LA PERFEZIONE IN 170 PAGINE
di MANUEL FIGLIOLINI
Tutti noi, forti lettori, abbiamo la nostra classifica di romanzi dell’anno. Ecco questo per me balza direttamente al primo posto, senza lasciare scampo agli altri. Si spinge molto avanti nella sua perfezione.
Intanto, scusate la mia foga, ma sto parlando del nuovo romanzo di Boileau e Narcejac “I vedovi” pubblicato da Adelphi. (NdR il romanzo è del 1970 e dopo apparizioni nei Gialli Mondadori e Sellerio, torna in libreria in questa nuova veste).
I due scrittori francesi Pierre Boileau e Thomas Narcejac ci hanno regalato un romanzo a dir poco, perfetto, senza una sbavatura. Dritto e preciso come un colpo di pistola. Un romanzo che in 170 pagine condensa un noir dal quale non ci si può staccare.
Ma partiamo dal principio, un romanzo scritto in prima persona. Gli autori ci mettono subito nella testa del protagonista Serge Mirkin, ma perché lo fanno? Perché la testa del povero protagonista è il centro di questo romanzo che alterna movimenti, dialoghi e flussi di coscienza che servono a noi lettori per portarci nel punto massimo dell’azione. Ed ecco che gli scrittori si staccano dal protagonista e invece di stemperare questo culmine, invece di farci prendere il respiro, ci tagliano l’aria. Con una precisione quasi sadica.
Il romanzo potrebbe benissimo essere un saggio di psicologia, argomento: la gelosia e chi la vive. Ed è un’esplorazione a tutto tondo dell’uomo, dei suoi pensieri e delle sue fragilità ma anche dei suoi deliri, di una malattia che difficilmente riusciamo ad estirpare. Ed il lettore non può esimersi dall’entrare nella testa del protagonista perché questo vogliono i due scrittori.
Il romanzo è la sintesi della perfezione, pochi romanzi riescono ad essere perfetti sotto tutti gli aspetti. La trama, la suspense, i colpi di scena, la lunghezza, il ritmo e anche il titolo che fino alla fine pone delle possibili radici ma non quelle che erano nell’intenzione degli scrittori.
Nella mia classifica personale, dei loro romanzi pubblicati da Adelphi, sicuramente questo lo metterei al primo posto, seguito da “La donna che visse due volte”. Un romanzo da leggere per capire cosa vuol dire avere un’idea geniale e saperla esporre.
TRAMA
Sappiamo, infatti, che verremo trascinati in un gioco perverso e saremo le consapevoli e appagate vittime di quei due temibili creatori di angosciosa suspense, capaci come pochi altri di tenerci inchiodati alla pagina così come di infliggere un tormento dopo l’altro ai loro protagonisti. Che sono sempre, a ben vedere, uomini – in genere irresoluti, inconsistenti, spesso infantili – che si ritrovano prigionieri di un ingranaggio infernale, al quale, per quanto si dibattano, non riescono a sfuggire. E che, soprattutto, a poco a poco smarriscono la capacità di percepire la differenza tra la realtà e le proprie farneticazioni. E quale sentimento umano si presta meglio a mettere in moto un delirio se non la gelosia? Sarà appunto la gelosia, una gelosia furibonda, autoalimentata, incontrollabile, a condurre all’omicidio il protagonista dei Vedovi – titolo che solo alla fine del romanzo svelerà il suo ambiguo significato. Ma attenzione: l’omicidio non è che l’inizio – il bello deve ancora venire.