FELICI DA SOLE, OLTRE IL MITO DELLA COPPIA
di IRENE TORRE
Mi sono imbattuta in questo libro poco dopo aver visto un post di Daniela Collu su Instagram, in cui rispondeva alla domanda:
“Come vivi il fatto di non essere madre?”
con una semplice e disarmante frase:
“In nessun modo particolare. La vita ha deciso per me, mi fido della vita.”
Mi è sembrato subito che tra quella risposta e questo libro ci fosse un filo rosso: l’idea che si possa essere felici anche da sole, anche al di fuori dei ruoli che la società ha immaginato per noi.
Impariamo ad amare attraverso l’esperienza, ma anche attraverso le storie che ci trasmettono modelli e aspettative.
È quindi comprensibile che, per noi — cresciute con Sex and the City e Bridget Jones — restare single sembri ancora oggi una delle peggiori sciagure, o quantomeno una condizione temporanea da cui emanciparsi rincorrendo il proprio Mr. Big.
Ma l’autrice ci mette subito in guardia dal rischio della “storia unica”, della mancanza di pluralità di punti di vista della narrazione romantica. Grasso prova a decostruire il mito della coppia, attraverso dati e soprattutto interviste a donne di età e provenienze diverse, accomunate dall’essersi ritrovate, o forse dal non essersi mai perse, proprio scegliendo di restare single.
Nel testo emerge anche una critica al femminismo tradizionale, che per troppo tempo si è concentrato sulle donne in relazione all’uomo e al loro ruolo di madri, ma raramente si è posto il problema della donna senza vincoli.
Ma essere single significa davvero condannarsi a una vita di ascetismo e solitudine?
Assolutamente no. L’autrice propone un’alternativa: superare il centralismo della coppia monogamica e riscoprire il valore delle reti sociali e affettive, in particolare di quelle “famiglie non di sangue” che chiamiamo amicizie, e alle quali troppo spesso non riconosciamo il giusto valore.
“La tribù ideale dovrebbe essere composta da persone, singole o meno, che sanno ascoltarci, accettarci, nutrirci e condividere con noi una profonda affinità di sentire. Gli inglesi li chiamano kindred spirits.
Per trovarli servono pazienza, uno sguardo attento e un cuore aperto.”
Man mano che leggevo, quel filo rosso intravisto all’inizio si è trasformato in un sorriso di sfida: il sorriso di Morgana (sì, Michela Murgia viene citata più volte), che le donne senza vincoli, considerate “anomalie” dalla società, possono finalmente permettersi di mostrare attraverso queste pagine.
TRAMA
Sebbene il numero delle persone singole sia in aumento in tutto il mondo, le donne senza partner ne´ figli continuano a essere oggetto di curiosita` o di giudizio. La singolitudine non e` considerata un’opzione: anche nei film, nelle serie tv, nei libri, le protagoniste che non hanno un partner immancabilmente lo trovano prima della parola Fine. Quasi che una vita fuori dalla coppia non contenesse potenzialita` narrativa. Quasi che, eliminando la coppia dall’esistenza, non restasse granche´ di significativo. Ma e` davvero cosi`? Convinta della necessita` di controbilanciare questa narrazione stereotipata, Gabriella Grasso ha intervistato scrittrici, giornaliste ed esperte di singles studies dall’Australia all’India, dalla Gran Bretagna agli Stati Uniti, per condividere ricerche ed esperienze personali. Ha poi ascoltato i racconti di una trentina di donne italiane tra i trenta e i sessantanove anni che abitano in grandi citta` o in provincia, che vivono il loro status con consapevolezza e gioia, senza escludere che possa modificarsi ma affrancate dall’ossessione della ricerca. Intrecciando questa polifonia di voci alla propria, l’autrice affronta temi come amicizia, sesso, maternita`, viaggio e spiritualita` per comporre un ritratto della vita “senza vincoli” privo delle tinte fosche della solitudine e dell’inadeguatezza. Perche´ tutte le donne hanno il diritto di dire addio al fantasma del fallimento e a pensarsi libere (e felici).