SCORCIO DI VITA, POCO GOTICA, MOLTO AUTOBIOGRAFICA
di MANUEL FIGLIOLINI
Non amo le autobiografie. Soprattutto quando parlano della vita dei miei idoli, penso che possano rompere quel muro di cristallo che divide la mia fantasia e l’aura che lo scrittore mi trasmette con i suoi libri. Mi succede sempre, solo con gli scrittori che amo.
Ho comprato d’impulso “Vita tra i selvaggi” di Shirley Jackson perché è tra le mie scrittrici preferite e di lei ho letto tutto. E perché non pensavo fosse un’autobiografia. Forse non l’avrei comprata … Leggerla un po’ mi ha messo inizialmente a disagio. Ma poi ho scoperto lati oscuri che nei suoi romanzi erano presenti ma con minor forza.
In questa autobiografia Shirley Jackson racconta la sua vita nel Vermont e il suo rapporto con i “selvaggi”, i suoi figli e suo marito. La narrazione di questa vita, che la scrittrice conosce benissimo, è fatto con maestria, mettendo in risalto i caratteri che componevano la sua quotidianità. Ma, soprattutto, riesce a mettere in risalto il suo stile ironico e audace, riesce a raccontarci la sua visione di famiglia.
E in questo “vedere”, noi lettori, riusciamo a comprendere come Shirley Jackson prendeva ispirazione nei suoi romanzi e quali erano i dettagli che lei coglieva per poi farli diventare storie gotiche e piene di quelle piccole stranezze che ne caratterizzavano i suoi romanzi.
“Vita tra i selvaggi” è un racconto a episodi pieno d’ironia e sarcasmo, pieno di autocritica e aneddotica. Un corso breve, ma non troppo, che invece di spogliare la scrittrice al lettore, ci porta dentro la sua testa e ci fa vedere quello che lei ha vissuto … regalandoci uno scorcio unico e coinvolgente.
TRAMA
Quando non era impegnata a ideare storie che avrebbero terrorizzato generazioni di lettori, Shirley Jackson conduceva una vita che verrebbe la tentazione di definire ordinaria, per quanto frenetica. Un marito, quattro figli, un cane, un numero imprecisato di gatti, una grande casa isolata nel Vermont: abbastanza per riempire le giornate in attesa del «miracolo serale» – il momento in cui i bambini andavano a letto e il caos si placava per qualche ora. Ma quelli dello scrittore non sono panni che si possano svestire e indossare a piacimento; e se da Conrad abbiamo imparato che chi scrive lavora anche quando guarda fuori dalla finestra, grazie a Jackson scopriamo qui che può farlo persino mentre organizza un trasloco, si prepara a un tardivo esame per la patente, passa una convulsa mattinata ai grandi magazzini, si barcamena tra bambinaie inaffidabili – o addirittura in libertà condizionata –, cerca di gestire un esilarante valzer dei posti letto quando un’influenza colpisce tutta la famiglia.
Traduzione: Monica Pareschi