diabolica follia. Il giornalista investigativo Paul Cialdini decide di vederci chiaro e inizia così un’indagine che lo catapulterà in un dedalo di simbologie cristiane tra ricerche in polverose biblioteche e a ritroso nei secoli. Dai Flagellanti, all’Arciconfraternita di Santa Maria della Morte e a una loro magione: il Palazzo della Morte. E infine alla Madre dei dimenticati, un antro sprofondato nel ventre del centro storico della città, dove per secoli sono stati nascosti i condannati a morte dal tribunale ecclesiastico, ora teatro di efferati delitti. Roberto Carboni Classe 1968, è nato a Bologna e vive sulle colline di Sasso Marconi. È autore di numerosi romanzi e docente di Scrittura creativa a tempo pieno. Nel 2015 è stato premiato con il Nettuno d’Oro (in precedenza attribuito, tra gli altri, a Lucio Dalla e Carlo Lucarelli), nel 2016 con il premio speciale Fondazione Marconi Radio Days (precedentemente premiati Enzo Biagi, Lilli Gruber). Nel 2017 ha vinto il Garfagnana in Giallo, nella sezione Romanzo Classic. Nel 2018 è stato vincitore del SalerNoir Festival di Salerno. Con la Newton Compton ha pubblicato con successo Il giallo di Villa Nebbia, La collina dei delitti, Il segreto dell’antiquario, Il mistero di Villa Lamento e Il palazzo delle ombre.

 

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